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Il militare è accusato dell’assassinio di Ronni Moffit, segretaria di Letelier, ex cancelliere cileno in USA

La giustizia cilena ha portato a processo Raúl Iturriaga Neumann, accusato dell’assassinio di Ronni Moffit. Il fatto è avvenuto il 21 settembre 1976, mentre Moffit, insieme al marito e a Orlando Letelier – ex cancelliere cileno negli Stati Uniti – viaggiavano a bordo di un'automobile per le strade di Washington che è poi esplosa. L'attentato venne pianificato ed eseguito dalla DINA (Direzione dell’Intelligence del Cile) su ordine di Augusto Pinochet. 

Paola Plaza González, ministro della corte d’appello di Santiago del Cile, accusa Neumann dell'attentato e della morte di Letelier e Ronni Moffit – ne uscì illeso soltanto Michel Moffit, coniuge di Ronni – essendo lui, in quel periodo, a capo del settore estero della DINA. In una decisione giudiziaria a carico dell’ex militare si legge: “Gli ufficiali cileni in carica nel reparto operativo sin dal principio  hanno consapevolmente deciso di compiere il reato, coscienti anche delle conseguenze e della portata dello stesso, controllandone lo sviluppo e la realizzazione materiale”.

Per il magistrato della Corte d’Appello l’ex militare è responsabile dell’omicidio del cancelliere, motivo per il quale è stato disposto il processo a suo carico. Inoltre, secondo Paola “esistono precedenti a sufficienza” a supporto del piano criminale, si legge in un rapporto da fonti giudiziarie.   

“Nel contesto di un piano sviluppato da agenti della DINA, la cui massima autorità all’epoca era il generale Manuel Contreras Sepúlveda ed il cui capo delle operazioni era Pedro Octavio Espinoza Bravo, con una pianificazione organica, furono attuati una serie di attentati fuori dal territorio nazionale contro la vita di cittadini cileni”, si legge ancora. 

“Per portare a termine il progetto furono attivate diverse attività di coordinamento e riunioni: una prima fase consisteva nel commissionare ad un funzionario della DINA, il capitano Armando Fernández Larios, un viaggio in Paraguay per ottenere dei passaporti che permettessero a lui e ad un gruppo operativo di viaggiare successivamente negli USA; stesse istruzioni ricevette anche  Michael Vernon Townley Welch,  insieme a tutti  i contatti che avevano stabilito con il gruppo cubano, denominato Movimento Nazionalista Cubano, incaricato di pedinare Orlando Letelier del Solar, che all’epoca lavorava all'Institute for Policy Studies”.   

“Il 18 settembre del 1976 tutta la squadra si trasferisce vicino al domicilio di Orlando Letelier per fare una sopralluogo della zona, un’analisi di routine ed un elenco degli spostamenti per poi riferire tutto al tenente colonello Pedro Espinoza Bravo, addetto al controllo dell'operazione che, dopo aver trasferito tutte le  l'informazione ricevute ai vertici, imparti l'ordine di installare un ordigno esplosivo sotto l'automobile dell'ex ministro di Relazioni Estere del Cile”, spiegando così, in maniera chiara e dettagliata, in una sentenza, l'assassinio di Letier e Motif.

“È dimostrato che il 21 settembre del 1976, a causa dell'esplosione provocata da un ordigno esplosivo installato a lato del telaio, nella parte inferiore dell'automobile Chevrolet Chevelle Malibú Classic utilizzata da chi era stato ambasciatore durante il governo di Salvador Allende Gossens negli Stati Uniti, Orlando Letelier del Solar è deceduto mentre era alla guida di questa automobile in una delle vie della città di Washington”, spiega ancora il magistrato González. 

“Di conseguenza  muore anche  la sua segretaria, Rommy Karpen Moffitt, di 25 anni  e di nazionalità statunitense, la quale stava accompagnando Letelier e suo marito, rimasto illeso, Michael Moffit”, ha specificato ancora la funzionaria. 

Il ministro Plaza ha specificato che: In base ai fatti precedenti, acquisiti nel processo, emerge che nel 1976, all’interno della struttura della DINA, c'era un dipartimento 'DINA esterno', formato da un gruppo di agenti preposti alla conoscenza di temi e politiche internazionali, ed un altro che svolgeva compiti operativi esterni. È stata identificata la persona a capo di quest’ultimo gruppo in Raúl Iturriaga Neumann, che all’epoca dei fatti diresse e controlló l’intera operazione”.

Neumann era a carico della DINA “straniera”, quindi ha una responsabilità diretta. L'anno scorso ha cercato, infruttuosamente, di scontare le sue condanne agli arresti domiciliari. 

Foto di copertina: latercera.com

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