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La segretaria al Tesoro ha riconosciuto che il Paese si trova ad affrontare un tasso di inflazione "inaccettabilmente alto" quest'anno

La campagna di sanzioni contro la Russia avviata, a più riprese, dagli Stati Uniti, con al seguito tutti i paesi atlantisti, si sta rivelando più sconveniente e dannosa per Washington di quanto si credeva. A confessarlo è la segretaria al Tesoro americano Janet Yellen che ha ammesso quanto il desiderio degli USA di "punire" Mosca e Vladimir Putin per la sua operazione militare in Ucraina attraverso sanzioni sta portando conseguenze negative per Washington stessa.
"Siamo uniti ai nostri alleati nel voler prendere le misure necessarie per punire la Russia per quello che sta facendo in Ucraina ma ci sono anche degli effetti collaterali per noi", ha detto il segretario in un'intervista su "This Week" di ABC News.
La segretaria al Tesoro ha inoltre ammesso di aver sbagliato a sottovalutare l'inflazione nel 2021 e alla domanda sull'aumento dell'inflazione che deve affrontare gli Stati Uniti e sull'inevitabile recessione, ha risposto che “l’inflazione è inaccettabile alta, in parte a causa della guerra della Russia in Ucraina. Le cause sono globali, non locali”, ha commentato. “E’ improbabile che questi fattori diminuiscano immediatamente". Tuttavia, si aspetta che il tasso di inflazione dovrebbe diminuire nei prossimi mesi, ma sottolinea che "ci sono molte incertezze legate agli eventi mondiali".
E ancora. Janet Yellen ha detto di prevedere un rallentamento dell'economia ma continua a credere che una recessione non sia "inevitabile". "Mi aspetto che l'economia rallenti, è cresciuta a un ritmo molto rapido poiché il mercato del lavoro si è ripreso e abbiamo raggiunto la piena occupazione", ha aggiunto Yellen alla trasmissione “This Week”. "Prevediamo una transizione verso una crescita costante e stabile, ma non credo che una recessione sia inevitabile". Yellen, secondo quanto riporta il Financial Times, ha spiegato che la priorità assoluta del presidente degli Stati Uniti Joe Biden è ridurre l'inflazione. La Federal Reserve ha intensificato la sua risposta in settimana, alzando il suo tasso di interesse principale di 0,75 punti percentuali, una misura di incremento che non si registrava dal 1994. La stessa Banca centrale ha anche posto le basi per una politica monetaria molto più restrittiva nel breve termine, con i suoi vertici che prevedono che i tassi saliranno al 3,8% nel 2023 e la maggior parte degli aumenti previsti per quest'anno. Ora oscillano tra l'1,50% e l'1,75%. Sabato scorso, il governatore della Fed Christopher Waller aveva dichiarato che sosterrà un altro aumento del tasso di interesse di 0,75 punti percentuali al prossimo incontro della banca centrale a luglio se, come previsto, i dati mostrassero che l'inflazione non si fosse moderata a sufficienza. Il presidente della Fed Jay Powell ha affermato che il suo obiettivo è ridurre l'inflazione mantenendo un forte mercato del lavoro. "Ci vorrà abilità e fortuna, ma credo che sia possibile", ha detto Yellen. Altri alti funzionari della banca centrale ieri hanno ripetuto la linea secondo cui la recessione non è inevitabile, anche se recenti sondaggi mostrano che economisti e leader aziendali se ne aspettano una il prossimo anno.

Foto © Imagoeconomica

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