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Draghi incontra Biden a Washington. La Finlandia vuole entrare nella NATO, la Turchia frena

Sembra non avere fine la guerra in Ucraina. Gli interessi degli Stati Uniti non coincidono con la volontà di Kiev che sarebbe disposta a qualche rinuncia pur di arrivare alla pace. Joe Biden vorrebbe invece che le truppe ucraine infliggessero un colpo militare decisivo all’avanzata russa, lasciando poi una “via d’uscita” a Putin. Significativa anche la visita di Mario Draghi a Washington, dove il Premier ha ribadito la vicinanza agli USA e il sostegno all’Ucraina.
Nel frattempo, la paura di un’invasione ha spinto la Finlandia a decidere per l’adesione “con urgenza” alla NATO, dando l’esempio al suo vicino svedese. La Turchia si oppone, perché la decisione sarebbe troppo pericolosa per la sicurezza nell’area, tanto che Mosca fa sapere di non approvare la decisione dei suoi vicini scandinavi e ammonisce l’Occidente del rischio di “scontro diretto tra la Russia e la Nato”.

I piani di Washington e Kiev non vanno nella stessa direzione
Il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, sembra aprire ad un accordo per salvare il salvabile e ritornare alla pace. Ospite a Porta a Porta su Rai1 ha detto di essere “pronto a parlare” con Putin. L’invasione russa “complica la possibilità di condurre trattative” ha detto, ma è pronto a trattare “senza nessun mediatore” e “senza condizioni di ultimatum” da parte russa. Rimangono aperte le questioni dell’annessione della Crimea e dell’indipendenza del Donbass. “L’Ucraina - ha detto il Presidente del Consiglio - non potrà mai riconoscere la Crimea come parte della Federazione Russa”, però  “siamo pronti a parlare con la Russia”, lasciando da parte “questa questione se ostacola le trattative e ostacola un incontro tra i due presidenti”. Mentre per il Donbass “non è possibile parlare di autonomia”. E ha concluso “dobbiamo pensare al futuro della Russia”, anche se “Non credo che Putin riuscirà a salvare la faccia”.

Il Presidente Usa, Joe Biden, vorrebbe invece proprio quello. “Ora mi preoccupa che Putin non abbia una via d’uscita e sto cercando di capire cosa fare a riguardo”, ha detto prima dell’incontro con Draghi. Permettere a Putin di uscirne, ma non vittorioso. L’intenzione di Washington è di costringere il Cremlino a trattare una volta riconosciuto il “fallimento strategico” dell’invasione. Avril Haines, direttrice dell’Intelligence americana, ha detto infatti in un intervento in Senato, “riteniamo che il presidente Putin si stia preparando per un conflitto prolungato in Ucraina, nel quale intende ancora raggiungere obiettivi oltre il Donbass”. Per Haines, Putin vuole conquistare le regioni di Donetsk, Luhansk e Kherson creando poi un corridoio per “arrivare fino in Transnistria” e “siccome sia la Russia che l’Ucraina credono di poter continuare a fare progressi militarmente, non vediamo un percorso negoziale praticabile, almeno a breve termine” ha aggiunto. Per gli Stati Uniti Crimea e Donbass devono rimanere in mano ucraina. A questo servono gli ulteriori 40 miliardi di dollari stanziati per Kiev dal Congresso americano e sempre in questo quadro si è svolto a Mosca l’incontro diplomatico tra l’ambasciatore americano, John Sullivan, e il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov.


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La posizione della Federazione Russa
Le sanzioni dell’Europa e degli Stati Uniti contro la Russia saranno, per il Presidente russo Vladimir Putin, un boomerang che colpirà l’UE con “conseguenze più complesse e irrisolvibili”. “La colpa di tutto questo – ha detto ancora Putin durante una riunione di governo – è solamente delle élite dei Paesi occidentali che sono pronte a sacrificare il resto del mondo per mantenere intatto il proprio dominio globale”. La Russia intanto starebbe reagendo bene alla guerra economica dell’Occidente, ha sottolineato il presidente.
Su eventuali interventi esterni nel conflitto russo-ucraino si è espresso il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, “la Russia sarà pronta a dare la risposta più decisiva a chiunque cerchi di interferire nell'operazione militare speciale”, anche se il Cremlino “cerca di evitare uno scontro diretto tra la Russia e la Nato”. Riguardo alla questione dell’invio di armi dei Paesi NATO a Kiev e sull’addestramento di soldati ucraini e la presenza di mercenari stranieri, Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha ammonito sul fatto che “aumentano la probabilità di un conflitto diretto e aperto tra la Nato e la Russia invece di una guerra per procura”, come finora avvenuto.

Incontro tra Draghi e Biden a Washington
Sull’Ucraina e gli equilibri tra Occidente e Russia è intervenuto anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi in visita a Washington. “I nostri rapporti stretti si sono rafforzati con la guerra in Ucraina”, ha detto all’amministrazione americana, “porto il desiderio di pace dell’Europa”. Questa guerra , per Draghi, è “un attacco al sistema internazionale basato sulle regole che abbiamo costruito insieme dopo la seconda guerra mondiale“. L’Italia sostiene “l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea” e ha già “stanziato 110 milioni di euro per le esigenze di bilancio dell’Ucraina e recentemente abbiamo aggiunto fino a 200 milioni di euro in prestiti. Abbiamo accolto in Italia 110 mila profughi ucraini e abbiamo stanziato 800 milioni di euro per sostenerli”. “Certamente non c’è più un Golia – ha detto Draghi riferendosi alla Russia – quella che sembrava una potenza invincibile si è dimostrata non invincibile”, comunque “non bisogna cercare di vincere, ma cercare la pace”, ed “è importante che sia una pace che vuole l’Ucraina, non una pace imposta”. Biden e Draghi si sono trovati anche d’accordo “sul fatto che occorra continuare a sostenere l’Ucraina e allo stesso tempo fare pressione su Mosca”, ha detto il Premier italiano in conferenza stampa.
Inoltre per Draghi è fondamentale lavorare per attutire le conseguenze economiche della guerra e diversificare l’approvvigionamento delle fonti energetiche. E sul versante della spesa per armamenti, “l’Europa spende più di tre volte in spesa militare di quanto spenda la Russia”, perciò “bisogna razionalizzarla, prima di aumentarla”.
A conclusione della visita, Nancy Pelosi, Speaker della Camera dei rappresentanti ha espresso gratitudine all’Italia per “l’ospitalità data alle truppe americane”, riferendosi ai militari stanziati nel nostro Paese oltre alle basi italiane usate dall’esercito americano.


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Mosca in allerta: la Finlandia aspira alla NATO, ma la Turchia dice no
In Finlandia, il governo ha già deciso per l’adesione alla NATO. Il Presidente e il Premier finlandesi, Sauli Niinisto e Sanna Marin, hanno dichiarato che il Paese “deve presentare domanda di adesione alla Nato con urgenza” e “l’adesione alla Nato rafforzerebbe la sicurezza della Finlandia”. Dello stesso parere è il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. Il 76% dei finlandesi è a favore dell’adesione. La neutralità di Helsinki, durata circa 70 anni, è finita con la guerra in Ucraina. Troppi i timori di essere invasi dal vicino russo con cui condividono 1300 km di confine.
Durante un discorso al Parlamento europeo, il ministro degli Esteri finlandese, Haavisto Pekka, ha detto che “il comportamento imprevedibile della Russia rappresenta un pericolo per l’intera Europa” e “l’invasione russa ha cambiato i parametri di sicurezza europei e finlandesi”. La decisione di Helsinki è “un passo storico per la sicurezza europea” secondo il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel. E tra poco lo stesso passo lo farà la Svezia, altrettanto intenzionata ad unirsi alla NATO. Biden in un colloquio telefonico con la premier svedese Andersson e il presidente finlandese Niinisto, ha rassicurato Helsinki e Stoccolma che la NATO manterrà verso di loro una politica di “porte aperte”.

Ma proprio sull’adesione di Finlandia e Svezia ha espresso parere contrario il governo turco. Le motivazioni sarebbero, secondo Ankara, il pericolo di un allargamento del conflitto con Mosca e il fatto che i due Paesi ospitano miliziani del PKK (organizzazione politica e paramilitare curda).
Ma il vero motivo è il fatto che il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è consapevole che l’ingresso di Helsinki e Stoccolma nell’Alleanza sarebbe un punto di rottura definitivo con Mosca e non consentirebbe alla Turchia di continuare a rivestire un ruolo da mediatore tra Putin e Zelensky. Secondo l’art 10 del trattato atlantico, nuovi Stati possono essere ammessi solo tramite approvazione unanime dei 30 membri. Il no di Ankara risulta perciò determinante, nonostante tutti gli altri Paesi membri siano favorevoli.
La Russia, invece, vede l’adesione finlandese all’Alleanza atlantica come una minaccia alla sua sicurezza. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato a questo riguardo che Mosca “adotterà le necessarie misure per garantire la propria sicurezza”. Secondo Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo, questa mossa causerà “gravi danni alle relazioni bilaterali russo-finlandesi”.

Accordi di difesa reciproca tra Londra e Stoccolma
Mentre la Scandinavia e il Baltico si scaldano, arriva la notizia dell’accordo bilaterale di difesa e reciproca protezione tra Regno Unito e Svezia, siglato dal Primo ministro britannico Boris Johnson e dal suo omologo svedese Magdalena Andersson. L’accordo è un monito alla Russia di Putin, perché “se la Svezia venisse attaccata” la Gran Bretagna interverrà militarmente in sua difesa, ha detto Johnson. Il patto tra i due Paesi rimane “una questione separata” rispetto all’adesione di Stoccolma alla NATO. Johnson e Andersson ritengono che l’intervento russo in Ucraina “ha cambiato radicalmente l'architettura della sicurezza internazionale” e “le relazioni con Putin non potranno mai essere normalizzate”, come spiegato dal portavoce. Il Primo ministro britannico ha fatto sapere che un accordo simile per la reciproca protezione sarà siglato a breve anche con la Finlandia.

Foto © Imagoeconomica

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