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Si accresce sempre di più la tensione tra Usa e Cina. Mentre il ministero della Difesa cinese Wei Fenghe e il capo del Pentagono Lloyd Austin tenevano ieri il loro primo colloquio telefonico scambiandosi opinioni su legami bilaterali, questione di Taiwan, vicende di sicurezza marittima e aerea e situazione in Ucraina, 11 jet militari di Pechino hanno fatto quasi contestualmente un'incursione nello spazio di identificazione di difesa aerea (Adiz) dell'isola. 
Una prova di forza, secondo i dati del ministero della Difesa taiwanese, che ha visto schierati anche due bombardieri H-6 che hanno volato molto vicino al confine di sudovest costringendo Taipei a far decollare i suoi jet. 
Se nella conversazione telefonica il ministro della Difesa americano aveva già ribadito le preoccupazioni di Washington per le provocazioni militari di Pechino contro Taiwan e per le attività di Pechino nei mari e negli Oceani, nei giorni scorsi, ad esempio, è stato siglato un accordo di sicurezza con le isole Salomone, potenziale preludio di una base militare del Dragone nell’arcipelago a nord-ovest dell’Australia ed è ovvio che oggi la situazione è divenuta ancora più incandescente. 
Come se non bastasse gli Usa hanno anche ribadito la posizione espressa dal Presidente Joe Biden nella video chiamata a Xi del 18 marzo, in cui aveva minacciato severe conseguenze se Pechino fornirà assistenza militare o economica a Mosca nel conflitto in Ucraina. 
Ma la telefonata, durata 45 minuti, è diventata un burrascoso colloquio ad alta tensione, stando al resoconto di Pechino.
La Cina ha ribadito un concetto a lei caro agli Stati Uniti cioè quello di “astenersi dall’utilizzare la questione ucraina per diffamare e incastrare o esercitare pressioni su Pechino attraverso le minacce”, respingendo qualsiasi accostamento tra Kiev e Taiwan, l’isola che rappresenta la vera linea rossa dei rapporti bilaterali. Pechino la considera parte “inalienabile” del suo territorio da riunificare anche con l’uso della forza, se necessario. “È una parte inseparabile della Cina, un fatto e uno status quo che nessuno può cambiare” e “se la questione non sarà adeguatamente gestita avrà un impatto destabilizzante sulle relazioni tra i due Paesi”, ha messo in guardia Wei.

Basta "mentalità da guerra fredda" 
Inoltre, stamattina, è tornato ad esprimersi Xi Jinping. Quest’ultimo ha chiesto al Mondo di "lavorare insieme per mantenere la pace e la stabilità", ed è tornato a esprimersi contro la "mentalità della Guerra Fredda" e l'"unilateralismo", con un chiaro riferimento a Usa e alleati. Il leader cinese, intervenuto in collegamento video alla conferenza annuale del Boao Forum for Asia, ha detto la sua evidenziando come si dovrebbe rispettare la "sovranità e l'integrità territoriale di tutti i Paesi", il principio - ha riferito l'agenzia Xinhua - di "non interferenza negli affari interni" degli altri Stati. "La Cina vorrebbe proporre un'iniziativa di sicurezza globale', cioè - ha detto ancora Xi, che va verso il terzo mandato da leader del gigante asiatico - impegnarsi a prendere sul serio le legittime preoccupazioni di sicurezza di tutti i Paesi, sostenere il principio di indivisibilità della sicurezza, costruire un'architettura di sicurezza equilibrata, efficace e sostenibile e opporsi alla ricerca della propria sicurezza a scapito della sicurezza di altri". Nel discorso al Forum in corso sull'isola cinese di Hainan, Xi ha anche ribadito il 'no' alle "sanzioni unilaterali", senza citare esplicitamente quelle occidentali contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina. E ha parlato della necessità di lavorare per stabilizzare le catene di approvvigionamento, sostenendo che l'economia cinese "è resiliente" dopo gli allarmi per gli elementi di incertezza per il futuro. 

Foto: it.depositphotos.com

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