E’ il terzo attacco in una settimana nei territori occupati dal '48. Sabato inizia il Ramadan, si temono provocazioni e tafferugli dei coloni

Nella serata di ieri Dia Hamarsha, palestinese di 27 anni originario di Yabad, un villaggio vicino Jenin (West Bank), ha fatto fuoco a Bnei Brak e Ramat Gan, una cittadina ultraortodossa nelle vicinanze di Tel Aviv uccidendo 5 persone, di cui due ucraini. Dalle immagini diffuse dai social e dai media dell'attacco si vede il giovane - che in passato ha scontato sei mesi di prigione con l'accusa di legami con la resistenza palestinese e vendita illegale di armi - impegnato in una caccia spietata al passante, che è caduto sotto i colpi del fucile mitragliatore, mentre in un lampo gli altri fuggivano disperati cercando di trovare riparo. In base ad alcune testimonianze Hamarsha è arrivato sul luogo dell'attentato in moto ed è stato freddato dopo l’attacco. Insieme ad Hamarsha c'era un altro attentatore che invece è stato arrestato, mentre la polizia è alla ricerca di un possibile terzo complice setacciando le stradine accanto al luogo dell'attacco e le case. Non appena le prime notizie si sono diffuse, il sindaco di Bnei Brak come quello di Ramat Gan hanno chiesto ai cittadini di chiudersi in casa e di non uscire visto che stare all'aperto era molto pericoloso. La tensione nella cittadina ortodossa è ora alle stelle: in una delle strade, luogo dell'assalto ieri notte, si è riunita una folla che ha invocato “morte agli arabi” e 'vendetta'. Quello di ieri è il terzo agguato in una settimana: Beersheva il 22 marzo (4 morti), Hadera il 27 marzo (2 morti). Entrambi rivendicati dall’ISIS. Nei giorni scorsi il premier Naftali Bennett ha innalzato lo stato di allerta e ha invitato i cittadini ad essere vigili. La notte scorsa sono scattati gli arresti: i servizi segreti hanno condotto perquisizioni in diverse località palestinesi dei territori occupati del ’48 (fra cui Um el-Fahem, Nazareth e Sakhnin) e hanno compiuto una dozzina di arresti. Si tratta, è stato spiegato, di sostenitori dell'Isis che rappresentano un pericolo potenziale imminente. Bennett ha convocato ieri sera una riunione straordinaria di sicurezza sulla situazione in atto nel Paese. "Israele - ha detto - si confronta con una ondata omicida di terrorismo arabo". "Le nostre forze di sicurezza operano. Combatteremo il terrorismo con determinazione, caparbia e pugno di ferro. Nessuno - ha aggiunto - ci sposterà da qui. Vinceremo”. Immediata la solidarietà del segretario di Stato USA Antony Blinken. Come immediata è stata la condanna dell’attacco da parte di Abu Mazen, presidente dell’Autorità Palestinese, il cui consenso popolare è ormai ridottissimo. Di tutt’altra opinione sono però i partiti paramilitari palestinesi come Hamas e Jihad Islam che hanno plaudito al gesto: "La lotta armata continua, siano benedette le mani degli eroi", ha detto su twitter Mushir al-Masri, un portavoce di Hamas. Anche gran parte della società civile - vittima oggi, come da decenni, dell’oppressione, dell’occupazione e degli omicidi e arresti arbitrari da parte delle forze israeliane - ha acclamato il gesto e il “martirio”, come lo hanno definito, di Hamarsha. Come detto, la tensione nell’area è alle stelle, specie per le festività di Ramadan che inizieranno il prossimo 2 aprile e vedranno i fedeli musulmani palestinesi riunirsi per pregare, come sempre, nella spianata delle moschee di Al Aqsa, a Gerusalemme. Si temono provocazioni da parte dei coloni e già si vocifera che il parlamentare di estrema destra israeliano, Itamar Ben Givr, passeggerà per la spianata delle moschee giovedì, giorno dell’inizio del Ramadan. Una provocazione in piena regola in quello che viene considerato, oltre che uno dei simboli massimi dell’Islam, il simbolo della Palestina. Un gesto, quello di Ben Givr (ammesso che lo faccia come sostiene), che rimarcherebbe in pieno quella marcia storica e vile fatta dell’ex premier Ariel Sharon il 28 settembre 2000. Una provocazione eclatante che scatenò tutta la furia della popolazione palestinese, oppressa dalle sue politiche segregazioniste, poi esplosa nella famosa “Seconda Intifada”.

Foto: it.depositphotos.com

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