Blaise Compaoré e l’allora capo della sicurezza Hyacinthe Kafando ritenuti i presunti mandanti dell’omicidio dell’ex leader politico e rivoluzionario Thomas Sankara
Lo scorso 8 febbraio è arrivata la richiesta di condanna per Blaise Compaoré (in foto), ritenuto uno dei responsabili dell’omicidio dell'ex Presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara. La Procura militare, in effetti, ha chiesto 30 anni di carcerazione per il possibile mandante dell’assassinio, accusato di complicità in omicidio, attacco alla sicurezza dello Stato e di occultamento di cadavere.
Sankara, icona della lotta anti-coloniale africana, venne ucciso in un colpo di Stato nel 1987 e la sua morte portò al potere proprio Compaoré, il quale rimase al governo per i successivi 27 anni, conclusi nel 2014 dopo un’insurrezione popolare. Compaorè dopo essere fuggito in Costa d'Avorio ha negato ogni responsabilità per la morte di Sankara.
Hyacinthe Kafando, dirigente della guardia presidenziale, si ritiene sia stato invece il capo del commando militare che ha eseguito l’omicidio dell’ex presidente africano. Il processo è stato sospeso fino ai primi di marzo circa per via dell’instabilità politica che il paese sta attraversando in seguito al recente colpo di Stato. A fine gennaio in effetti, il Burkina Faso è stato teatro di un golpe militare che ha costretto alle dimissioni del presidente Roch Marc Christian Kaboré. La giunta militare attualmente al potere, Movimento patriottico per la salvaguardia e la restaurazione (Mpsr), dopo aver sospeso momentaneamente la Costituzione ne ha annunciato il ripristino.
Ancora è lunga la strada per fare piena luce dietro la morte di Thomas Sankara che, lo ricordiamo, fu uno dei pochissimi leader africani che con coraggio lottò per sradicare la povertà, sopprimendo i privilegi della classe agiata e attuando politiche assistenziali. Costruì scuole e ospedali, portò avanti campagne vaccinali, si impegnò per contrastare i processi di desertificazione del Burkina Faso, facendo piantare dai cittadini circa 1 milione e mezzo di alberi. Sankara inoltre, considerando le donne “l’altra metà del cielo”, si oppose alla mentalità maschilista che stava affliggendo il continente africano, e promosse la lotta alla prostituzione che considerava la sintesi peggiore della schiavitù femminile. Egli voleva rendere la sua nazione una terra autosufficiente ed esentata dalle imposizioni forzate del colonialismo, tantoché riuscì a cambiare il nome della propria nazione da Alto Volta a Burkina Faso che significa “la patria degli uomini integri”.
“L’unica cosa che quel nome ci ricordava era il nostro passato da colonia - ha dichiarato Sankara - invece Burkina Faso appartiene alle nostre tradizioni, e ha un significato preciso nella nostra lingua”. Inoltre si rifiutò di pagare il debito estero imposto in epoca coloniale, diventando così il bersaglio delle avversioni dei paesi neoliberisti e portandolo alla morte in un intrigo internazionale. Se le idee di Sankara si fossero diffuse nell’intero continente e avessero ispirato altri leader politici, forse si sarebbe potuto mettere fine alle politiche colonialiste tutt’oggi attuate dall’Occidente, al depredamento delle risorse, alla schiavitù, che per anni e ancora oggi sopprime tutto il popolo africano.
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