Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

“Si rischia lo scontro nucleare” tra potenze

Un fragore improvviso ha scosso l’alta atmosfera. La distruzione del vecchio satellite spia Kosmo-1408 da parte del nuovo missile intercettore russo S-550, avvenuta la scorsa settimana, ha destato scalpore in tutte le nazioni occidentali.

“Si rischia lo scontro nucleare”, ma “gli Usa rimonteranno su Mosca e Pechino” ha annunciato Lawrence Korb, Senior fellow del Center for American Progress, che ha sottolineato come sarà indispensabile sviluppare tre elementi: “le armi necessarie ad essere competitivi… regole e limiti, anche per evitare scontri accidentali… protezione degli usi civili, perché un conflitto nello spazio avrebbe effetti devastanti sulle nostre economie, oltre che sulle vite”.

Dei 7500 satelliti attivi nessuno è corazzato, motivo per cui, scrive Gianluca Di Feo su Repubblica “anche negli Stati Uniti sta cominciando a prendere piede un’idea francese: schierare nello spazio dei bodyguard, che facciano da scudo contro gli aggressori e in futuro li neutralizzino con armi laser… Sette nazioni, tra cui l’Italia, hanno varato un piano europeo per “blindare” le antenne spaziali.

Sembriamo davvero molto attenti a seguire con apprensione questi eventi in cielo, mentre nascondiamo i nostri orrori in terra.

Le provocazioni occidentali contro Russia e Cina aumentano di giorno in giorno: il servizio di intelligence estero russo il 22 novembre ha espresso preoccupazione per l’aggressiva propaganda statunitense che potrebbe incoraggiare il regime ucraino “ad aumentare la sua forza militare nel Donbass”.

Nella giornata del 25 novembre la missione dell’Ocse in Ucraina ha registrato 813 violazioni di cessate il fuoco nella regione di Donetsk, mentre l'esercito ucraino, come annunciato dal quartier generale delle forze congiunte ucraine, ha tenuto esercitazioni delle sue unità corazzate in prossimità dei confini con le autoproclamate repubbliche indipendenti russofobe.

Il 21 novembre, un violento bombardamento ucraino ha colpito infrastrutture civili, tra cui una fabbrica di macchinari industriali e una caserma dei vigili del fuoco di Yasinovataya, città a nord di Donetsk. Quest’ultima è stata centrata da ben tre colpi di obice e fortunatamente 20 pompieri in servizio sono riusciti a trovare riparo nello scantinato. Recentemente inoltre gli osservatori OSCE hanno segnalato la presenza di nuove trincee ucraine scavate nella zona grigia attorno al villaggio Staromaryevka ed il bombardamento sul villaggio Golmovskij, dove 3 civili sono rimasti gravemente feriti. Una totale violazione degli accordi di Minsk, mentre ad essere accusati nella propaganda occidentale sono i “massicci spostamenti di truppe al confine”.

Nel frattempo, secondo la marina ucraina, Kiev ha ricevuto due ex motovedette della guardia costiera americana che sono state ormeggiate nel porto ucraino di Odessa sul Mar Nero.

"Apprezziamo il contributo degli Stati Uniti nel dissuadere l'aggressione armata della Federazione Russa contro l'Ucraina", ha affermato il comandante della marina Oleksiy Neyizhpapa.

Le due nuove barche fanno parte di un pacchetto di assistenza militare all'Ucraina che dal 2014 vale oltre 2,5 miliardi di dollari.

"I nostri alleati farebbero bene a prepararsi ad affrontare uno scenario militare in Ucraina". Queste sono state le parole del ministro degli esteri ucraino, Dmytro Kuleba, rispondendo all’offerta di aiuto arrivata da diverse potenze europee, Francia e Regno Unito in testa, disposte a mandare le proprie truppe nell’ex repubblica sovietica.

Il fatto che la Nato continui ad inviare aiuti militari all’Ucraina, secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che ha parlato al televisivo Channel One, "incoraggia le teste calde a pensare di provare a risolvere il problema del Donbass con la forza in condizioni in cui gli accordi di Minsk sono in stallo, ovvero fare un passo in più verso un nuovo disastro".

Come se il quadro non fosse già abbastanza teso, la scorsa settimana, in prossimità dei confini russi, si sono registrate fino a sei incursioni aeree giornaliere da parte di velivoli da ricognizione dell’alleanza. Oltre agli Stati Uniti, anche aerei dalla Francia e dal Regno Unito hanno sorvolato il Mar Nero.

“I bombardieri strategici dei Paesi membri della Nato, che si sono spinti a volare fino a 20 chilometri dai confini della Federazione Russa, oltre i limiti del consentito, hanno attraversato delle linee rosse" ha affermato Vladimir Putin in una riunione estesa con il collegio del ministero degli Esteri russo il 18 novembre, sottolineando che queste, non vengano minimamente prese sul serio dai paesi occidentali.

Ha poi menzionato i sistemi difensivi schierati in Polonia e Romania, i cui sistemi di lancio mk-41 possono essere facilmente impiegati in funzione di attacco contro la Russia.

Inequivocabile poi a questo proposito la posizione della Germania, che ha recentemente rimesso in servizio il 56° Comando d'artiglieria, con sede nel distretto occidentale di Mainz-Kastel per ospitare entro il 2023 i nuovi missili ipersonici a lungo raggio "Dark Eagle", potenzialmente in grado di raggiungere mosca in 21 minuti.

La Russia ha deciso che non starà più a guardare e “per quanto riguarda l'attività militare della NATO vicino ai confini della Russia”, questa volta Putin ha ammonito l’occidente che il paese reagirà “in modo proporzionato”.

Nel frattempo il nostro paese, trascinato in questa folle propaganda bellicista senza ritorno, oltre ad essere in procinto di disporre di droni armati, di missili cruise dalla gittata di oltre 1000 km che armeranno i sottomarini classe U-212 e le fregate Fremm, continua a far salire i bilanci delle spese militari annuali.

Secondo l’osservatorio Milex, per l’anno 2022 il bilancio della difesa Difesa sfiorerà complessivamente la quota record di 26 miliardi di euro, ben 850 milioni in più rispetto al 2021, quando la spesa si era fermata poco sotto i 25 miliardi. Un aumento percentuale del 3,4% in 12 mesi “e un balzo di quasi il 20% in tre anni”.

Una crescita che è derivata soprattutto dall’acquisto di nuovi armamenti per i quali sborseremo ben 8,3 miliardi di euro; quasi il 14% in più rispetto allo scorso anno.

Ecco dunque il quadro drammatico in cui sono immersi i paesi occidentali mentre i principali giornali evocano il “pericolo imminente” dei detriti spaziali; spettri vacanti atti ad evocare un perenne nemico da cui difendersi. Verrà il giorno in cui evocheremo, come prima minaccia dell’umanità, i sistemi d’arma che stiamo schierando in Europa contro la Russia?

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy