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Schierati 22000 uomini per contenere il tentativo, spinto dai bielorussi, di far attraversare il confine ai rifugiati

Circa quattro mila migranti si trovano bloccati al confine con la Polonia. Da un lato c’è Minsk che li spinge verso quest’ultima, dall’altro c’è Varsavia che risponde con la forza a colpi di lacrimogeni sparati dalla polizia polacca. Il capo dello Stato bielorusso, Alex Lukashenko, viene accusato di utilizzare il loro esodo per punire l’Unione europea per le sanzioni adottate contro il Paese. La Polonia non accetta la provocazione e ha schierato circa 22000 uomini per cacciarli. “Siamo pronti a difendere la frontiera”, ha ribadito anche ieri il ministro polacco della Difesa Mariausz Blaszczak.
Il risultato è un confine sempre più caldo, con la tensione alle stelle e al centro la disperazione di migliaia di rifugiati. La situazione di crisi è tale da sconfinare verso scenari imprevedibili quanto pericolosi. Molteplici i fronti in campo: la Nato, chiamata in causa dall’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, oggi leader dell’opposizione al governo populista di Diritto e giustizia (Pis), attenta a quanto accade e “pronta ad assistere gli alleati”. E poi Mosca che difende e giustifica il governatorato e le politiche di Lukashenko.
Sono mesi che vanno avanti gli sconfinamenti ma mai si erano visti così tanti migranti provare a entrare tutti insieme in territorio polacco come ieri quando al checkpoint di Kuznica è arrivato un fiume di uomini, donne e bambini che camminavano in fila verso il confine “scortati” dalla polizia di frontiera bielorussa. Secondo fonti riportate dal portale polacco di giornalismo investigativo Oko.press, la maggior parte delle persone confluite a piedi verso il confine polacco proveniva da una manifestazione organizzata dai migranti iracheni presenti in Bielorussia.
In serata, poi, una parte della recinzione di filo spinato ha cominciato a cedere. “I bielorussi vogliono provocare un incidente di dimensioni significative, preferibilmente con proiettili sparati e vittime”, ha dichiarato il vice ministro degli Esteri polacco, Piotr Wawrzyk.
Fino a ieri, in attesa della costruzione di un muro vero e proprio, la strategia di push-back indiscriminato, messa in atto dal Pis, aveva funzionato. Ma la strategia non reggerà, data la presenza massiccia di migranti. Lampante è il caso di Kuznica. Qui esercito e polizia polacchi hanno utilizzato lacrimogeni per disperdere i migranti, mentre alcuni di questi hanno provato a sfondare le recinzioni. Tuttavia, c’è anche chi in Polonia continua a dare prova di solidarietà nei confronti di esseri umani usati come pedine di un gioco politico imprevedibile e crudele che al momento coinvolge Varsavia, Minsk e Bruxelles. Dalle luci verdi accese all’esterno delle abitazioni dagli abitanti dei villaggi polacchi di confine per segnalare la propria disponibilità ad offrire soccorso ai migranti, passando per gli appelli firmati da personalità della cultura, c’è anche una Polonia che sembra disposta ad aiutare il prossimo, o quanto meno, pronta ad indignarsi. In una lettera indirizzata al Consiglio d’Europa e al parlamento europeo la premio Nobel per la letteratura Svjatlana Aleksievic, Elfriede Jelinek, Herta Müller e Olga Tokarczuk denunciano la “catastrofe umanitaria” che si consuma ogni giorno al confine.
Varsavia spera di non dover coinvolgere l’UE, contando sulle forze militari spiegate per contenere il tentativo dei rifugiati di oltrepassare il confine con la Polonia.
Intanto il tema della crisi migratoria verrà affrontato “con urgenza” la settimana prossima dai ministri degli Esteri. “Invito gli Stati membri ad approvare finalmente il regime di sanzioni esteso alle autorità bielorusse responsabili di questo attacco ibrido”, ha chiesto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. La tensione è alta, le autorità polacche hanno avvertito che il tentativo dei migranti di entrare illegalmente in Polonia potrebbe sfociare in violenze armate. Un’escalation militare. E a farne le spese sono sempre gli ultimi, gli indifesi.

Foto © Régine Debatty

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