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I familiari discutono la mancanza di volontà politica e l’indifferenza nel fare luce sul caso

L'ex vicepresidente della Repubblica Óscar Denis Sánchez fu sequestrato il 9 settembre del 2020 di fronte alla sua tenuta Tranquerita, nel dipartimento di Concepción. Ciò che ha richiamato l'attenzione in quel momento è stato che il rapimento è avvenuto a soli dieci chilometri da Yby Ya´u, un luogo dove membri della FTC (Forza di Azione Congiunta, formata da esercito e polizia) si erano scontrati una settimana prima con l'EPP (Esercito Paraguaiano del Popolo), occasione in cui persero la vita due bambine che si trovavano nell'accampamento.

Il caso del sequestro di Óscar Denis è unico nella storia dell'EPP, tenendo conto dell'autorità istituzionale della vittima, che ha ricoperto la vicepresidenza - per il Partito Liberale Radicale Autentico (PLRA) - durante il governo di Federico Franco, il quale sostituì Fernando Lugo, sottoposto a processo politico e destituito dalla sua carica- tra il 28 giugno 2012 ed il 15 agosto 2013.

Sono trascorsi 13 mesi dal sequestro di Denis senza che al momento ci siano notizie o informazioni ufficiali su dove si trovi. Neanche il governo di Mario Abdo Benítez ha fornito alla cittadinanza informazioni aggiornate. Si sta lavorando per il recupero in vita, non solo dell'ex vicepresidente, ma anche degli altri sequestrati come l'agente di polizia Edelio Morínigo e l’allevatore Félix Urbieta – quest'ultimo si presume sia in mano a membri dell'Esercito del Mariscal López (EML).

È per questo motivo che le figlie del rapito, Lorena, Silvana e Beatriz Denis, hanno rilasciato all'opinione pubblica una dichiarazione dal titolo: "Dov’è Óscar Denis? 13 mesi senza risposta”.

Si legge nel comunicato: “Da quasi 400 giorni bussiamo alle porte, sollecitando le autorità nazionali ad azioni concrete che conducano al risultato che esige la costituzione nazionale, cioè garantire ed assicurare la libertà di tutti gli abitanti del nostro caro Paraguay. Siamo testimoni ogni giorno dell'incapacità dello Stato di garantire il basilare diritto alla libertà, della mancanza di volontà politica per il ritorno di Papá, Edelio e Félix, dell'indifferenza da parte delle nostre autorità per quanto riguarda il sequestro”.

D'altra parte, hanno sottolineato anche che “in questi lunghi e tortuosi mesi, abbiamo chiesto diverse azioni al governo, abbiamo presentato suggerimenti e domande, come quello di coinvolgere la Croce Rossa Internazionale nella mediazione per la liberazione degli ostaggi. Chiediamo che i tre poteri si uniscano per coordinare una politica statale che miri alla liberazione e al ritorno di Edelio, Félix ed Oscar”.

E ancora: “Il 12 ottobre, saranno trascorsi quattro anni dal rapimento di Félix Urbieta. Edelio Morínigo fu strappato dalla sua famiglia sette anni, tre mesi e quattro giorni fa. Nostro padre ci è stato sottratto un anno e un mese fa. È evidente che quello che sta facendo il governo non funziona. È evidente la follia di ripetere le stesse azioni aspettandosi risultati diversi”.

Infine, hanno affermato: “Abbiamo bisogno e necessitiamo che lo Stato prenda sul serio la lotta contro i criminali che rubano la vita dei loro compatrioti e mettano loro un prezzo. È tempo che il governo agisca e si assicuri che ritornino tutti e tre”.

Manca ovviamente una politica di sicurezza e un'intelligence più attiva da parte del governo per recuperare vivi gli ostaggi, dal momento che il silenzio e l'indifferenza delle autorità sostengono l'idea di chi appoggia la scomparsa della FTC, non solo perché la loro esistenza è incostituzionale, ma anche perché la sua inefficacia e il suo discredito sono assoluti.

Foto di copertina: ultimahora.com

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