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A tre anni dalla prima sentenza, la Camera Federale di Cassazione, con un verdetto non unanime, ha confermato le condanne a carico di Pedro Müller e Héctor Francisco Jesús Sibila, rispettivamente ex direttore ed ex responsabile della sicurezza di Ford Argentina, a 10 e 12 anni di prigione rispettivamente per crimini di lesa umanità commessi contro 24 operai dell’impianto Ford a General Pacheco.
Da una parte, i giudici Alejandro Slokar e Carlos Mahiques hanno confermato le due condanne precedentemente stabilite nel 2018 dal Tribunale Federale di San Martin, mentre Guillermo Yacobucci, il terzo membro della Camera, ha convalidato soltanto la condanna a carico di Sibilla.
La terza condanna confermata dalla Cassazione, in questo caso all’unanimità, riguarda Santiago Omar Riveros, ex capo dell'IV Corpo dell'Esercito, condannato in prima istanza a 15 anni. Su Riveros pesano altre condanne all’ergastolo sia in Argentina che in Italia.
I delitti, considerati di lesa umanità, per i quali sono stati condannati, riguardano la detenzione illegale e torture aggravate contro 24 operai dello stabilimento. In alcuni casi gli operai furono sequestrati sul posto di lavoro e detenuti nel campo sportivo, all’interno della proprietà dell’azienda, dove furono torturati prima di essere trasferiti in altri centri clandestini di detenzione operativi nel circuito repressivo. Nel processo è stato confermato che i dirigenti della compagnia, oltre a provvedere veicoli per i repressori e non solo, si occuparono anche di redigere elenchi con nomi, storie, e perfino fotografie dei loro operai che consegnarono alle forze militari.
Müller era il responsabile dell’attività produttiva dello stabilimento e anche membro del direttivo dell'industria automobilistica Ford Argentina, filiale di Ford Company. Nella pratica, in caso di assenza del presidente del direttivo era Müller a fare le sue veci.
Il presidente di Ford Argentina era Juan María Nicolás Enrique Julián Courard, accusato anche lui, ma deceduto impunito durante il processo, così come Guillermo Galarraga, responsabile delle relazioni industriali. Courard, inoltre, durante il periodo compreso tra 1976 e 1979 fu il presidente dell'Associazione Imprese Automobilistiche (ADEFA) che raggruppava tutti gli imprenditori del settore. Essendo tradizionalmente un ruolo a rotazione annuale, la permanenza della Ford come dirigente evidenzia la posizione di privilegio della compagnia in quegli anni, che vedeva i propri guadagni crescere esponenzialmente.
I manager della compagnia avevano piena consapevolezza delle attività di repressione nello stabilimento, addirittura, nel periodo che i detenuti figuravano come desaparecidos, la compagnia inviava telegrammi alle famiglie esigendo che gli operai si presentassero al lavoro, una manovra da usare come giustificazione per poterli licenziare.
Nel caso di Sibilla che occupava il ruolo di addetto di sicurezza della pianta, si era ritirato dell'esercito nel 62, col rango di Maggiore. Già in 1976, in piena tappa militare della dittatura fu asceso a tenente colonello. Nel 2004 si manteneva in "attività" scendo disposizione dall'Ambasciata degli Stati Uniti.
"La firma ed i suoi alti manager non solo erano a conoscenza e collaboravano con quelle forze che mettevano in campo il terrorismo di Stato, ma erano parte attiva, diretta e coordinata al proposito di improntare una politica di disciplinamento che incrementasse i livelli di produzione", ha detto il giudice Slokar. E ha aggiunto: È un fatto la crisi economica che interessò il settore automobilistico a inizi dei '70, e che colpì anche questa impresa, insieme all'attiva organizzazione corporativa dei lavoratori durante gli anni 1975 e 1976; è così che a partire dal 24 di marzo del 1976 Ford Argentina agì congiuntamente con le forze armate e di sicurezza, al fine di esercitare il potere repressivo contro i suoi impiegati”.
Parte della flotta di veicoli messa dall’impresa a disposizione del regime non brevettati, quindi non potevano essere identificati, specialmente il modello Falco, simbolo del terrorismo di Stato.
La conferma di questa condanna segna un enorme passo in avanti in materia di responsabilità imprenditoriale in crimini di lesa umanità; resta evidente "la politica repressiva all’interno delle fabbriche e la persecuzione di lavoratori e sindacalisti e la collaborazione del settore imprenditoriale nel piano sistematico. Ne derivò anche un beneficio economico grazie alla diminuzione di conflitti lavorativi o corporativi", ha dichiarato Ángeles Rami, il pubblico ministero che guida la Procura di Crimini Contro l'Umanità.
Gli impresari di Ford Argentina sono i primi della lista di condannati per crimini di lesa umanità con condanna definitiva. Il processo contro Marcos Levin, proprietario dell'impresa La Veloz del Norte, si trova ancora in fase istruttoria presso la Corte Suprema. Così come la causa aperta contro Carlos Pedro Tadeo Blaquier, il padrone di Ingenio Ledesma, essendo che la Corte, alcune settimane fa, non ha accolto i ricorsi presentate dalla difesa dell'accusato e quindi il processo segue il suo corso. In tutto sono 30 i procedimenti per definire le responsabilità di impresari nell’azione repressiva della dittatura durante la dittatura militare. Dei civili sotto processo, un sette percento sono impresari.
Nel frattempo, la casa madre Ford continua a non rilasciare dichiarazioni al riguardo.

Foto di copertina: izquierdaweb.com

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