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In quei giorni - e sono già passati due mesi- eravamo abbattuti per la notizia della sua scomparsa e oggi vogliamo ricordarlo nelle nostre pagine: gli rendiamo omaggio e non è facile accettare che sia assente, fisicamente. Ricordiamo tante vicende vissute insieme, sia personalmente che nel lavoro, come attivista e come difensore della sovranità nazionale e dei diritti dei cittadini, il suo amore per la madre terra che non poche volte lo fece piangere. E dobbiamo rialzarci perché la lotta continua. La sua lotta, i suoi ideali, le sue parole, i suoi insegnamenti fanno parte delle nostre vite, come giornalisti e, di fatto, anche di quelle degli appartenenti del Movimento Artistico e Culturale Our Voice, con i quali ha sempre condiviso momenti indimenticabili lasciando, in ognuno di loro, segni indelebili, ispirati alla vita e all’amore, alla libertà e alla giustizia.
In quei giorni, poco dopo avergli dato l’addio nel Cimitero del Buceo, un editoriale pubblicato dal quotidiano El País, firmato dall’avvocato Leonardo Guzmán, ha fatto si che la figura di Enrique Viana acquisisse maggior valore (ancora una volta) riconoscendolo come un essere unico che ha seminato etica e valori in diversi ambiti, senza defraudare o generare false aspettative.
Quindi rileggendo l’editoriale di Guzmán a due mesi dalla sua scomparsa non abbiamo esitato un istante nel decidere di condividere questo profondo scritto su Enrique con i lettori di Antimafia Dos Mil, perchè farlo è dargli il posto che merita, in una società in cui il suo apporto non è stato debitamente riconosciuto. Lo scritto di Guzmán ha un timbro proprio come di un avvocato, la cui profonda visione su Viana non conoscevamo ancora. Congratulazioni e grazie.

Il magistrato verde

di Leonardo Guzmán
“Il 25 maggio è morto Enrique Viana Ferreira. Paradosso o simbolo? A pochi metri si trovavano le Procure penali fino a che non le hanno trasferite nel bunker di Cerrito e Misiones. È qui che è venuto a prenderlo la barca di Caronte, proprio a lui, che quattro anni prima ebbe la nobiltà d’animo di rinunciare alla sua lunga carriera di Procuratore Nazionale solo per obbedire alla sua coscienza”.
“Non accettò contraddire la sua convinzione che fosse anticostituzionale trasformare la Procura di Corte in Servizio Decentralizzato - come OSE o le Poste- , era incostituzionale ridurre il Potere Giudiziario ed era inaccettabile un Codice di Procedura Penale che sostituiva la sentenza con accordi a parole stipulati tra agenti fiscali sottoposti ad indicazioni precise”.
Essendo Procuratore specializzato in Diritto Civile prese molto sul serio la competenza nazionale che la legge concedeva al suo incarico. Applicò la sua infinita energia nel sostenere valori collettivi in La Teja, sul fiume Rio in Uruguay o dovunque fosse. Sentì come proprio il dovere etico-giuridico di difendere ciò che l’art. 42 del Codice Generale di Procedura chiama “gli interessi diffusi”, seppure in modo limitato, perché l’ambiente e le vibrazioni culturali e storiche sono molto più che interessi: impongono ideali. Inoltre quegli ideali non sono diffusi ma concreti, e come danneggiano e fanno soffrire quando si eclissano!!!
“Basandosi su questo criterio, senza invocare un master o un post-laurea, Viana si cimentò nel combattere le industrie di cellulosa, le miniere a cielo aperto, le industrie inquinanti e tutto quello che poteva degradare l’ambiente. Ecco perchè fu battezzato il Magistrato Verde”.
“Dovremo ricordarcelo man mano che scivoliamo nella stanchezza, nell’automatismo e, una volta schiarita l’oscurità, ci illumini e ci ispiri la sete di spontaneità e vita.
“Senza dubbio Viana ha lottato per molto di più”.
“Ha difeso la libertà contro le imposizioni e la piena indipendenza tecnica dei Procuratori. E ha sofferto molti disagi per questo. Li ha affrontati con la forza di chi, prima di reclamare la libertà fuori, ha costruito un suo arbitrio dentro di sè, senza supporti o vincoli. Avendo occupato la carica di Ministro dell’Educazione e della Cultura ai tempi del Dr. Jorge Batlle, e avendo dovuto separare tale ruolo da quello di Procuratore di Corte dell’epoca, personalmente vedo Viana come uno dei migliori indicatori di rotta concettuale, senza chiedere nulla in cambio”.
“Sosteneva che ogni Procuratore era nello stesso tempo anche Pubblico Ministero, perchè era e doveva essere curatore del Diritto”.
“Quando iniziò la lotta come avvocato privato non cambiò posizione. Brandiva le sue tesi come i rami forti di un sistema giuridico che chiedeva di essere unificato in congruenza”.
“Cittadino che pensava con la propria testa e che abbracciò militanze che lo portarono al suo sacrificio”.
“Ci lascia la prova concreta di quanto si eleva e serve la persona che, in qualsiasi professione, pensa con la sua testa senza sottomettersi a paradigmi rigidi, senza sclerotizzare l’io”.
“Ci lascia testimonianza di quanto vale la razza inestinguibile di coloro che credono nel Diritto, che negano il suo relativismo economico o sociale e si votano alla giustizia, alla legalità e alla persona, al di sopra dell’ideologico ed oltre ciò che possano aver votato”.
“Ci lascia la luce dell’uomo che, per esercitare il Diritto dal proprio essere e dall’anima, assume pienamente la grandezza e la perennità di ciò che passa per le sue mani, che sono sempre transitorie.

(Il dottore in legge Leonardo Guzmán scrive un encomio a Viana ed una difesa della Repubblica, del diritto e della necessità di pensare con la propria testa) (Estratto da El País)

Foto di copertina: cronicasdeleste

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