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“In Colombia c’è qualcosa di emblematico. Tutti convivono con la memoria della morte, qui vogliamo costruire una memoria di speranza”. È la fotografia che scatta del suo quartiere il leader giovanile Llorchi della comuna ‘La Sierra’, uno dei barrios più poveri di Medellin. Un luogo che negli anni Duemila ha dovuto affrontare l’invasione dei paramilitari delle Autodefensas e che oggi è chiamato a fronteggiare la pandemia di Covid-19. Il virus che in Colombia ha già oltrepassato i 4 milioni e mezzo di casi e i 116 mila decessi.

Chiuso per lockdown il Colegio Maestro ‘La Sierra’, la principale scuola del barrio, la comunità si è appoggiata al centro Juvenil San Leonardo Murialdo, un oratorio gestito dai padri giuseppini del Murialdo e dai volontari italiani di Engim. Qui i ragazzi, soprattutto i più giovani e i meno abbienti, hanno uno spazio in cui possono ritrovarsi tutte le mattine per fare i compiti. “Possiamo dire che la comunità si è appropriata di questo spazio poiché così possiamo strappare i bambini dalla strada e offrirgli un luogo sicuro per socializzare e stare assieme” - afferma Llorchi.

A ‘La Sierra’, così come in tanti altri quartieri popolari di Medellin, in pochissimi dispongono di un computer oppure di una connessione internet, motivo per cui il governo colombiano ha preferito puntare, piuttosto che sulla didattica online, sulla strategia dei ‘compiti a casa’. Ogni settimana i bambini ricevono degli esercizi da svolgere che devono poi spedire ai professori per la correzione. Ci tiene a ribadirlo lo stesso leader giovanile de ‘La Sierra’: “Quando è iniziata la pandemia, quasi tutti gli studenti del barrio si sentivano spaesati. Erano senza lezioni e rischiavano di perdere l’anno scolastico, così noi abbiamo scelto di essere un collegamento con le scuole”. Ogni giorno, i volontari italiani e colombiani contattano direttamente i professori per ricevere il pdf dei compiti, li stampano, aiutano i ragazzi a risolverli e poi li rispediscono. Tutto grazie a WhatsApp. “Il nostro obiettivo - prosegue Llorchi - è riuscire a convincere il maggior numero possibile di bambini a proseguire il percorso scolastico anche in questo periodo di pandemia”.

Il centro giovanile di San Leonardo Murialdo non è solo una seconda scuola ma anche una nuova casa per tutti i ragazzi de ‘La Sierra’. “Tentiamo di coinvolgere l’intera comunità nelle nostre attività. Abbiamo organizzato serate di cinema, un corso di boxe con una palestra creata da noi e molte feste popolari nella chiesa del nostro quartiere” – afferma il giovane leader sociale de ‘La Sierra’.

Togliere i bambini dalla strada significa anche strappare i futuri adolescenti dalle mani della criminalità organizzata che a ‘La Sierra’, come in molte altre comunas di Medellin, continua a dettare legge. Ed è proprio la storia criminale della città di Pablo Escobar ad aver fatto nascere il business del ‘narcoturismo’ con veri e propri tour organizzati per portare i turisti nei luoghi simbolo della serie ‘Narcos’. Dai 20 ai 100 dollari per visitare ‘La Catedral’, la prigione dov’è stato rinchiuso il Patron del cartello di Medellin, la tomba di Escobar al cimitero Montesacro di Itagüí oppure il quartiere ‘La Milagrosa’ conosciuto da tutti come ‘barrio Pablo Escobar’, perché il boss della cocaina fece costruire 3600 abitazioni quando si candidò alle presidenziali del 1982. Un turismo in rapida espansione che è arrivato anche a ‘La Sierra’, merito dell’omonimo documentario di Scott Dalton e Margarita Martinez sul conflitto scoppiato nel barrio tra il gruppo di paramilitari del Bloque Metro delle AUC e il Bloque Cacique Nutibara controllato da Diego Fernando Murillo detto Don Berna (che in seguito diventerà il capo del cartello del narcotraffico ‘Oficina de Envigado’).

“I turisti hanno iniziato a visitare ‘La Sierra’ per morbosità, solo per vedere se ciò che hanno visto sul film è realmente avvenuto oppure no. Il narcoturismo crea una pessima immagine del nostro Paese perché in qualche modo modifica la nostra memoria storica. I turisti vengono con la curiosità malsana di visitare i luoghi di Medellin legati a Pablo Escobar ma se noi colombiani li fomentiamo vendendo magliette con il suo volto oppure offrendo narcotour” - spiega Llorchi.

Questo è il motivo che ha spinto la comunità de ‘La Sierra’ ad offrire un nuovo genere di tour ai turisti. Non per riaprire la ferita delle violenze perpetrate nel quartiere dai paramilitari ma per guardare al futuro con nuova speranza. “In questi quartieri, il turismo aiuta lo sviluppo non solo economico ma anche sociale attraverso la riappropriazione degli spazi pubblici – spiegano i referenti del progetto dei muraldini nel barrio – per questo noi vogliamo offrire qualcosa di nuovo a chi viene a trovarci”. Dal 2015 è possibile arrivare a ‘La Sierra’ attraverso il MetroCable, il sistema di funivie ideato nel 2004 per collegare in modo gratuito i quartieri più periferici e poveri al centro della città. Ed è stata proprio questa nuova forma di trasporto pubblico ad aver profondamente trasformato ‘La Sierra’.

I muri delle abitazioni sono stati decorati da murales disegnati da giovani writer del quartiere, è stata costruita una finca produttrice di caffè artigianale oltre al ‘Colegio Maestro’ e sempre più turisti hanno iniziato a salire l’enorme scalinata che, oltrepassando case e piccoli negozietti, conduce al belvedere posto in cima collina.

Ai turisti che visitano il quartiere non viene regalata la fotosegnaletica di Pablo Escobar, come accade in molti ‘narco tour’ a Medellin. A tutti viene offerta una bottiglietta con un po' di terra de ‘La Sierra’.

Un modo come un altro per dire che ‘la Sierra es otro cuento’.

La Sierra è un’altra storia.

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