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"Patio 29" dove si trovano le vittime del regime di Pinochet

Il negazionismo della classe militare ha impedito gli sforzi per riconoscere i NN (Non identificati)

La memoria è uno dei meccanismi di ricostruzione culturale che permette il mantenimento dell’identità collettiva. Vogliamo rendere comprensibile, da una prospettiva molto semplice, come la memoria attivi la (ri)costruzione del ricordo all’interno di un luogo ideologicamente codificato: in questo caso la necropoli, ovvero il Cementerio General de Santiago (C.G.S), in particolare il quello che si chiama “Patio 29”, un terreno che accoglie i corpi di coloro che furono assassinati durante la dittatura in Cile nel periodo che va dal 1973 al 1990.
Per questo motivo ci siamo recati in questo luogo insieme ad un gruppo di attivisti sociali. È un luogo dove si respira dolore da tutti i pori. Abbiamo raccolto le testimonianze di persone che tentano di visitare i propri defunti, con la speranza che tra i 1000 NN vi siano sepolti i corpi dei propri cari: il padre, il nonno, il marito, ecc.; e quanto è terribile il dolore dell’incertezza e dell’impotenza nel non poter conoscere il punto esatto dove sono seppelliti i loro resti, e così si aggrappano a questa possibilità. Il loro dolore è aumentato dal fatto che i loro cari non potranno mai avere giustizia, dato che la legislazione cilena non contempla il delitto di scomparsa forzata o sequestro se non si trova un corpo che costituisce il reato. Quindi il negazionismo dei militari, della destra, del potere economico e del potere giudiziario complice, ha impedito gli sforzi per il riconoscimento dei NN, per evitare futuri processi giudiziari futuri; questo è qualcosa di inaccettabile e spregevole.
Il “Patio 29” del Cimitero Generale, attuale Patio n° 162, è un chiaro esempio della procedura portata avanti per occultare i corpi e le identità dei detenuti, scomparsi e giustiziati politici della dittatura di Pinochet.
Il “Patio 29” iniziò ad essere utilizzato sin dal 1953 e grazie al sistema di reimpiego, fu disponibile per l’anno 1973, data a partire dalla quale è iniziata la sepoltura delle persone classificate come NN o sconosciute, alcune delle quali è emerso corrispondere a detenuti scomparsi e giustiziati politici, durante il regime militare.
Le indagini iniziarono nel 1979 quando alla Curia della Solidaridad iniziarono ad arrivare le prime denunce per esumazioni illegali effettuate in detto cimitero.
Nel 1981, per decisione della Procura Militare di Santiago, è stata notificata alle autorità del Cimitero Generale, il divieto di cremare, esumare o traslare le persone sepolte come NN nel “Patio N° 29”.
Il “Patio N° 29” non è stato riutilizzato per nuovi interramenti e conserva la maggior parte delle croci istallate tra gli anni 1970 ed il 1980, croci che segnalano le 2.843 sepolture presenti.
Alcune delle tombe del “Patio N° 29” segnalate come NN, furono l’unica pista che ha permesso ai famigliari ed alle autorità, di ritrovare i corpi dei detenuti scomparsi e dei giustiziati politici, e di dare inizio alle indagini per la loro identificazione.


tomba di victor jara c claudio rojas

Tomba di Víctor Jara © Claudio Rojas


Il patrimonio culturale associato alle violazioni dei diritti umani avvenute durante il regime militare, comprende sia le strutture di detenzione sia i siti di sepoltura delle vittime.
Una delle testimonianze più importanti fu quella di Roberto Lelo che partecipò alle sepolture. Successivamente si aggiunsero altre voci, tuttavia altre furono messe a tacere mediante minacce.
“Al principio è stato difficile. C’era gente che non voleva parlare. Poi, piano piano, hanno iniziato ad avere fiducia. Nonostante ci fosse stato un problema iniziale: infatti, proprio il giorno che sono arrivato con il mio staff al Cimitero Generale, mi hanno subito comunicato che non volevano essere ripresi perchè avevano ricevuto delle intimidazioni. All’inizio erano presenti solo cinque o sei seppellitori, tra i quali una donna, due dei quali se ne sono subito andati. Ho avuto paura. Ma piano piano hanno iniziato a dire: basta con la paura. Abbiamo paura da 17 anni”,racconta.
Molti sono stati seppelliti senza vestiti ed il tempo ha reso i resti irriconoscibili. I medici legali impiegheranno mesi per l’identificazione. Le ossa di un uomo trovate nel 1990, in un sito che apparteneva all’esercito, vicino a quelle di due prigionieri scomparsi, non sono state mai identificate e rimangono nel deposito dei cadaveri. “Non ci daremo per vinti finchè la scienza non li identificherà” ha affermato l’avvocato Rose Marie Bornand della Procura della Solidarietà della Chiesa Cattolica.
Davanti al “Patio 29” si trovano, all’interno di una recinzione, le tombe del cantante Víctor Jara ucciso dai soldati dopo avergli mozzato le mani, quella di Pablo Neruda e di sua moglie Matilde Urrutia. L’avvocato Pamela Pereira, che rappresenta i querelanti, cammina nervosamente sul posto. Suo padre, prigioniero e scomparso, potrebbe trovarsi tra i resti che stanno riesumando.
“La maggior parte delle vittime è morta in spedizioni punitive perchè camminavano durante il coprifuoco, in fabbriche o quartieri della periferia”, sostiene Bornand. È probabile che vi siano vittime anche nello Stadio Nazionale, convertito in campo di concentramento in seguito al golpe. Il corpo dello statunitense Charles Horman, fucilato nel 1973 nello stadio perchè sapeva troppo riguardo l’intervento nordamericano nel colpo di stato, si trovava lì, prima che i suoi resti fossero trasferiti in Europa, questo in base al romanzo e al film “Missing”.
I morti arrivavano nei camion. “A volte due o tre camion al giorno” ha dichiarato uno dei seppellitori al giornale La Nación. “Durante l’esumazione è possibile trovare ,sicuramente più di un braccio o di una gamba che non ha nulla a che vedere con ciò che è nella cassa. Molta gente è stata mutilata”, ha aggiunto. La Commissione Verità e Riconciliazione, che ha redatto una relazione sulle violazioni dei diritti umani perpetrate durante la dittatura, ha identificato 18 di queste vittime, tra le quali il cadavere mutilato del leader del Movimento di Sinistra Rivoluzionaria, Bautista Van Showen.
Questo luogo di memoria e dolore è una icona dell’impunità; da un lato i poteri forti non vogliono che vengano identificati i corpi, dato che questo porterebbe a nuovi processi contro i militari, dall’altro i parenti, che non sapevano nulla dei loro cari e, che si rifugiano qui con la speranza o con il desiderio che possano trovarli, anche se con il tempo molti si sono stancati o si sono allontanati. Ma all’interno di un gruppo di lottatori e ribelli che hanno sofferto gli orrori della dittatura, direttamente o indirettamente, si è organizzata una crociata per preservare questo luogo di storia e di dolore, affinchè serva da testimonianza per le generazioni future delle orribili aberrazioni che sono state vissute in quel periodo.

Fonte: monumentos.gob.cl

Foto di copertina: imagenesparamemoria.com

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