Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

“Da quando i Benetton si sono insediati in Patagonia, le comunità circostanti sono state vittime di una politica repressiva quotidiana. Corsi d’acqua avvelenati, ospedali e scuole chiuse e sfratti continui. Questi sono i crimini umani e ambientali che la multinazionale Benetton continua a perpetuare da oltre 30 anni nella regione argentina". Parole di denuncia chiare e dirette quelle lanciate contro la sede del gruppo Edizione (di proprietà Benetton) dal giovane attivista Dennis Pinzone, del Movimento Internazionale Our Voice, che lo scorso 14 agosto insieme ad altri manifestanti si è unito alle urla rivoluzionarie che hanno svegliato la città di Treviso. Durante l’evento, organizzato e promosso da Red Internacional en defensa del pueblo Mapuche, Food Not Bombs Padova, Comitato no terza corsia A13 e il Movimento Internazionale Our Voice, sono state trattate diverse tematiche.
Il sit in si è tenuto proprio nel giorno del terzo anniversario dalla caduta del Ponte Morandi (avvenuta lo scorso 14 agosto 2017). Sono state 43 le vittime del crollo e 66 le persone ferite: dopo 3 anni di indagini complesse e delicate, il prossimo 15 ottobre avrà inizio il processo in udienza preliminare e tra i 59 imputati ci sono anche due Società di proprietà dei Benetton al tempo della tragedia.
Prima di tutto si è parlato delle vittime del Rana Plaza. In effetti, era il 2013 quando a Dacca in Bangladesh è collassata la fabbrica tessile che produceva tessuti per Benetton, Mango, Primark, Walmart e molti altri marchi occidentali, provocando 1134 morti e più di 2500 feriti. La struttura era famosa nel territorio per la totale inesistenza di misure di sicurezza e tutela per i lavoratori. Benetton ha sempre negato di avere delle responsabilità in questo tragico evento. La famiglia trevigiana, così come gli altri marchi dell’abbigliamento, ha donato 1,1 milioni di euro a titolo volontario di risarcimento al fondo Rana Plaza donors trust fund: una cifra che non è stata affatto ritenuta sufficiente da parte di diverse associazioni.


2


La mano imprenditoriale della famiglia veneta è arrivata a toccare diversi paesi in tutto il mondo. Uno dei suoi maggiori business è la produzione di lana in Patagonia, la più grande regione per estensione dell’Argentina, nella quale sono noti i problemi che la famiglia italiana ha con la popolazione locale.
“Siamo qui per ricordare, ma anche per lottare. Chiediamo giustizia per tutte le operazioni che si stanno sviluppando da diversi decenni in Argentina, dove l’accaparramento delle terre da parte dei Benetton, nei territori dei Mapuche, ha provocato morti, allontanamento di famiglie, disgregazioni di comunità, ma soprattutto persecuzione contro chi tentava di opporsi e uccisione di attivisti come Santiago Maldonado, ha raccontato Geraldine Diaz della Red Internacional, una delle organizzatrici del sit-in. Il giovane Maldonado era un cittadino argentino che l’1 agosto 2017 si trovava nei pressi della comunità mapuche di Cuzamen per sostenere il recupero territoriale mapuche contro i Benetton.
“Quella mattina si è verificata una grandissima repressione da parte della polizia argentina, durante la quale la polizia esplose diversi colpi di arma da fuoco contro le persone presenti. Da quel giorno Santiago sparì per 78 lunghi giorni, durante i quali, i controlli e le ricerche dei volontari coprirono da cima a fondo l’intera zona, meno la tenuta dei Benetton”.
La strana “coincidenza” del caso Maldonado non si limita tanto all'assurda sparizione, bensì al ritrovamento del cadavere. Infatti, il corpo senza vita è stato rinvenuto in prossimità di un fiume (già più volte setacciato) lo stesso giorno in cui il giudice aveva dato il via libera per procedere con la perquisizione nella tenuta dei Benetton. A distanza di 4 anni dall’omicidio del giovane sono ancora molte le zone d’ombra sul caso. Secondo le dichiarazioni di molti attivisti e associazioni nella vicenda potrebbe addirittura essere coinvolta la famiglia trevigiana: “Compagni e compagne che erano presenti testimoniano che il giorno in cui si verificò l’azione violenta da parte della polizia, che portò alla morte del giovane, erano presenti camionette con il logo “Compañías de Tierras Sud Argentino” (il nome della compagnia argentina dei Benetton)”, ha affermato la Diaz. Tuttavia, le indagini giudiziarie non hanno ancora portato a nessun accertamento in questo senso.
Purtroppo quello di Maldonado non rappresenta un caso isolato, perché attivisti, giornalisti e oppositori politici, soprattutto giovani, vengono uccisi ogni giorno in varie parti del Sud America e i loro nomi scompaiono in una lista infinita di vittime per cui non verrà mai fatta veramente giustizia. 


1


Il popolo Mapuche da centinaia di anni conduce una resistenza storica ed esige la restituzione delle terre occupate in principio dallo stato Cileno e Argentino tramite campagne di repressione (avute luogo dal 1852 al 1883) e successivamente dalle Multinazionali come Benetton e molte altre. “Oggi, siamo qui per portare il nostro messaggio dalla fine del mondo”. Questa è stata una delle frasi più volte pronunciate durante tutto il corso del presidio. In effetti, le richieste di aiuto dei popoli originari, nella maggioranza dei casi, rappresentano “voci nel deserto”, a cui tutta la comunità internazionale risponde da decenni con un sordo e gravissimo silenzio mediatico ed istituzionale. Un silenzio di cui è complice, purtroppo, anche il nostro Paese.

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy