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La prima volta che ho sentito parlare di Enrique Viana è stato attorno all'anno 2000, quando insieme a Daniel Amaral siamo andati a trovare i residenti di La Teja (Montevideo), per scoprire cosa stavano vivendo i bambini di quel quartiere. Era stata segnalata una contaminazione da piombo. Non potevamo credere che ciò stesse succedendo in Uruguay. Diverse le ipotesi avanzate dalla stampa: che i bambini non si lavavano le mani, che c’erano delle fonderie, ecc. Una persona del luogo ci ha parlato di un pubblico ministero che aveva denunciato l’ANCAP (società statale in Uruguay), perché il problema reale riguardava la produzione di nafta con piombo.
Solo un uomo, dello Stato, sembrava parlare e prendere posizione sulla vera causa dell’esposizione al piombo a La Teja.
Qualche anno dopo abbiamo incontrato personalmente quest’uomo, schierato in diverse battaglie, sempre impegnato e cercando dal proprio ruolo di funzionario dello Stato, di adempiere alla propria funzione: difendere la popolazione, agendo d’ufficio. Lo abbiamo visto fare causa allo Stato contro la firma di contratti di investimento che permettevano l'installazione di grandi impianti di cellulosa, contro la "legge a favore della mega miniera", contro i contratti che includevano clausole di riservatezza che avrebbero prodotto forte inquinamento all'ecosistema e alla salute della popolazione. Questo gli è valso l’essere chiamato "il pubblico ministero verde". Avrebbero dovuto chiamarlo "il pubblico ministero onesto", "il pubblico ministero coraggioso" o semplicemente "un autentico pubblico ministero”.
Nel 2015, a seguito dei procedimenti intrapresi da Viana contro le grandi imprese multinazionali, fu trasferito dal Tribunale Civile alla Procura dei Minori, per aver causato allo Stato costi non necessari. Non necessari?
Coerente con i propri valori e convinzioni, nel 2017, a seguito dell'approvazione del nuovo Codice di Procedura Penale, e visto il suo disaccordo con esso, rinunciò al suo incarico pubblico, subendone tutte le conseguenze possibili e immaginabili.
Ma c'è soprattutto qualcosa che rende quest’uomo trascendente in tutti i sensi: il suo aspetto più umano, la vera vicinanza alle persone.
Se si fosse limitato alle funzioni del suo incarico, lottando per il bene dalle persone in generale, come di fatto faceva, già così sarebbe stato una gran persona e un uomo coraggioso. Ma no, lui non è rimasto seduto dietro la scrivania, limitandosi a svolgere il suo incarico, no, ma di fronte ai grandi temi che lui considerava negativi per tutta la popolazione, scendeva in strada, andava nei quartieri di Montevideo. Nei paesi dell'Uruguay. Andava di paese in paese, di quartiere in quartiere, parlando con gli abitanti, rispondendo una e un'altra volta alle stesse domande, consigliando una e un'altra volta su diverse tematiche, come inquinamento, contratti di investimento e lo stato indifeso dei cittadini di fronte a questi, la mega miniera, i diritti della cittadinanza e altri temi.
Sempre con la sua voce grave e profonda, con il suo sguardo un po’ timido, ma allo stesso tempo pieno di passione nel trasmettere, parlare, senza tecnicismi, traducendo il complesso linguaggio legale nel linguaggio del vicino, degli abitanti, delle persone che, come me, non studiano leggi, perché fanno o studiano altre cose. Sempre rispettoso dell'altro.
Questo è quello che, dall'antimafia, consideriamo come almeno una parte dell'Educazione alla Legalità.
Non ho mai visto in quest’uomo un atto di arroganza, di fastidio nel dover rispondere a una domanda reiterativa, o di eludere un invito ad un incontro esplicativo su qualche argomento, mai.
Enrique Viana ci ha lasciato, e la sua assenza suscita in noi profondo dispiacere, ma è uno di quegli uomini che lasciano un'impronta indelebile che non si cancellerà. È una di quelle persone che, solo conoscendole, seminano la speranza che una società più giusta e felice è possibile, se solo cerchiamo di lavorare per il bene di tutti.
Sono sicura che esistono moltissime altre storie di persone che lo hanno conosciuto nel suo operare, e che custodiranno la sua impronta nel cuore e nella coscienza.

Foto di copertina: cronicasdeleste.com

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