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Perché la mafia vuole uccidere il giudice Nino Di Matteo a Palermo, in Italia?

Aaron Pettinari e Jean Georges Almendras a Tierra Viva, programma radio argentino

“Oggi Nino Di Matteo è un símbolo dei giudici che non si arrendono”. Questa è stata una delle affermazioni più forti che ha fatto Aaron Pettinari in un'intervista rilasciata durante il programma "Tierra Viva", che viene trasmesso dalla città di Rosario, in Argentina.
L'intervista è stata decisa in seguito allo stato di allarme venutosi a creare negli ultimi giorni per le intercettazioni in cui è stata confermata la minaccia di attentare alla vita del giudice palermitano.
Il programma, condotto da Daniel Rodrigo, ha visto anche la partecipazione del nostro direttore di Antimafia Dos Mil, Jean Georges Almendras, che ha rimarcato i complessi concetti che sono stati snocciolati dal giornalista italiano.
"La notizia del giorno è che, nel carcere di Opera di Milano, il boss della famiglia Rosario, Gregorio Bellocco, membro della 'Ndrangheta (organizzazione criminale di stampo mafioso originaria della zona di Reggio Calabria), in un dialogo durante ‘l'ora d'aria’ con Francesco Cammarata, capo della famiglia Riesi, ha detto: 'Il giudice Di Matteo sarà assassinato. Hanno emesso la sentenza', ha sottolineato Pettinari.
Bisogna ricordare che la prima volta che trapelarono delle informazioni circa l'attentato contro Di Matteo è stato nel 2013, quando lo stesso Totó Riina, capo storico di Cosa Nostra, dal carcere, durante una chiacchierata con Lorusso, aveva condannato a morte il giudice Di Matteo dicendo che doveva morire "come un tonno".
Riguardo questo argomento Pettinari ha aggiunto: "Vito Galatolo (mafioso condannato, divenuto in seguito collaboratore di giustizia) ha dichiarato, durante un'udienza nel 2014, che il progetto di assassinare Nino Di Matteo fu ordinato da Matteo Messina Denaro, il super latitante capo di Cosa Nostra. Galatolo afferma che Di Matteo ha scoperto qualcosa di estremamente importante e coloro che vogliono la morte di Di Matteo (i mandanti esterni a Cosa Nostra) sono gli stessi che a suo tempo chiesero l'omicidio del giudice Borsellino".
"Sono passati sette anni dalla prima allerta riguardo l'attentato e le indagini concluse nel 2017 hanno portato alla luce che era un attentato in corso". Ora, dopo quasi quattro anni di silenzio, i campanelli d'allarme tornano a suonare.
Pettinari ci invita a riflettere sul peso che hanno le decisioni della mafia per i crimini di sangue, decisioni sulle quali non tornano mai indietro, anche se passano anni per l'esecuzione dell'ordine. Aggiunge: "Stiamo entrando nel periodo dei 57 giorni che separano gli attentati di Falcone e Borsellino, ed è un periodo di massima allerta".
Almendras ha invitato ad approfondire sul perché ora. "Cosa significa dal punto di vista ideologico-mafioso fare una minaccia di questo genere in questo momento? Se si considera la partecipazione del super latitante Matteo Messina Denaro che valutazioni si possono fare circa i motivi del Sistema Criminale Integrato?".
"In tutti questi anni ho imparato che Cosa Nostra, la 'Ndrangheta e la Camorra, quando uccidono personalità importanti come un magistrato non è solo per interessi mafiosi. Quindi cosa sta succedendo? In questo 2021 abbiamo una situazione molto particolare e grazie al procedere delle indagini sta emergendo ciò che veramente accadde durante gli attentati degli anni '90, gli anni in cui cominciò la' Seconda Repubblica ' per gli italiani.
"Oggi Nino De Matteo rappresenta un simbolo per i giudici che non si arrendono, rappresenta una possibilità di trovare la verità dietro gli attentati. Il Sistema Criminale Integrato oggi detiene il potere. Mafia, politici, imprenditori, massoneria, servizi segreti costituiscono tutti un potere occulto. Per questo è vero ciò che dice Vito Galatolo quando dichiara che Messina Denaro ha inviato il messaggio di uccidere Nino Di Matteo perché era andato oltre".
Quali sono gli interessi che vanno oltre la mafia? "È qualcosa che possiamo immaginare perché la mafia è il braccio armato dello Stato. Esiste una connessione molto più grande di quella della criminalità internazionale organizzata. Queste strutture non gestiscono solo il narcotraffico, ma il Narcotraffico ne rappresenta un aspetto, quello economico".
Se vogliamo approfondire gli intrecci di potere dobbiamo obbligatoriamente studiare le complicità tra ciò che è legale e ciò che è illegale: "Di Matteo ha indagato sulla Trattativa Stato-Mafia ed in quella occasione ha scoperto gli accordi che hanno cambiato la Repubblica". Accordi che presentano implicazioni dirette nella politica attuale.
All'interno di questo contesto dobbiamo comprendere che ruolo gioca, oggi come oggi, la mafia; in particolar modo che ruolo gioca Matteo Messina Denaro. "Il boss di Trapani, da solo rappresenta la mafia? Come dicono i collaboratori di giustizia questo detiene i segreti del colloquio circa gli accordi tra mafiosi e rappresentanti della polizia e dei carabinieri, dei militari, in poche parole dello Stato Italiano. Chi rappresenta? Non è lui che ordina, lui riceve gli ordini, ma di chi?
Ma la mafia è ancora lontana dall'essere un fenomeno storico finito. La mafia continua con la sua operatività, con la sua logica e la dimostrazione di questa sua esistenza è la minaccia che incombe su Di Matteo".
"Io credo che in questo momento in Italia abbiamo due problemi. Il primo è che la politica non vuole parlare di mafia e non vuole fare nulla contro la mafia. La mafia non è citata in nessuno dei punti del programma politico di questo governo (quello di Mario Draghi)".
Per questo motivo Di Matteo è pericoloso, "perché è uno dei giudici che concentrano l'attenzione sull'emergenza rappresentata dal fatto che molti boss mafiosi stanno giungendo alla fine della loro condanna o che per la malleabilità dei politici possono tornare di nuovo per le strade a breve. E parliamo di mafiosi che hanno occupato posti chiave durante la campagna stragista".
La politica attuale ne parla in modo leggero, "parla così per gestire ciò che chiedevano i mafiosi negli anni 90. Volevano cambiare le leggi dell'ergastolo (prigione a vita), quelle dei collaboratori di giustizia. Si sta tornando al discorso di quegli anni".
Che misure sono state prese per proteggere Di Matteo?
"Di Matteo ha la massima protezione perché la gente, i cittadini stessi nel 2014 hanno chiesto che Di Matteo fosse protetto. E da quel momento è in vigore quel protocollo. Ma non lo ha partorito la politica bensì la gente. E pochissimi politici hanno appoggiato Di Matteo".
George Almendras è intervenuto nel dialogo. Per molti anni ha visto i meccanismi di pressione e di tergiversazione o addirittura di insabbiamento a cui sono sottoposti i fatti che girano intorno alla criminalità mafiosa. E chiede a Pettinari: "Che ripercussione ha avuto dal punto di vista mediatico e giudiziario?"


almendras georges da antimafia dos mil

Il direttore di Antimafia Dos Mile, George Almendras


"In questo momento dobbiamo muoverci perché non succeda ciò che è successo con Falcone e Borsellino, perché la solitudine, l'abbandono e l'isolamento sono le stesse condizioni che affronta Di Matteo. Ma oggi ci sono alcuni giornalisti che lo sostengono mentre altri non hanno detto nulla. Nei principali programmi televisivi non si è accennato minimamente al tema delle minacce di morte contro Di Matteo", ha dichiarato il suo collega di ANTIMAFIADuemila.
"La gente non si rende conto del rischio che rappresenta il fatto che il Sistema Criminale Integrato intenda fare un attentato contro Di Matteo ed altri giudici che continuano a fare giustizia. Vogliamo attirare l'attenzione su questa situazione. Dargli visibilità, e ricordare significa fare in modo che non si ripeta il passato. È qualcosa di terribile tanto quanto lo furono gli attentati".
"Oggi, 25 giugno, è il giorno in cui Borsellino fece il suo ultimo discorso in pubblico. Egli disse che era il testimone della morte di Falcone ed in quella occasione denunciò i giuda che erano all'interno della magistratura".
Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, ha fatto dichiarazioni in merito?
"Il nostro direttore Bongiovanni dice che Nino è un simbolo, è un elemento fondamentale del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) che sta operando una rivoluzione all'interno della magistratura. Perché fino ad oggi abbiamo avuto moltissime difficoltà dovute alle correnti politiche. È estremamente difficile che un giudice sia indipendente e che assurga a cariche di influenza. È sempre stato così e Di Matteo, Sebastiano Ardita ed altri hanno cercato di creare un altro modo di lavorare all'interno del CSM".
Pettinari, che anticipa le attività che verranno svolte nei prossimi giorni, termina dicendo: "Di Matteo è un símbolo dei cercatori di verità. E attentare contro la sua vita è un modo per terrorizzare coloro che seguono il suo esempio. Se lo uccidessero avrebbero ucciso la speranza".
"Da quasi 29 anni il potere è vivo, continua ad essere presente mentre abbiamo una democrazia. Non può essere che ci svegliamo solo quando muoiono i giudici e poi torniamo a dormire. Dobbiamo vincere la lotta contro il Sistema Criminale Integrato e contro la Mafia. Abbiamo bisogno di informazioni e notizie che facciano conoscere la verità alla gente per poter scegliere e considerarci veramente liberi".
Nino Di Matteo è oggi il leader morale di un gruppo di giudici e procuratori che hanno intrapreso il percorso di indagare sotto il Talmud dei segreti, cercando di rivelare la verità sui falsi patti che sottomettono la democrazia italiana e non solo.
Tutti noi comunicatori, insieme, da una parte all'altra dell'oceano, con la cittadinanza, dobbiamo pretendere che i governi e le istituzioni proteggano coloro che guidano la possibilità di un sistema libero dal crimine organizzato.

Foto di copertina © Imagoeconomica

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