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Si sta avvicinando l’entrata in vigore della direttiva europea che vieta le plastiche monouso, e già il contenuto della norma ha suscitato non poche critiche e perplessità in Italia sia da parte del settore produttivo industriale che da parte del governo.
La direttiva europea 2019/904 SUP (“Single Use Plastic”) si pone come obiettivo quello di “prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica nell’ambiente, in particolare nell’ambiente acquatico, e le relative conseguenze sulla salute umana, nonché promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili”. Entro il 3 luglio 2021 gli Stati membri sono tenuti a preparare una descrizione delle misure adottate e a renderla pubblica. A partire da quella data saranno vietati tutti i prodotti monouso contenenti plastica, sia che si tratti di plastica classica, biodegradabile od oxodegradabile.
Nonostante la direttiva fosse già stata approvata nella Legge di delegazione europea lo scorso 20 aprile, nei giorni scorsi è nato un acceso dibattito sulle nuove linee guida europee tra vari esponenti italiani della politica e della imprenditoria. L’oggetto principale delle critiche ha riguardato il fatto che la direttiva colpirebbe duramente un intero settore industriale, richiedendo ingenti investimenti per la riconversione produttiva e causando un incremento della disoccupazione in tale ambito.
In effetti, il Ministro della Transizione Ecologica (durante un Webinar di PwC Italia) ha definito la direttiva “assurda”, criticando la scelta dell’Ue “per la quale va bene solo la plastica che si ricicla”.
L’account Twitter del Ministero dello Sviluppo Economico ha riportato le parole del Ministro Giancarlo Giorgetti al termine del suo incontro con il commissario europeo per l’economia Gentiloni e con la Vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager: “Chiediamo la riserva sulla direttiva #SUP sulle plastiche monouso, in quanto la transizione green deve tener conto anche dell’occupazione”. A loro si è aggiunto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che attraverso un tweet ha espresso la medesima preoccupazione del ministro Giorgetti. “Le linee guida UE su Direttiva SUP chiudono di fatto un intero settore industriale”. “Sembra non interessi il futuro dei lavoratori del settore del packaging, eccellenza italiana nel mondo”.
Molti esponenti del governo Draghi nelle scorse settimane si sono espressi contro la direttiva. Addirittura il ministro alla Transizione ecologica Cingolani l’ha definita “assurda” e ha sottolineato, sotto il suo punto di vista, varie contraddizioni: “L’Europa ha dato una definizione di plastica stranissima, solo quella riciclabile. Tutte le altre, anche se sono biodegradabili o sono additivate di qualcosa, non vanno bene. Ma nello stesso tempo - ha aggiunto Cingolani - la Ue sta finanziando grandi progetti europei per sviluppare plastiche biodegradabili”.
È stato messo in chiaro, però, che la direttiva non prevede deroghe.
Nonostante la direttiva ponga dei dubbi sulla reale sostenibilità sociale ed economica, risulta inaccettabile il fatto che il governo italiano si sia attivato, rispetto alla questione, solo nell’ultimo periodo. In effetti, sono passati due anni dall’emanazione della direttiva, tempo questo più che sufficiente per cominciare a riconvertire l’industria del Paese in una dimensione sostenibile dal punto di vista ecologico oltre che economico.
Ciò che risulta più inquietante è che il nostro Paese sta investendo miliardi, soprattutto nell’ultimo periodo (quasi 25 miliardi nel 2021 secondo l’Osservatorio Mil€x), nell’acquisto di armamenti militari.
(Fondi) ed investimenti che potrebbero tranquillamente sostenere economicamente l’intera riconversione della produzione industriale, tutelando così ambiente, ecosistema, diritto al lavoro e alla salute. Forse, però, manca la volontà politica di agire in questo senso.
La direttiva SUP dell’Unione Europea rappresenta certamente un primo passo indispensabile. Nel nostro Paese le modalità di attuazione sarebbero numerose, ma finora nessuna di queste è stata studiata o presa in considerazione dai nostri rappresentanti politici.

Foto © Imagoeconomica

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