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In qualche occasione Aleida Guevara ha raccontato ai media che ricorda suo padre accarezzandola il viso con una tenerezza indescrivibile, quando lei aveva cinque anni. In quei rari episodi familiari in cui Ernesto "Che" Guevara riusciva a stare vicino ai suoi figli e alla sua compagna. Quelle brevi sequenze di vita di un uomo che, già molto prima di essere conosciuto come il "Che", si era rivelato essere nel seno della sua casa paterna un bambino e adolescente sommamente impegnato più con l'umanità che con sé stesso.
I suoi genitori lo ricordavano sempre come un bambino che donava vestiti, calzature e merende ad altri più piccoli di lui, estremamente bisognosi di cose materiali ma anche di affetto. Erano le precoci dimostrazioni di tenerezza di un essere caratterizzato dalla sensibilità e dalla sete di giustizia. Valori questi che lo accompagneranno sin dai suoi primi passi fino ai passi da guerrigliero che poi lo portarono di faccia alla morte, in mano degli sbirri del potere yankee il cui intento di screditarlo, calunniarlo, fallì clamorosamente perché la sua personalità ed etica militante che lo contradistinguevano prevalsero allora come oggi.
Oggi, Ernesto "Che" Guevara, avrebbe 93 anni. Oggi, anziano, sarebbe un idolo vivente. Ma la sua morte, per mano di assassini del paese del nord in terra boliviana, lo hanno reso un mito. Anzi, di più, perché la realtà è che il suo martirio lo ha reso ancora più presente. I suoi carnefici hanno avuto l’effetto contrario. Non avevano fatto i conti con quello che sarebbe successo nei giorni che seguirono la sua morte. Avevano sottovalutato la levatura di quell'uomo, la sua personalità universale e i sentimenti di tenerezza, non solo verso la sua famiglia che comunque ben poco se lo sono vissuto, bensì verso l'umanità del suo tempo, e anche di questo tempo, dove il suo lascito rivoluzionario eterno è presente, come se si trattasse del suo primo giorno di lotta contro le ingiustizie sociali che intossicano l'uomo libero. E lo sottomette, come avveniva in quei giorni, e come succede oggi, a poco più di mezzo secolo dalla sua scomparsa.
Ernesto "Che" Guevara ha seminato un esempio dal momento stesso della sua nascita. Anche se ne siamo venuti a conoscenza abbastanza tempo dopo, lui stava già avanzando passi da giganti e scuotendo non solo chi lo affiancò in questa sua opera di risvegliare coscienze, affrontando un nemico implacabile - il capitalismo distruttore e machiavellico di quei tempi - anche contro un mondo indifferente ed insensibile, come quello di oggi, che etichettava la lotta per la libertà, come la rivolta del male. Ma la rivolta era in verità altra quella di un imperialismo criminale e mafioso, come lo è oggi.
Oggi, Guevara non è presente, ma lo sentiamo vivamente presente. A 54 anni dalla sua uccisione, in una scuola, nella solitudine della zona conosciuta come la Quebrada del Churo, in località di La Higuerita in Bolivia, (quel maledetto ottobre del '67), quella blasfemia della lotta per la libertà si è trasformata non solo in un fatto storico, bensì in una bandiera.
La bandiera di una lotta che hanno abbracciato uomini e donne, giovani e non tanto giovani, del suo tempo e della sua epoca.
La bandiera di una lotta che oggi abbracciano migliaia di giovani che, pur non conoscendolo, sentono come propria, perché quell'uomo, oltrepassando la soglia dell'eternità, continua a raccogliere combattenti, più di prima, semplicemente perché i mali del suo tempo nelle società dell'America Latina, e del mondo, si sono moltiplicati tragica e drammaticamente.
La memoria viva di Ernesto "Che" Guevara, il rivoluzionario degli anni sessanta, ed anche medico, dobbiamo tutti preservarla e coltivarla, ma non per snobismo né iconismo, bensì perché ogni sua azione, come uomo e come guerrigliero, è stata scuola di vita, di lotta e di resistenza, di fronte ad un potente sistema criminale, diffuso in terra sudamericana e in tutto il pianeta. Un sistema criminale radicato, anche oggi, nelle società libere e nei governi non tanto liberi, causando repressioni, ingiustizie sociali ed autoritarismi mascherati, della mano di folgoranti democrazie avvilite dagli eccessi delle ipocrisie già abituali, dagli anni previ alla guerra fredda, durante e anche dopo, fino ad oggi che redigiamo queste linee.


guevara aleida c ov

Aleida Guevara e i giovani del Movimento Our Voice


I giovani del Movimento Our Voice, nelle ultime ore, si sono incontrati in Italia con Aleida Guevara la cui disponibilità per guardarli negli occhi, già di per sé, ha significato per loro molto di più di quanto lei stessa potesse immaginare, perché la sua sola presenza li ha avvicinati all'uomo la cui lotta e sobrietà militante, senza tempo e senza strutture, in piena libertà, si erge incolume e combattiva, per lottare per l’"uomo nuovo", oramai non più con le armi, ma sì con l'arte, il teatro, la danza, la canzone, il rap e la musica. E la forza, la prodezza e la tenacia che lo caratterizzarono in prima linea nella trincea nella quale si trovava a lui.
Ad Ernesto "Che" Guevara i cui resti furono trovati in Valle Grande, Bolivia, venti anni dopo essere stato assassinato dallo spietato capitalismo (vivo più che mai nei nostri giorni), per essere portato finalmente a Cuba, non gli sono necessari né elogi, né omaggi, né applausi, né parole.
Ha bisogno solo di rivoluzionari, oggi e domani.

Foto di copertina © Antonio Marín Segovia is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

Foto 2 © Our Voice

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