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La scrittrice Germana Leoni presenta il suo nuovo libro in sostegno alla lotta e alla denuncia di Assange

Julian Assange è un emblema del bavaglio imposto alla stampa”, questo è stato l’incipit della presentazione del libro edito da Nexus edizioni “Julian Assange. Niente è come sembra” che si è tenuta presso la fattoria “Il Rosmarino” a Marcon in Veneto.
L’opera, scritta dalla giornalista Germana Leoni, si propone di “dar voce a colui al quale è stata tolta”, di riscrivere quella storia deviata e manipolata dai grandi media sulla natura di quei conflitti promossi dall’Occidente negli ultimi anni; edulcorati come azioni salvifiche, poste a difesa di alti valori democratici, propri del modello “civilizzato” euro-atlantico.
I documenti pubblicati da Julian Assange riscrivono questi eventi, svelando i tasselli di un “grande disegno per il controllo egemonico del pianeta” da parte di coloro che Paul Krugman definiva “i padroni universali”.
Tra i file classificati portati al pubblico dominio, durante la presentazione è stato rievocato il celebre “Collateral Murder”, un video in cui si vede un Apache statunitense sparare a sangue freddo contro un gruppo di civili iracheni a New Baghdad. Tra le vittime vi furono il giornalista della Reuters Namir Noor-Eldeen ed il suo autista Saeed Chmagh. Un vero e proprio omicidio a sangue freddo gratuito, nel cui filmato le vittime venivano ingaggiate dai piloti, come se fossero intenti a fare punti in un videogame. Altra menzione è stata fatta sulle e-mail di Hilary Clinton, che rivelano il vero scopo della guerra in Libia, perseguita in particolare da USA e Francia: impedire a Gheddafi di usare le riserve auree della Libia per creare una moneta pan-africana alternativa al dollaro e al franco CFA. Tutti documenti pubblicate dal sito Wikileaks da lui fondato nel 2006, una divulgazione che sta ancora costando caro alla sua condizione psicofisica. Da quando Assange ha iniziato a mettere in luce i crimini dell’Occidente è iniziata la campagna di diffamazione e persecuzione. “Subisce un mandato di cattura internazionale e nel 2012 è costretto a rifugiarsi nell’ambasciata Equadoregna. Nel 2010 viene accusato di stupro... un’accusa portata avanti per 9 anni, fin quando si scopre che non era fondata e le autorità svedesi non avevano trovato uno straccio di prova in merito” ha affermato la giornalista. Nonostante i giudici britannici abbiano ritirato la richiesta di estradizione, Assange è ancora rinchiuso da 2 anni nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh in condizioni di tortura riconosciute e denunciate anche dalle Nazioni Unite, senza che esista un capo di imputazione sulla sua testa. Difenderlo e divulgare la sua storia significa oggi difendere la libertà di informazione, significa combattere contro i crimini dell’occidente, di quel sistema imperialista che ancora oggi corre a gran velocità verso una guerra globale contro il resto del mondo.

Foto © acidpolly

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