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Gustavo Gatica: nel 2019 due proiettili lo colpirono agli occhi, ma non misero fine alla sua lotta


La sua storia sarà raccontata in una serie TV per risvegliare la coscienza internazionale sulle violazioni dei diritti umani.

Dedicato principalmente ai giovani del movimento culturale internazionale Our Voice

Sin dall’inizio delle marce, nello scorso 2019, mi hanno commosso le drammatiche storie di occhi colpiti dai proiettili dei repressori cileni, durante le manifestazioni di resistenza fatte dai giovani, nelle strade di Santiago del Cile e in altre città del Paese. Una vicenda che ha indignato il mondo. Quelle situazioni sono una consuetudine per il governo cileno perché l’uso della forza era, e continua ad essere, lo strumento prediletto della sua presenza e azione. Ma quel modo perseverante e costante per assoggettare i giovani in maniera così perfida ha avuto le sue conseguenze, i suoi effetti: da una parte, la perdita parziale della vista di molti giovani e la cecità totale di Gustavo Gatica, studente di psicologia di 23 anni; dall'altra, la risposta massiva a una tale spregevole violenza statale. Una risposta immediata data con un energico tono di protesta, spirito di lotta e la forza di una resistenza ferma. La resistenza di una generazione che non conosce freni, né diplomazie né paure; perché gli occhi persi erano e sono gli occhi della resistenza.
Il caso di Gustavo Gatica è diventato mediatico sin dal primo momento: era l’8 novembre del 2019. I quotidiani cileni e le agenzie di stampa riferirono che un agente di polizia gli sparò al volto due proiettili a pochi metri di distanza, in una strada della capitale cilena teatro di drammatiche mobilitazioni; in un momento in cui il Cile viveva una delle peggiori crisi dopo la dittatura di Pinochet.
Mentre a livello locale e mondiale la notizia dell’accaduto al giovane causava stupore, all’interno della famiglia di Gustavo le conseguenze avevano ripercussioni molto gravi. La famiglia e il giovane studente si sono trovati sommersi repentinamente in una spirale di dolore, mentre stavano superando il decesso di una figlia, a seguito di una grave malattia. In quel momento si aggiungeva una nuova tragedia. Un dramma causato dall'autoritarismo più spietato e massivo, perché oltre a Gustavo, le pallottole delle armi lunghe dei repressori di Piñera avevano registrato nel 2019 e nel 2020 un dato raccapricciante: 400 colpiti da traumi oculari.
Sicuramente tra i repressori, di fronte a questi risultati esecrabili causati dalle loro azioni in strada, la sensibilità manca completamente. A loro importava ben poco di conoscere i dettagli delle vite e delle famiglie che avevano distrutto e sommerso nel profondo dolore e sofferenza, nel nome delle istituzioni, dell'ordine pubblico cittadino, della sicurezza nazionale e dello Stato. Non si curavano affatto di quelle storie di proiettili che accecano occhi (e non importa loro neppure adesso) perché il manto dell'impunità li tutela, ancora oggi, religiosamente.
Gustavo Gatica è un caso, ancora uno dei tanti. Uno emblematico e, forse per essere considerato tale, ha ispirato iniziative anche a livello televisivo alla produzione messicana BTF Media, che girerà una serie TV sul caso del giovane insieme alla sua famiglia perché l'incubo non è stato vissuto solo da lui. Tutta la sua famiglia ha provato, sin dal momento dell’attacco, orrore, rabbia e impotenza di fronte a una tale malvagità e autoritarismo. Il produttore e direttore è Hernán Caffiero e la serie, secondo quanto è stato riferito, si intitolerà: “El Estallido” (L’esplosione).
"Gustavo è una persona che ha vissuto un fatto estremamente brutale, ma grazie al sostegno familiare lo ha trasformato in un modo che nessuno di noi avrebbe fatto: non cadendo in un sentimento di odio, di rabbia", ha detto Caffiero alla stampa, aggiungendo che Gustavo si è trasformato in un’ "icona nazionale" e che, come si è potuto percepire, la serie che si sta per girare "cercherà di contribuire alla ricerca della giustizia”.

Saranno sei episodi da proiettare a livello locale e mondiale. Si presume che la produzione disturberà le autorità cilene e Gatica sarà il protagonista. Il produttore Caffiero ha spiegato che gli artisti "devono sentirsi la responsabilità del momento storico che stanno vivendo", e ancora "il fratello maggiore di Gustavo Gatica, Enrique, sarà il narratore della serie che coniugherà il caso dello studente alla recente storia del Cile, attraverso la presenza di accademici ed esperti, i quali spiegheranno davanti alle telecamere le circostanze che determinarono l'esplosione sociale nell’ottobre del 2019”.
Al di là dell'inevitabile successo militante della serie, la quale abbatterà da una parte strutture e schemi della società cilena, penetrandola nel suo lato più oscuro dopo gli anni della dittatura di Pinochet, ossia in piena democrazia e con un governo costituzionalmente "perverso" e "repressore" (a giudicare dai fatti visibili), c'è una riflessione del giovane Gustavo Gatica che ci mette di fronte a una verità più volte messa da parte in modo cinico da diversi settori, dal potere stesso.

“È mancata la condanna mondiale. Forse, se si fossero pronunciati con più fermezza organismi stranieri, le cose non sarebbero andate così", ha dichiarato Gatica all'agenzia EFE, rammaricandosi della mancata disapprovazione da parte di altri governi regionali, di fronte alle brutalità commesse dalle "autorità" cilene che di autorità non hanno niente. Con il loro comportamento non hanno fatto altro che macchiare il concetto di autorità, sin dal momento stesso in cui non sono stati rispettati i diritti individuali più elementari, trasformando le strade del Cile in uno scenario di violenza statale, criminale nel vero senso della parola.
“Il mio obiettivo è raccontare quello che è successo qui e chiedere che sia fatta giustizia dall’esterno. Ho parlato con molti sopravvissuti della rivolta e ci piacerebbe che ci fosse un processo internazionale e che il presidente Sebastián Piñera sia arrestato".
A tal proposito, è opportuno dire che la Corte d’Appello di Santiago ha confermato, lo scorso 9 aprile, la custodia cautelare per l’ex tenente colonnello dei carabinieri Claudio Crespo, accusato di essere l'autore degli spari che hanno causato la cecità di Gustavo Gatica, motivando la sua decisione sulla "necessità di garantire la sicurezza della vittima e/o della società tutta, di evitare un eventuale pericolo di fuga e qualsiasi ostacolo all’esito di qualche procedura investigativa”.
Dobbiamo puntualizzare che oltre a Gustavo Gatica, il quale ha perso totalmente la vista, c'è un'altra persona in una situazione simile. Stiamo parlando di Fabiola Campillai, di 36 anni, che durante una mobilitazione in strada, nella capitale cilena, è stata colpita da una bomba di gas lacrimogeno, lanciata dalle forze repressive mentre aspettava il pullman per recarsi al suo posto di lavoro nel turno di notte.
L’elevato numero dei casi di violenza statale in Cile, fa in modo che l’insieme delle vittime colpite agli occhi si trasformi in una sorta di resistenza. Una resistenza che si è imposta drammaticamente all’interno delle frontiere cilene; ma è finalmente resistenza nel dolore e nella sofferenza, per denunciare. Una denuncia locale, regionale e internazionale.
Diamo il benvenuto alla serie televisiva "Estallido" perché fa già parte della storia della resistenza in Cile. La resistenza così come deve essere: piena di libertà, senza peli sulla lingua, che crei la consapevolezza che la dittatura instaurata da Pinochet continua a mietere vittime spudoratamente, sotto una copertura democratica che appare torbida, falsa, insidiosa, nefasta e assolutamente criminale.
Gustavo Gatica, i tuoi occhi sono gli occhi della resistenza cilena e sudamericana, la cui visibilità oggi ha una portata inimmaginabile. Quando la serie sarà proiettata raggiungerà livelli superiori.
Sarà rivoluzionaria ed entrerà nelle teste e nei cuori, ma soprattutto si moltiplicherà con passi da gigante, una consuetudine ormai quando si tratta delle lotte giovanili.
I giovani non aspettano: agiscono senza perdere orizzonti né lasciandosi dominare dalla paura.
Agiscono a tal punto che lo stesso Gustavo Gatica, così riferiscono i quotidiani cileni e le agenzie di stampa, durante il suo primo pomeriggio in ospedale nel novembre del 2019, riprendendosi lontano dalla stampa (e dalle forze di sicurezza), circondato dai suoi cari, ha inviato un messaggio al popolo cileno tramite sua madre.
Un messaggio che è diventato virale, appeso o dipinto sui muri, nelle pareti di Santiago e letto in strada. Un messaggio commovente che ha ispirato il titolo di una canzone pop di un noto musicista cileno, la cui presenza e impegno mi ricorda l’ormai mitico Víctor Jara, anche lui cileno.
Un messaggio diretto, profondo e acuto, seppure drammatico, ma di speranza nella sua forma ed essenza: "... donerò i miei occhi affinché la gente si risvegli".

In foto: murales dedicato a Gustavo Gatica, a sinistra © Paulo Slachevsky/Flickr

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