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figueredo jorge vert archivio amduemila intLa battaglia del pm Figueredo contro la narcopolitica e la corruzione in Paraguay

Ancora oggi non riesce a credere a ciò che è successo. Ma non per questo si è arreso. Jorge Figueredo lavorava come agente fiscale al Ministerio Publico di Asuncion. A lui era stata affidata l’indagine sul clan Nuñez, potente famiglia di Villa Hayes sospettata di aver aumentato a dismisura la propria ricchezza grazie al legame con l’ex Presidente della Repubblica Horacio Cartes. Un’indagine scomoda dalla quale Figueredo, poche settimane dopo averne aperto il fascicolo, è stato prima estromesso e poi destituito dalla Fiscalia.
Un espediente troppo spesso utilizzato in Paraguay per bloccare le indagini sul rapporto tra politica e criminalità. Da chi dovevano proteggersi gli alti papaveri di Asuncion? E cosa Figueredo aveva scoperto di così compromettente?
“I Nuñez erano una famiglia abbastanza umile - racconta l’ex agente della Fiscalia - poi senza dubbio hanno avuto una crescita patrimoniale abbastanza importante poiché più o meno nel 2006 ottennero vari incarichi pubblici”. È dal 2006 che i Nuñez hanno esteso la propria influenza nella zona di Villa Hayes, periodo nel quale Oscar ‘Ñoño’ Nuñez venne eletto Sindaco della città grazie all’imprescindibile appoggio del governatore del dipartimento di Presidente Hayes, Isidro ‘Penin’ Roussillon. ‘Ñoño’ e ‘Penin’ sono buoni amici e non si pestano i piedi a vicenda. Difatti nessuno, a parte la magistratura, protesterà per le grandi somme di denaro che in quel periodo spariranno dalle casse delle due amministrazioni. Da qui partirà la scalata al cuore della Repubblica. Prima il clan prende il controllo della Opaci, un ente governativo che si occupa delle relazioni tra i municipi e le istituzioni del governo statale. In altre parole gestisce una montagna di denaro con pochi controlli. Nel 2006 Basilio Nuñez venne nominato come direttore esecutivo dell’organizzazione e quando il Presidente Cartes lo chiamò a sé ad Asuncion, venne scelto per quell’incarico Ricardo Nuñez, proprio l’uscente Sindaco di Villa Hayes che aveva lasciato un buco di 6 miliardi di guaranì nel bilancio del Comune. Grazie alla sua nomina quasi per dieci anni la Opaci divenne una costola della famiglia Nuñez. Più avanti emerse che i quasi 2 milioni di dollari donati alla Opaci dal Governo venezuelano erano stati destinati alla costruzione del sistema fognario di Villa Hayes. Una rete di tombini e tubature che puzza ancora di sovrafatturazione dei contratti. Anche su questa vicenda però la Fiscalia non riuscì a produrre nessuna incriminazione. Ricardo, in seguito, divenne membro della Commissione Nazionale del gioco d’azzardo.
È Basilio però a portare il clan nella stanza dei bottoni. Diventa il consigliere politico del Presidente Horacio Cartes, proprietario della più grande industria di sigarette del Paraguay, la Tabacalera del Este, e sospettato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti di avere utilizzato il Paese a stelle e strisce come una gigantesca lavanderia dove ripulire i soldi sporchi del suo gruppo. Nel 2018 Basilio ‘Bachi’ Nuñez venne addirittura eletto alla Camera dei Deputati nelle file del Partito Colorado, la forza politica che è saldamente alla guida del Paraguay dall’inizio della sua storia democratica.


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Nuñez, però, appartiene all’area cartista del Partito Colorado, cioè quel gruppo di parlamentari fedeli all’ex Presidente Cartes. Ed è proprio durante il quinquennio in cui il re dei tabacchi è rimasto seduto al Palazzo presidenziale che i Nuñez hanno avuto un’importante crescita patrimoniale. “Il traffico di influenze è un reato molto comune in Paraguay. I Nuñez occupavano una carica importante ed erano molto vicini a Cartes, quindi potevano fare dei favori a moltissime persone in cambio di grosse somme di denaro. Questi sono i sospetti contro di loro però ad oggi mancano le prove” - spiega Figueredo.
Prove che l’agente fiscale Figueredo stava cercando quando nell’aprile del 2019, cioè meno di sei mesi dopo aver preso in mano il fascicolo dell’indagine, venne sospeso dal proprio incarico ed in seguito cacciato dalla Fiscalia. O meglio, utilizzarono un’altra indagine condotta da Figueredo per poterlo estromettere da quella sul clan Nuñez. Il pm Figueredo venne accusato di avere ‘protetto’ un poliziotto accusato di avere ucciso il fratellastro della fidanzata per proteggerla dall’aggressione dell’uomo. Per Figueredo si sarebbe trattato di legittima difesa ma i legali dell’aggressore hanno sfruttato il pretesto per ricusare il pm, il quale è stato colpito da un provvedimento disciplinare dal Procuratore Generale del Paraguay Sandra Raquel Quiñonez (candidata prediletta da Horacio Cartes). La procuratrice ha sospeso il fiscale lasciandolo solo al cospetto della corte del JEM, Jurado de Enjuiciamiento de Magistrados, cioè l’organo incaricato di giudicare la regolarità della condotta dei magistrati e degli agenti della Fiscalia nell’esercizio delle loro funzioni. La corte difatti ha considerato Figueredo colpevole di “cattivo adempimento dei propri obblighi” e lo ha rimosso dalla Fiscalia. “Quale sarebbe il cattivo adempimento? Aver chiesto un’archiviazione?” - si chiede ancora oggi Figueredo. Ancora più strano è il testo della sentenza che ha destituito l’agente incaricato di indagare sui Nuñez. “L’argomentazione fondamentale non supera le otto righe. Hanno usato una formula molto generica che non dice assolutamente nulla” - spiega l’ex agente della Fiscalia.
Ancora più incredibile è ciò che gli è stato proposto prima che la palla passasse al JEM. “Venne da me uno degli agenti fiscali che in seguito chiese la condanna per il fidanzato della vittima e mi disse: ‘Perché non vai a parlare con l’avvocato che ti ha denunciato?’. Una sorta di patto segreto che avrebbe potuto far ritirare le accuse contro di lui se lui avesse cambiato radicalmente idea sulla dinamica dell’omicidio". Un patto che sa tanto di compromesso al ribasso e che Figueredo ha rispedito al mittente. Ora, come un anno fa, Jorge Figueredo si ritrova a dover affrontare un altro giudizio al cospetto della Corte Suprema, la quale di norma ha dei tempi di attesa biblici prima di poter analizzare un dossier. Potrebbero passare 90 giorni così come 5 anni per poter mettere la parola fine alla vicenda.
Nel frattempo l’ex agente Figueredo si ritrova estromesso dalla Fiscalia semplicemente per avere fatto il proprio dovere: non essere sceso a patti con la narcopolitica e la corruzione paraguaiana.

Foto by Archivio ANTIMAFIADuemila

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