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Quaranta storie, voci di testimoni che hanno visto e che oggi sono pronti a denunciare lo svolgimento di un massacro. È il racconto di quanto avvenuto lo scorso novembre nella città di Axum, nella regione etiope del Tigray. A raccogliere le dichiarazioni convertendole in un rapporto-denuncia è l'Ong britannica Amnesty International. Secondo l'accusa soldati dell'esercito eritreo, alleati delle truppe regolari etiopi, avrebbero ucciso "centinaia di civili disarmati" e quindi commettendo un atto "che potrebbe avere la portata di un crimine di guerra". Il rapporto, realizzato sulla base delle testimonianze di 41 tra testimoni e sopravvissuti e sui resoconti di altre 20 persone informate dei fatti, è stato pubblicato lo scorso 26 febbraio. Le fonti di Amnesty, ha riferito la ong sul suo sito, sono state intervistate di persona nei campi profughi del Sudan sud-orientale o raggiunte al telefono mentre si trovavano ad Axum. Gli omicidi di massa riferiti all'organizzazione sarebbero avvenuti tra il 28 e il 29 novembre scorso, nella fase finale dell'offensiva militare lanciata dall'Etiopia il 4 dello stesso mese contro il partito e gruppo armato del Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf), che controllava il Tigray, che si trova al confine con l'Eritrea. Il governo presieduto dal primo ministro Abiy Ahmed ha annunciato la fine del conflitto il 28 novembre, dopo la presa del capoluogo della regione, Macallè. Stando a quanto afferma Amnesty, ad Axum, terza città del Tigray e antica capitale dell'omonimo regno, sono avvenuti "bombardamenti indiscriminati, saccheggi" e anche "raid casa per casa". Le devastazioni riportate dai testimoni sarebbero confermate dalle immagini satellitari della città fornite dal Crisis Evidence Lab della ong. Le foto satellitari sembrerebbero inoltre indicare la presenza di fosse comuni in prossimità di due chiese della città. Il direttore di Amnesty per l'Africa orientale, Deprose Muchena, ha detto che le prove raccolte dalla ong "sono clamorose e portano a una conclusione agghiacciante: le truppe etiopi ed eritree hanno commesso molteplici crimini di guerra nella loro offensiva per prendere il controllo di Axum". La presenza dell'esercito eritreo durante l'offensiva in Tigray, denunciata da funzionari del Tplf e anche da governi stranieri, tra i quali quello degli Stati Uniti, è sempre stata smentita da Addis Abeba che ha replicato duramente alla denuncia dell'Ong respingendo le accuse di crimini di guerra. È il Fronte Popolare di liberazione del Tigray (Tplf) ad avere "la responsabilità di quanto è avvenuto nella regione", dato che ha causato il conflitto scoppiato a novembre, ha risposto il governo. L'esercito ha semplicemente ripristinato legge e ordine nel paese "con la massima precauzione per evitare danni collaterali ai civili", continua il comunicato del governo, in cui si promette indagini sulle accuse di abusi dei diritti umani e la punizione di eventuali responsabilità. Il rapporto di Amnesty solleva "gravi questioni" ma dipende da "informazioni scarse" e rischia di "rafforzare la disinformazione e la propaganda del Tplf e le sue coorti". "Il rapporto di Amnesty deve essere preso molto sul serio", dichiara intanto Daniel Bekele, capo della Commissione diritti umani dell'Etiopia (Ehrc), ente governativo del paese africano. Anche se l'Ehrc non ha ancora concluso le sue indagini, i risultati preliminari indicano che soldati eritrei hanno ucciso un numero imprecisato di civili ad Axum, ha detto Bekele. Queste uccisioni sono state compiute dai soldati eritrei come rappresaglia per un precedente attacco del Tplf, cui si è giunto un piccolo numero di residenti locali, afferma Bekele. L'Ehrc sta indagando anche sulle accuse di bombardamenti in diversi luoghi del Tigray e ha confermato episodi di saccheggi, stupri e danni alle infrastrutture civili in diverse parti del Tigray. Intanto, nei giorni scorsi, la fondazione del premio Nobel per la pace sudafricano Desmond Tutu ha parlato di un "genocidio" in Tigray. L'offensiva dell'esercito del governo etiopico in Tigray è scattata in seguito ad un attacco delle forze dell'amministrazione locale del Tpfl contro una postazione militare federale a Macallè.

Foto © Fabio Mondelli

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