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A 12 anni dalla sparizione forzata per mano dello Stato di Luciano Arruga* (in foto), è indispensabile riesaminare questo caso emblematico, dove l'impunità di organismi e istituzioni rimane circoscritta all’interno di un disegno più grande. I crimini del terrorismo di stato dei decenni scorsi, e la loro continuità nel presente, si presentano dinanzi alla giustizia con le stesse irregolarità venate del pregiudizio ideologico che giustifica il genocidio di ieri, e di una mano pesante contro i meno abbienti oggi.
In questo mese di febbraio la magistratura dovrà decidere se accogliere o respingere la richiesta di denuncia da parte dei familiari di Luciano Arruga contro tre funzionari coinvolti in questa causa legale (i pubblici ministeri Roxana Castelli e Celia Cejas Martínez e il giudice Gustavo Banco). Sono accusati, tra l’altro, di intercettazioni telefoniche illegali sui parenti, di aver affidato le indagini alla stessa polizia che era stata denunciata e di aver negato l’accesso all'informazione sul processo alla famiglia.
Il presidente della giuria Eduardo Néstor di Lazzari, nell’aprile del 2020 stabilì che l’elevato costo di questo processo sarà a carico della famiglia se la denuncia dovesse ritenersi inammissibile. Inoltre, la famiglia non ha l'appoggio istituzionale dello Stato, poiché la procura generale e la Camera bilaterale hanno manifestato, nel 2019, la propria posizione che avalla i fatti denunciati e appiana le irregolarità.
Sono le organizzazioni sociali di base e le organizzazioni non governative ONG per i Diritti Umani, come CELS ed APDH, a dare sostegno alla famiglia in questa lotta, contro quella che è una politica di Stato atta a sostenere la costituzione di un progetto politico, attraverso la violenza istituzionale.
Non è la dittatura genocida, ma l’area metropolitana di Buenos Aires di Sergio Berni (ministro della sicurezza) e Axel Kicillof (governatore).
Un ponte per vedere noi stessi come figli di un genocidio.
Il 31 gennaio, attraverso la radio comunitaria "Luciano Arruga" (ex distaccamento di polizia, oggi divenuto centro culturale e sociale), Vanesa Orieta (sorella di Luciano), ha spiegato che le responsabilità del caso rispondono alla continuità di un processo politico, tornato attuale dopo la dittatura, riconfiguratosi senza aver appreso cosa significasse il terrorismo di Stato e incapace di identificare e condannare i responsabili di un genocidio.
"Un ponte per vedere noi stessi come figli e figlie di un genocidio, che ha lasciato segni profondi nella democrazia, che chiaramente ritroviamo nelle logiche repressive che imperano nei casi di “grilletto facile”, di sparizione forzata e tortura. Parliamo di repressione statale e vogliamo che tutti siano coscienti di questa problematica, del significato di queste parole. E che arrivino a tutto il settore accademico ed intellettuale che giustifica la violenza istituzionale nelle loro aule e con i loro alunni. È ora che incomincino ad ascoltare i nostri familiari, che la nostra voce sia ascoltata, perché stiamo parlando e descrivendo il braccio armato dello stato al servizio di un potere politico che continua a far scomparire persone, a uccidere e torturare e rinchiudere i poveri”.
"Siamo molte famiglie a denunciare tutto questo. Come dice Nora Cortiñas, la sparizione forzata è il crimine dei crimini. Bisogna capire che quando parliamo di repressione statale stiamo parlando di responsabilità materiali politiche e giudiziarie. Ecco quindi che si è arrivati ad un processo nel tentativo di far condannare tre funzionari del Dipartimento La Matanza accusati di favorire impunità. Non sono complici. Sono attori necessari per far sparire una persona. Come lo sono i funzionari politici. Non è che li immaginiamo riunirsi attorno ad un tavolo per orchestrare un massacro e la sparizione sistematica dei ragazzini di un quartiere.
Ma quando chiedono l’abbassamento dell’età imputabile di bambini e bambine, quando omettono di parlare di un caso di sparizione forzata, che possa essere quella di Luciano, di Santiago Maldonado o Facundo Castro, che ruolo svolgono? Quando non garantiscono i diritti dei ragazzi, affinché non ci sia violenza istituzionale, che ruolo svolgono? Quando chiedono più poliziotti o creano nuove forze, che ruolo svolgono? Quando tutti i mezzi di comunicazione fomentano la convinzione che i quartieri sono pericolosi e che i ragazzi sono pericolosi e non forniscono un contro messaggio, che ruolo svolgono? Che ruolo svolgono quando reprimono famiglie come quelle di Guernica, privandole della possibilità di avere una casa, un'abitazione degna e lo fanno con la forza repressiva dello Stato? Che ruolo svolgono? È lì che si evidenziano le loro responsabilità”.
"La rabbia aumenta, perché non siamo familiari che si limitano a denunciare una sola causa, noi amici di Luciano siamo stanchi di girare le province, per parlare con le madri, padri, fratelli, sorelle. Abbiamo tutte quelle storie impresse nella nostra testa, abbiamo una quantità enorme di informazioni di casi giudiziari, perché mi sono seduto a parlare con quelle madri. Ci raccontiamo le stesse cose, la logica è la stessa: lasciar passare il tempo, perseguitare le famiglie, affidare le indagini alla stessa polizia oggetto della denuncia, intercettare i telefoni… Sono queste le pratiche che accomunano ognuna delle cause legali. Il modo per far capire questa logica è affrontarle nel loro insieme, non separatamente, così che si veda chiaramente quello che fanno. L’esempio più chiaro della loro perversità è che riescono a far ritrovare i resti nelle stesse date, com’è successo con i corpi di Santiago Maldonado e Luciano Arruga. Quale cambiamento di coscienza può avere questa gente?".
"Io voglio creare questo ponte, con quello che definiamo una memoria dinamica. Il governo Kirchner è stato quello che ha avviato nuove politiche per condannare responsabilità per il genocidio che il nostro paese ha vissuto. Ma sono stati gli stessi che hanno proposto l’abbassamento dell’età imputabile. È lì che cade la maschera, perché quando parliamo di Diritti Umani, parliamo di difendere la vita di quelli che non sono riusciti ad avere giustizia per un genocidio che li torturò e fece sparire, e di coloro che oggi stanno soffrendo quella stessa logica del passato. Se dobbiamo analizzare, dobbiamo analizzare tutto. È lo stesso governo che attuò una forte politica di criminalizzazione e discriminazione, che si tradusse in controllo e disciplinamento nei riguardi dei bambini, gli adolescenti e la gioventù. E sono loro i responsabili politici della sparizione di Luciano”.
La feroce dittatura genocida è stata avallata da molti di colore che erano a favore dell’imposizione di un progetto politico per pochi, per mezzo della violenza.
Che l'ipocrisia e l'indifferenza della gente, questa volta, non si rendano nuovamente complici di assassini che fanno sparire persone sempre per lo stesso scopo.
Nunca más significa nunca más.

* Cinque anni fa Luciano Arruga aveva sedici anni quando una pattuglia della Polizia lo fermò. Dei testimoni dichiarano di aver visto gli agenti malmenare il ragazzo e caricarlo in auto con il volto coperto di sangue. Il 17 ottobre il corpo del giovane viene ritrovato.

Riferimenti: Trasmissione radio comunitaria "Un jury per la verità"

Foto tratta da: elteclado.com.ar

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