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Mercoledì scorso, nel pomeriggio, María Elena Llanos, giudice della Corte d’Appello di Valdivia, ha accolto la richiesta di modifica della custodia cautelare nei confronti del carabiniere coinvolto nell'omicidio del giocoliere Francisco Martínez a Panguipulli, omettendo la sua parentela con Alejandro Bruggink Llanos, Comandante dei Carabinieri e Capo della Sezione dell'OS-7 di Punta Arenas. "Il fatto che abbia un figlio che fa parte dei Carabinieri (...) presuppone un certo grado di coinvolgimento a riguardo", sostiene l'avvocato penalista Jorge Roberto Gutierrez. Ricordiamo che in prima istanza il giudice aveva ordinato gli arresti domiciliari.
"Ad oggi si può affermare che l'imputato ha agito per legittima difesa, e così il tribunale (...) ha ribaltato il verdetto dell’otto febbraio del 2021 e lascia spazio alla richiesta della difesa di modificare la disposizione cautelare sostituendola con obbligo di firma ogni quindici giorni", questo si legge negli atti dell'udienza tenuta dai giudici Juan Ignacio Correa, Luis Aedo e Maria Elena Llanos. Aedo è stato l'unico a votare a favore della misura cautelare.
Tuttavia, secondo le informazioni ottenute e pubblicate in esclusiva dal sito El Desconcierto, il giudice della Corte d'Appello di Valdivia, María Elena Llanos, è la madre di Alejandro Bruggink Llanos, Capitano dei Carabinieri e Capo della Sezione OS-7di Punta Arenas, informazione confermata attraverso il suo certificato di nascita.
L'avvocato penalista Jorge Roberto Gutiérrez spiega che, affinché un giudice (Corte d’Appello o Suprema) venga radiato, deve essere soggetto a causa di implicazione o di impugnazione, in base a quanto previsto dal Codice d’Ordinamento Giudiziario.
Per quanto riguarda Juan Gonzaléz Iturriaga, il funzionario di polizia coinvolto nella morte dell'artista di strada, risulta indagato per il reato di omicidio preterintenzionale, dopo aver sparato contro Francisco Martinez, il quale si sarebbe rifiutato di fornire le proprie generalità, mentre teneva uno spettacolo di giocoleria con i coltelli, a Panguipulli.
Nonostante nell'udienza per la formalizzazione tenutasi lunedì 8 febbraio, è stata dimostrata "la circostanza in cui l'imputato ha tentato di effettuare un controllo dei documenti di identità alla vittima e il rifiuto di quest'ultima ha portato a quanto accaduto". Successivamente, "la vittima ha tentato di aggredire l'imputato e lo ha minacciato con oggetti che possono essere considerati armi bianche", al che "l'imputato ha fatto uso della sua arma di servizio per respingere l'aggressione mentre indietreggiava di fronte alla vittima".
Così, ha continuato il magistrato, c'è stato un “primo sparo verso il pavimento, dopo di che c'è stata una discussione tra l'imputato e il giocoliere per costringere il secondo ad abbassare le sue armi ma, ignorando la richiesta, la vittima ha continuato ad impugnare due coltelli nella mano sinistra, tenendoli per la lama, ed un coltello nella mano destra tenendolo per la impugnatura ed in posizione di attacco”.
"In seguito altri due spari verso il basso, uno dei quali ha colpito una cassa metallica disposta sulla strada pubblica, mentre l'altro ha ferito la gamba dell'imputato. Il tutto si è compiuto dopo che la vittima si è avventata verso l'imputato, brandendo gli oggetti contundenti", ha relazionato il giudice.
"Alla fine tre colpi consecutivi da parte dell'imputato, i quali hanno colpito la coscia destra, la fossa iliaca destra ed il torace della vittima. Ferita (quella al torace) che è risultata fatale e che può essere considerata l'ultima, data la traiettoria dal basso verso l'alto, che dimostra che il colpo è stato sparato mentre l'imputato era gia in disequilibrio e in fase di caduta", ha precisato. Quest'ultimo è stato un colpo al di fuori della legalità, un colpo mortale contro chi era ferito e quindi indifeso.
È stato proprio quest'ultimo sparo al petto di Francisco Martinez il colpo fatale, che il giudice ha evidenziato. "Quest'ultima circostanza riferita conferma quanto detto dal pubblico ministero, che quell’ultimo e fatale sparo non era necessario", ha affermato.
"Con i colpi precedenti la vittima era riuscita a respingere l'attacco, ma con quell'ultimo colpo l'imputato ha commesso una violazione dei principi che sono alla base del protocollo di azione della polizia, in particolare quelli di necessità e proporzionalità", ha sentenziato. Decisamente non c’è giustizia per i "nessuno".

*Foto di copertina: www.infonews.com

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