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La giustizia indaga sul patrimonio dell'ex giudice argentino, a sei anni dalla sua morte

Sono trascorsi sei anni dalla morte dell'ex giudice Alberto Nisman, ma ad oggi il processo sulla sua scomparsa è ancora aperto. Fino a questo momento ci sono più incertezze che certezze e ci sono ulteriori elementi che aumentano la controversia. Elementi che furono analizzati all'inizio del processo come "motivi" di un possibile omicidio: un conto a New York di oltre 600 mila dollari, diverse proprietà e multipli conti di cui si ignora il valore. Nel processo sono incriminati il tecnico informatico Diego Lagomarsino, ex assistente di Nisman e amministratore di alcuni dei suoi conti bancari insieme alla madre e sorella del defunto, anche loro sotto indagine.
Il processo, inizialmente a carico del giudice titolare Claudio Bonadio, deceduto nel 2020, è stato affidato a Marcelo Martínez De Giorgi, il quale ha disposto di indagare sul patrimonio del magistrato deceduto, su quello della famiglia e di Lagomarsino, sospettato di riciclaggio di denaro sporco. Inoltre ha disposto il pignoramento dei beni di Nisman, e "il sequestro preventivo della totalità dei beni mobili ed immobili" degli accusati. Un team specializzato in fatti di corruzione sta analizzando inoltre il conto a suo nome nella finanziaria Merrill Lynch a New York, con 660 mila dollari.
Le indagini hanno subito un’accelerazione a seguito dell'appello di Claudio Picón, un imprenditore vicino a Nisman alla Camera Federale, dove reclama la restituzione di un lussuoso camioncino Audi concesso in qualità di prestito all'ex magistrato. Nell’appartamento di Nisman fu trovato addirittura un assegno firmato da Picón, per un valore di 200 mila dollari. Picón è l'altro imputato nel processo per avere disposto bonifici al conto della Merrill Lynch, e a cui sono stati sequestrate tre imprese: Palermopack, Easypack e Starpack.
Al momento si ignora la fonte della fortuna di Nisman: il conto nel Merrill Lynch, e quattro cassette di sicurezza - si ignora il valore custodito - in banche ed in un'impresa finanziaria privata che Sara Garfunkel, madre di Nisman, svuotò dopo la morte del giudice.
A ciò si aggiunge un conto, al quale non è stato possibile accedere, individuato a Colonia, Uruguay - in teoria fondi offshore gestiti da lì -, con 280 mila dollari in movimenti di denaro provenienti da capitali israeliane. Il responsabile del bonifico clandestino sarebbe il multimilionario Sheldon Adelson, come riferito da Pagina 12. Adelson, già deceduto, era un imprenditore proprietario di diversi casinò a Las Vegas, e avrebbe finanziato gran parte della campagna elettorale del presidente statunitense Donald Trump, come di altri gruppi di destra del paese. Il sospetto della giustizia è che il denaro verrebbe da quelli gruppi, responsabili di favorire l'attacco politico all'Iran. Le piste portano gli investigatori a pensare che quel denaro avrebbe finanziato l'acquisto di tre terreni nel complesso Pueblo Mio di Punta del Este, in Uruguay.
Ma la fortuna del giurista è ancora più consistente: aveva al suo avere, anche due appartamenti a Palermo Hollywood, a Buenos Aires.
Contemporaneamente Martínez De Giorgi ha sollecitato il fascicolo del processo per la scomparsa di Damián Stefanini, un finanziere che depositò 150 mila dollari nel conto della Merrill Lynch appunto sotto indagine.
Ad oggi, sono più le ombre che le luci nella vita dell’ex giudice, noto per avere accusato Cristina Fernández di Kirchner ed altri funzionari dello Stato di coprire l'Iran che lui riteneva degli attentati all'AMIA (Associazione Mutualistica Israelita Argentina).

Foto di copertina: www.pagina12.com.ar

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