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Il presidente eletto chiede di intervallare le sessioni con quelle per le conferme dei ministri. In arrivo diecimila militari della Guardia nazionale, presidio da zona di guerra

Washington. I repubblicani fanno muro. Ieri mattina hanno respinto la proposta della Speaker democratica Nancy Pelosi: chiediamo tutti insieme a Mike Pence di applicare il 25° emendamento della Costituzione che consente la rimozione del presidente qualora «non sia più in grado di assolvere i suoi doveri». Il rifiuto dei conservatori ha riacceso uno scontro tra i due partiti che si era attenuato dopo l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio scorso.

La Speaker ha usato parole durissime: «La complicità dei repubblicani con Donald Trump mette in pericolo l’America». A questo punto la mozione sarà messa ai voti, probabilmente oggi. Pence, per ora, non è pervenuto. Secondo i media americani il numero due della Casa Bianca sarebbe tormentato dai dubbi. E’ probabile che voglia osservare le prossime mosse di Donald Trump. Oggi il presidente terrà un comizio ad Alamo, cittadina a pochi chilometri da McAllen, al confine con il Texas. Un po’ tutti temono un altro «horror show»: recriminazioni per le elezioni «rubate» e così via. Tutto ciò in un contesto di grande allarme in vista dell’Inaugurazione della presidenza di Joe Biden, il prossimo 20 gennaio.

A Washington sono in arrivo altri 10 mila militari della Guardia Nazionale, un presidio da zona di guerra. Pelosi ha fatto sapere che aspetterà 24 ore la risposta di Pence. In parallelo, però, ha già avviato la procedura di impeachment. La metterà ai voti domani o giovedì, se il vice presidente non agirà. Il testo è firmato da quasi tutti i deputati democratici, 210 su 222. E’ una risoluzione breve, quattro pagine. L’accusa è contenuta in un solo articolo: «Incitamento all’Insurrezione». Ecco i passaggi chiave. «Il 6 gennaio 2021... il presidente Trump si rivolgeva a una folla di suoi sostenitori politici. Qui ripeteva false rivendicazioni: «noi abbiamo vinto le elezioni e le abbiamo vinte a valanga». Inoltre faceva dichiarazioni che hanno incoraggiato – con risultati evidenti – un’azione illegale contro il Capitol. Incitati dal presidente Trump, una massa di persone ha fatto breccia illegalmente nell’edificio, ferito appartenenti delle forze dell’ordine, minacciato membri del Congresso e il vice presidente».

L’atto di impeachment prende in esame la lunga campagna di delegittimazione condotta da Trump. Le carte citano, tra l’altro, la telefonata al Segretario di Stato della Georgia, Brad Raffensperger. Una pressione indebita per sovvertire il risultato in quello Stato: «Trovami i voti». Conclusione pesantissima: «Con tutto ciò il presidente Trump ha gravemente danneggiato la sicurezza degli Stati Uniti, delle sue istituzioni e del suo governo. Ha minacciato l’integrità del sistema democratico, interferito con la pacifica transizione dei poteri... Ha quindi tradito la fiducia che ha come presidente, con danno evidente per il popolo degli Stati Uniti». La richiesta di impeachment passerà, perché è sufficiente la maggioranza semplice che è nelle mani dei progressisti. Ma non è ancora chiaro come si andrà avanti. I democratici discutono se trasmettere subito il dossier al Senato, oppure aspettare qualche mese per dare tempo a Biden di far partire il suo governo. Ieri è stato lo stesso presidente eletto a suggerire un compromesso: il Senato potrebbe alternare le sessioni dell’impeachment con le sedute per ratificare le nomine dei suoi ministri. Tocca, in ogni caso, alla Camera Alta decidere se condannare Trump, rimuovendolo dalla Casa Bianca e anche impedendogli di candidarsi in futuro. Serve, però, il quorum dei due terzi. E al momento non c’è.

Tratto da: corriere.it

Foto © Imagoeconomica

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