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Per il frontman dei Pink Floyd la sentenza di estradizione è prevedibile: "I potenti sperano che Julian muoia in prigione"

Roger Waters, frontman dei leggendari Pink Floyd, si dice sicuro: “La volontà di Washington di punire Julian Assange non cambierà con Joe Biden in carica e il governo britannico farà di tutto per aiutare gli Stati Uniti a raggiungere questo obiettivo”. Parlando ai microfoni di "Going Underground", programma di punta della Tv RT, il musicista ha espresso le proprie preoccupazioni in merito alle sorti del fondatore di WikiLeaks, attualmente detenuto nel carcere di massimo sicurezza di Belmarsh (Londra). Assange è in attesa dell’esito del processo di estradizione negli Stati Uniti dove rischia fino a 175 anni di carcere per spionaggio e altri capi d’accusa infondati. Il giornalista, infatti, è stato letteralmente perseguitato dagli Stati Uniti per aver divulgato al mondo segreti di stato americani, e non solo, inerenti a crimini di guerra, episodi di corruzione e loschi affari dell’establishment “a stelle e strisce”. Per questo si è visto costretto a rifugiarsi per 7 anni nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, salvo poi essere arrestato l’11 aprile dell’anno scorso quando il presidente Lenin Moreno gli ha revocato lo status di rifugiato politico a lui concesso dal predecessore Rafael Correa. Da quel giorno Julian Assange si trova in prigione in condizioni psicologiche e fisiche precarie, fanno sapere familiari e medici, e a rischio contagio Covid-19 (nel pieno dell’emergenza sanitaria Assange era l'unico ad essere stato lasciato in cella). Appare chiara infatti, secondo Roger Waters, la volontà dei così detti poteri forti di mettere a tacere il fondatore di WikiLeaks: "I potenti sperano che Julian muoia in prigione", ha detto senza mezzi termini il cantante al presentatore di "Going Underground" Afshin Rattansi. Così come appare chiara, anzi chiarissima, la volontà della giustizia britannica di voler estradare Assange assecondando le richieste provenienti da oltreoceano. Le autorità britanniche "continueranno a seguire le istruzioni di Washington DC, che saranno esattamente le stesse, sospetto, di Joe Biden come lo erano di Donald Trump", ha commentato Waters. L'intero processo di estradizione, che si è svolto a Londra in autunno, è stato "completamente un lavoro di preparazione", sostiene il co-fondatore dei Pink Floyd aggiungendo che la sentenza, prevista per il prossimo 4 gennaio, è abbastanza facile da prevedere. Un processo farsa, insomma, come avevamo scritto anche noi qualche mese fa. Il team legale di Assange, naturalmente, farà ricorso in appello contro la sentenza, e il procedimento si trascinerà, tenendo l'editore rinchiuso nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh per altro tempo "dove è a rischio", ha sottolineato la rock star. Roger Waters è notoriamente un forte critico di Trump, ma non è troppo entusiasta del fatto che sia stato sostituito alla Casa Bianca dal democratico Joe Biden, che l'anno scorso ha definito Assange "un terrorista ad alta tecnologia".
"Biden è il servitore dell'oligarchia degli Stati Uniti. Non ci si può fidare di lui", ha avvertito Waters. “Il presidente ha cambiato il suo cappello o il suo nome. - ha aggiunto - Prima si chiamava Trump, ora si chiama Biden”. “Gli unici probabili cambiamenti saranno superficiali. - ha concluso - Biden non sarà così vile in pubblico come lo era Donald Trump ma le politiche non cambieranno”.

Foto tratta da facebook.com

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