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Forum "Abbattendo i muri": un solido e forte richiamo alla giustizia storica

Per tre ore e mezza, la solidarietà con il popolo palestinese, presente attraverso la realizzazione di un forum - che ha visto la partecipazione di relatori di diverso tenore e di diversi paesi, con l'arte musicale, con l'arte audiovisiva, la danza e il canto (organizzato espressamente dal Movimento culturale internazionale Our Voice) - ha dato visibilità questa domenica 29 novembre alla disperata lotta per la libertà, che da 72 anni viene portata avanti dai palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. E, contrariamente a quanto molti pensano, questa lotta persiste ancora oggi, seppure nell'indifferenza o l'ipocrisia di alcuni settori della comunità internazionale. La lotta si è intensificata e si è diffusa in tutto il mondo a passi da gigante.
Tanto che dall'altra parte dell'Atlantico, soprattutto in America Latina, la causa dei popoli indigeni è legata in modo particolare alla causa palestinese, soprattutto perché le loro lotte hanno delle somiglianze lampanti. Le lotte delle comunità indigene in paesi come l'Argentina, il Cile, la Bolivia, l'Honduras e altri nel vasto territorio del Sud America, come i palestinesi, si concentrano con fervore (in molti casi pagando con il proprio sangue) sul raggiungimento dell'indipendenza e sul recupero delle terre che sono state loro sottratte dai potenti di un tempo e dai potenti di oggi. Perché l'espropriazione di quelle culture originali continua ad essere il lavoro crudele di coloro che abrogano il loro diritto ad agire con supremazia, per spazzare via migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini, che commettono costantemente il peccato di ribellarsi e di avanzare pretese legittime.
Nel caso della causa del popolo palestinese, lo Stato di Israele dal 1948 si arroga il diritto di ignorarlo, fino al punto di calpestarlo, massacrarlo o, come diceva Eduardo Galeano (nei suoi testi ardenti a favore della Palestina), "cancellarlo dalla carta geografica".
Partendo dalla premessa che la causa palestinese è assolutamente giusta, i giovani del Movimento Culturale Internazionale Our Voice, guidato dalla sua fondatrice Sonia Tabita Bongiovanni e dal giovane giornalista Matias Guffanti - con l'espresso sostegno delle redazioni di ANTIMAFIADuemila d'Italia e Antimafia Dos Mil del Sud America - hanno dato vita all’evento (non a caso) proprio nella Giornata Internazionale della Solidarietà con il Popolo Palestinese, secondo l'ONU.

Ana Clara Dohle e Jamil El Sadi, rispettivamente argentina e italo-palestinese (entrambi il filo conduttore dell'incontro online), appena due minuti dopo le 16 di domenica (le 20, ora italiana), hanno dato il via al Forum a sostegno della Palestina: un viaggio attraverso le vie della resistenza di un popolo, che proprio nel momento in cui si scrivono queste righe sta vivendo la repressione, che viene esercitata impunemente dallo Stato di Israele. Una repressione supportata o sostenuta da una menzogna (la menzogna che il popolo palestinese pratica il terrorismo).
Una repressione che rende visibile il crimine politico-ideologico che lo Stato di Israele commette ignorando (e sotto gli occhi di tutti) tutti gli accordi internazionali firmati al momento della sua nascita come Stato. Una repressione, con una sfumatura di genocidio, esercitata contro il popolo palestinese, indiscriminatamente, per 72 anni. Una repressione sanguinaria che ricorda il regime nazista, al punto che ora sembra che i ruoli siano stati (grottescamente) invertiti: i palestinesi subiscono il genocidio che ha subito il popolo ebraico, solo che questa volta i genocidi non sono i nazisti, sono le forze militari dello Stato di Israele, che obbediscono alle direttive di un sionismo criminale e spietato, che nasconde grossolanamente le sue vere intenzioni.
Paola Becco, un'attivista palestinese originaria dell'Argentina, è stata introdotta dai conduttori, e subito le porte si sono aperte ad un lungo viaggio dove non sono mancate le informazioni e la pluralità dell'arte, e dove il pubblico è stato messo a conoscenza dei dettagli del conflitto. Becco ha sottolineato l'indifferenza della comunità internazionale e il fatto che la Palestina è stata di fatto vittima di un genocidio etnico, aggiungendo che la decolonizzazione del territorio palestinese è fondamentale affinché la lotta finisca per sempre.

Maya Cheikh Issa, attivista per la Palestina, si è soffermata sul significato della giornata, mentre Luisa Morgantini, ex vicepresidente del Parlamento europeo e presidente e fondatrice dell'Associazione "Assopace Palestina" ha completato il tema del conflitto con solide argomentazioni a favore della Palestina, ma ha anche coinvolto direttamente la comunità internazionale, chiedendo che si impegni a dire allo Stato di Israele che deve essere coerente con gli accordi internazionali.
Da parte sua, Iacopo Smeriglio, studente universitario e attivista del gruppo Gaza Freestyle, ha evidenziato la resistenza dei giovani che vivono tra le bombe e la violenza nella Striscia di Gaza. Ha anche sottolineato che i giovani palestinesi sono un esempio.
Nell’introdurre il successivo relatore, Jamil El Sadi ha fatto riferimento alla sua esperienza personale di palestinese, spiegando i dettagli di come personalmente debba subire un'intera serie di controlli, ogni volta che si reca in patria, dall'Italia, dove vive. Ha anche parlato in termini drammatici della Palestina come "uno Stato fantasma". Ha anche sottolineato: "Noi non esistiamo. La luce, l'acqua, il sistema economico e tutta la nostra vita in Palestina è controllata dalle forze di occupazione, con i coloni".
Fernando Romanazzo, produttore audiovisivo, regista del film documentario "Yallah! Yallah!" dove mostra il calcio, la passione e la lotta, intervistato da Lucas Martin (redattore di Antimafia Dos Mil e membro di Our Voice) ha detto che giocare a palla per le strade della Palestina, davanti ai soldati dell'occupazione, è un atto di resistenza. A proposito di questo episodio, ha parlato per alcuni minuti di tutto ciò che è inerente allo sport del calcio, alla lotta di resistenza in Palestina, ripudiando fortemente le detenzioni amministrative praticate dai militari israeliani; ma ha anche spiegato che ogni palestinese che si comporta "umanamente" sarà un bersaglio scelto dai soldati israeliani, sottolineando che il sionismo ha portato avanti la dottrina della qualificazione dei palestinesi come terroristi.
Dalia Ismail, attivista e membro dell'Associazione "Giovani Palestinesi d'Italia", è intervenuta fornendo la visione delle donne della resistenza. A questo proposito, ha dichiarato che le donne sono coinvolte nella lotta nazionale e nella lotta femminista, perché entrambe le lotte devono andare di pari passo.
Karim El Sadi, fratello di Jamil, ha dato il suo contributo come palestinese e come giornalista di ANTIMAFIADuemila, dando meritato risalto alla lotta che lui e suo fratello stanno portando avanti insieme ai giovani di Our Voice, e ai redattori della redazione dove lavora sotto la supervisione del direttore e giornalista Giorgio Bongiovanni.
Gabriele Rubini, alias "chef Rubio", chef di professione, personaggio televisivo, ex giocatore di rugby e attore, ha approfondito le cause del conflitto, fornendo importanti informazioni sulle metodologie del sionismo. Poi è intervenuto Moni Ovadia, attore, musicista, scrittore e intellettuale italiano di fede ebraica sefardita: le sue parole hanno completato le precedenti esposizioni, sempre in tono di difesa della causa palestinese, criticando fortemente lo Stato di Israele. Poi, per la seconda volta, "chef Rubio" è intervenuto affermando: "C'è un'appropriazione della cultura culinaria palestinese, cercando in questo modo di cancellare tutto ciò che è inerente al popolo palestinese".

Pochi minuti dopo ho dovuto prendere la parola come direttore di Antimafia Dos Mil Sudamerica, e nell'occasione mi è sembrato opportuno alludere ai parallelismi tra la lotta dei popoli nativi di Argentina e Cile (soprattutto le comunità mapuche) e la lotta del popolo palestinese, senza dimenticare alcuni dei commenti dello scrittore e giornalista uruguaiano Eduardo Galeano sul conflitto: "C'è poca Palestina rimasta. Passo dopo passo, Israele la sta cancellando dalla mappa”.
A nome dell'Uruguay, è intervenuto il giovane Nicolás Caraballo, rappresentante del Comitato per la Palestina Libera: le sue parole hanno reso noti gli effetti dell'ingerenza dello Stato di Israele nelle terre sudamericane, soprattutto per quanto riguarda la fornitura ai governi allineati con Israele e gli Stati Uniti, di materiale bellico e repressivo da utilizzare nella repressione di ogni tipo. Ha fatto un'analisi molto importante del conflitto palestinese, dal punto di vista sudamericano.
Nella prima parte della sezione finale del Forum ha partecipato l'attivista palestinese (residente in Brasile) Jamal Juma, che è anche il coordinatore della campagna "Stop the Wall". Con espressioni e riferimenti storici, ha affrontato gli aspetti centrali del conflitto tra Israele e Palestina, ovviamente con uno sguardo molto energico, recriminando lo Stato di Israele per la sua posizione genocida.
In seguito, sono intervenuti in ordine correlativo il coordinatore di Our Voice per il Sud America, Matías Guffanti; poi la fondatrice e direttrice generale di Our Voice, Sonia Tabita Bongiovanni; e infine il direttore e fondatore di ANTIMAFIADuemila, il giornalista Giorgio Bongiovanni.
Guffanti ha aperto la sua presentazione alludendo all'importanza della causa palestinese per Our Voice "poiché quella lotta rappresenta la difesa di un popolo oppresso e occupato. Un popolo che soffre a causa del genocidio. E quando parliamo della Palestina, parliamo dei responsabili che fanno la loro fortuna godendo del loro potere. E rompere il silenzio, come fa Our Voice, è creare una cultura che non sia omertosa. Per noi, come Our Voice, non c'è nulla che possa impedirci di denunciare. E oggi la denuncia è rivolta alla Palestina: denunciare che lì si pratica un genocidio senza vergogna”.
Sonia Tabita Bongiovanni, ha proseguito sulla stessa linea: "Conoscendo la causa palestinese, come Movimento Our Voice abbiamo subito voluto difendere quel popolo, quella terra. È una delle lotte che vogliamo portare avanti di più. Crediamo che i giovani debbano manifestare in tutto il mondo. Vogliamo combattere con il grido della gioventù, non essere indifferenti. Sappiamo che dietro il genocidio in Palestina c'è lo stesso sistema che opprime il popolo del Sud America”.
Giorgio Bongiovanni ha chiuso l'elenco dei relatori con alcune parole e riflessioni molto dure per lo Stato di Israele, tra le quali segnaliamo quanto segue: "Israele attacca i diritti dei palestinesi. Ha un atteggiamento criminale. Lo Stato di Israele fa quello che i nazisti hanno fatto al popolo ebraico. Un popolo che ha sofferto l'olocausto. Ma ora il popolo palestinese sta vivendo l'olocausto. Per più di 70 anni queste persone hanno vissuto l'oppressione imposta dallo Stato di Israele. E questo è un fatto molto grave”.
La parte artistica del Forum, ricca di ottimi audiovisivi e un'eccellente agenda fatta di canzoni, performance musicali, nonché l'arte della danza, è stata distribuita durante il lungo percorso sviluppato dai moderatori Ana Clara e Jamil, che hanno dimostrato un'ampia conoscenza dell'argomento.
Un viaggio attraverso la resistenza del popolo palestinese, la cui causa è globale, e anche la nostra.
Una ferrea resistenza senza frontiere, perché sia fatta giustizia storica, con il popolo palestinese (perché siano puniti gli assassini di bambini e giovani; perché siano puniti coloro che tengono prigionieri i palestinesi, che sono prigionieri politici; perché siano loro restituite le terre saccheggiate e depredate quotidianamente; perché le forze di occupazione e i coloni liberino i territori).
Basta con il genocidio in Palestina, nelle mani dello Stato di Israele.

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