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Le dimissioni giungono dopo il ferimento di due giovani

Il comandante generale della Polizia cilena (Carabineros), Mario Rozas (in foto), si è dimesso dalle sue funzioni. Questa mattina il presidente Sebastián Piñera ha accettato le sue dimissioni nominando al suo posto il vice comandante, generale Ricardo Yanez. A spingere Rozas a lasciare il suo incarico è stata la forte indignazione suscitata nell'opinione pubblica dopo che la polizia ha sparato contro due adolescenti disarmati all'interno di una struttura del Sistema nazionale minorile (Senami). In una conferenza stampa tenuta oggi Piñera ha chiarito di avere "il massimo rispetto e gratitudine per l'operato di Rozas", ma che condivide e rispetta le ragioni delle dimissioni. Il ferimento dei due giovani è stato infatti la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Sia la figura di Rozas che l'intera istituzione dei “Carabineros" erano stati già forte oggetto di critiche per i numerosi eccessi nell'uso della forza accertati nel corso delle proteste sociali dei mesi scorsi.
Secondo le prime ricostruzioni i due adolescenti di 14 e 17 anni sono rimasti feriti con colpi d'arma da fuoco della polizia all'interno di un riformatorio statale mercoledì nei pressi della città di Talcahuano. L'episodio è occorso nelle ultime ore del pomeriggio (ora locale) all'interno della residenza Carlos Macera del Sename. Il personale della polizia, segnala il sito "Biobio", era entrato come scorta ad un'ambulanza, mentre le circostanze che hanno portato al ferimento dei due giovani non sono state ancora chiarite. Entrambi i ragazzi sono attualmente ricoverati in ospedale ed uno dei due è stato sottoposto a intervento chirurgico per via di una lesione grave in una gamba. Filmati diffusi in rete, ritraggono i due ragazzi feriti in un prato prossimo ad una strada e persone che cercano di prestare i primi soccorsi. Il ministro degli Interni, Rodrigo Delgado, ha dichiarato in una conferenza stampa che si tratta di un fatto della "massima gravità".
Il ferimento dei due minorenni si somma ad altre violenze compiute dalla polizia in particolare nel contesto delle proteste sociali esplose lo scorso ottobre. Rozas ha assunto il comando della forza il 22 dicembre del 2018 con la missione di modernizzare i Carabineros e in un momento complesso per l'istituzione, che a quel tempo era finita al centro delle critiche a seguito dell'uccisione del giovane mapuche Camilo Catrillanca, e per gravi irregolarità riscontrate dalla magistratura nella conduzione di importanti inchieste. Rozas aveva definito gli abusi e gli eccessi documentati in molti casi anche da filmati, come "eccezioni", sostenendo che la polizia in generale rispetta i protocolli.
Secondo numeri ufficiali della magistratura sono 31 le morti occorse durante le proteste sociali sotto indagine per presunte responsabilità delle forze dell'ordine. L'ufficio regionale dell'Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite ha redatto un documento estremamente critico dell'operato della polizia durante le manifestazioni di protesta iniziate ad ottobre del 2019. "Il sostegno continuo e incondizionato alle forze dell'ordine e della sicurezza è preoccupante, poiché si tratta di comportamenti ripetuti", ha dichiarato il rappresentante in Cile dell'Alto Commissariato, Jan Jarab. Il rappresentante Onu ha sottolineato quindi che “è necessaria una profonda riforma delle forze dell'ordine e della sicurezza, che abbia come pilastri la professionalizzazione dei suoi agenti, la formazione sui diritti umani, la subordinazione all'autorità civile e soprattutto, i meccanismi di rendicontazione a tutti i livelli".
Già lo scorso febbraio l’alto commissariato, guidato dall'ex presidente cilena Michelle Bachelet, aveva raccomandato al governo di Sebastián Piñera l'adozione di una serie di misure specifiche volte a "correggere le pratiche della polizia" e chiedeva di poter partecipare a un meccanismo di controllo e monitoraggio riguardo l'adozione delle misure di correzione richieste. Una missione di esperti Onu ha documentato nel periodo da ottobre 2019 a febbraio 2020, 113 casi di tortura, 24 casi di violenza sessuale contro donne, uomini e adolescenti minorenni, tutti ad opera delle forze militari e di polizia. L'alto numero di ferite oculari riscontrate tra i manifestanti indicava secondo il documento Onu "l'uso sproporzionato di armi non letali" anche nei confronti di semplici passanti o nel contesto di manifestazioni pacifiche.

Foto ritagliata. Originale © Flickr/Mara Daruich

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