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È stata una vittoria schiacciante, ma c'è ancora molta strada da fare

"Hanno la forza, possono soggiogarci, ma i processi sociali non possono essere fermati dal crimine o dalla forza/La storia è nostra e la fa il popolo" (Salvador Allende, 11 settembre 1973).
Con il voto nel Plebiscito del 25 ottobre scorso, il popolo cileno ha emesso un certificato di morte per la Costituzione di Pinochet, che era stata concepita per non essere modificata. Per lo stesso motivo, per seppellirne ogni traccia, abbiamo ancora molta strada da fare nella lotta.
Il 18 ottobre dello scorso anno il Cile ha scritto una nuova pagina della sua storia. Quando la protesta sociale esplose con forza in tutto il suo territorio, chiedendo la fine della Costituzione Pinocheista e del modello economico e sociale imposto dalla dittatura, esteso da tutti i successivi governi. Trent'anni di attesa affinché la classe politica fosse finalmente costretta ad ascoltare il popolo, affrettandosi a chiedere un plebiscito per calmare gli spiriti ardenti della popolazione e salvare le istituzioni, sul punto di precipitarsi incontro alle richieste democratiche, all'esigenza di un regime di equità sociale e del rispetto dei diritti umani sistematicamente calpestati dalla lunga era neoliberale, che oggi dà inequivocabili segni di estinzione.
Senza dubbio, è stata una dichiarazione ufficiale storica da parte della cittadinanza, travolgente (con l'80 per cento di approvazione) e secondo le regole del sistema; a differenza della mobilitazione popolare che è ufficiosa e soggettiva. Questo plebiscito è stato concordato il 15 novembre 2019, subito dopo una crescente e sostenuta mobilitazione popolare, culminata in uno sciopero totale il 12 novembre 2019. Uno sciopero che ha scosso le fondamenta dell'intero sistema economico del Paese; e che quindi ha fatto sì che gli uomini d'affari, pieni di paura, ordinassero alla classe politica di trovare un modo per placare il movimento. Così i politici, obbedienti, hanno emanato questo accordo, che, pur celando diverse trappole a una lettura e uno studio approfondito, e se si considera il voto schiacciante per "approvazione", può portare verso la direzione richiesta dal popolo.
L'unico vincitore effettivo è la gente che si è recata alle urne e ha superato le paure insite nella pandemia e nell'orribile repressione scatenata contro i giovani, i lavoratori e tutti gli uomini e le donne, concertati senza la tutela dei partiti politici e di altri interessi fattuali. In questa giornata civile hanno sicuramente vinto i lavoratori, i giovani, i pensionati e tutti coloro che hanno seminato per tanto tempo la necessità di proteggere i nostri ecosistemi, di mettere un freno all'economia dei consumi e di metterci in guardia dall'avidità e dalla corruzione delle grandi imprese. Vale a dire, da quel manipolo di miliardari che hanno cooptato i governanti e i legislatori che si sono lasciati sedurre dai grandi capitali nazionali ed esteri. Sicuramente abilitati nei nostri giacimenti minerari, nelle attività di pesca e forestali, così come in quei servizi pubblici strategici come la fornitura di acqua potabile, la produzione di energia, le concessioni stradali e le banche (perché la sovranità, dalle alte vette al mare, dalle sue valli alle sorgenti, è qualcosa che il Cile ha ormai perso, a causa del regime militare e di tutti i governi che gli sono succeduti).

ragazzo cileno alle urne

Anche i partiti politici hanno perso, collusi da destra a sinistra per beneficiare degli alti stipendi del servizio erroneamente definito pubblico, le cui cifre superano il reddito dei legislatori nordamericani ed europei. Per questo motivo i festeggiamenti massicci della vittoria di domenica erano ancora privi di bandiere, padiglioni e altri distintivi, mentre erano esposti con entusiasmo la bandiera nazionale, la bandiera mapuche e gli emblemi delle più varie organizzazioni sociali, artistiche e culturali.
Ecco perché la gente ora (più che mai), non deve essere (e non sarà) trascurata. Né tantomeno assopirsi.
Dovrà rimanere in strada per evitare che nuovi consigli cupolari cerchino di stravolgere la volontà sovrana, esigendo nei prossimi due anni la concretizzazione delle riforme educative, previdenziali e di altro tipo, che sono state costantemente derise da La Moneda.
È evidente che solo una massiccia espressione popolare può ottenere i cambiamenti radicali di cui la nostra convivenza politica e sociale ha bisogno, oltre a esercitare una giusta pressione sui membri dell'Assemblea Costituente, passibili di essere ingannati, corrotti e minacciati, come lo sono stati in precedenza deputati e senatori, con alcune onorevoli eccezioni che confermano la corruzione politica trasversale.
Il popolo deve ora chiedere con forza il rilascio delle centinaia di prigionieri politici accusati dai tribunali. Allo stesso modo, le richieste dell'Araucania devono essere sostenute da tutte le persone che sono discriminate e maltrattate in tutto il paese.
Siamo di nuovo nell'utopia, con la responsabilità storica di dare un senso ai sacrifici di coloro che sono morti, che sono stati torturati, accecati e imprigionati, abbracciando la speranza. Ogni barricata è stata necessaria per mantenere vivo lo spirito di libertà, e ciascuna delle manifestazione artistica ne è stata alimento.
Oggi possiamo dire di aver vinto qualcosa e di essere consapevoli di un trionfo. Il popolo è una forza costituente che non richiede la guida dei partiti o delle élite; per questo dobbiamo lottare per una vera Assemblea Costituente, anche se questo provoca una ferita nei ranghi di destra e tra molte persone tiepide che hanno paura di lasciare questo sistema.
La sfida ora è che dopo questa festa non ci si ritiri dalle strade, la rappresentanza del popolo richiede le assemblee. Ed è in queste assemblee che deve emergere il contenuto della nuova Costituzione. L'organizzazione sarà fondamentale affinché ad aprile riusciremo ad istituire i rappresentanti di questo movimento.
La nostra prima responsabilità sarà quella di mantenere la coerenza senza cadere nello scoraggiamento, nella paura o nella confusione. Il recupero di una vita più giusta e solidale è la chiave della nostra felicità.
Abbiamo combattuto una grande battaglia, ma molte altre ci attendono. Abbiamo la forza di dimostrare che le Costituzioni possono essere fatte dal popolo, dal basso, con un protagonismo totale. I giovani combattenti meritano il nostro sostegno e la nostra collaborazione.
Lottiamo per il loro Cile, che sarà anche il nostro.
(27 ottobre 2020)

Foto di copertina: www.caretas.com

Foto 2: ANSA Latina

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