Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Riciclaggio di denaro e favori alla Odebrecht: ecco perché l’ex Presidente del Brasile tornerà in aula

È come un salto indietro nel tempo. Il giudice federale Luiz Antonio Bonat ha accolto la denuncia presentata contro l’ex Presidente Lula dal pool anticorruzione di Curitiba nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato, la tentacolare indagine contro i colletti bianchi che dal 2014 sta facendo tremare il continente latinoamericano. È la quarta volta che il leader del PT finisce nel registro degli indagati della giustizia federale paranaense, la quale lo aveva già condannato a 9 anni di reclusione per corruzione in relazione all’appartamento triplex che Lula si sarebbe fatto regalare dall’impresa di costruzione OAS in cambio di tre appalti della Petrobras.
Oggi, invece, deve rispondere dell’accusa di aver utilizzato l’Istituto Lula, fondazione che si occupa di cooperazione internazionale tra il Brasile e i Paesi del terzo mondo, per riciclare 4 milioni di reis provenienti dalla Odebrecht tra il dicembre del 2013 e il marzo del 2014. Secondo le prove raccolte dai procuratori del pool, questo denaro, versato alla no profit di Lula attraverso donazioni opportunamente registrate nei libri contabili, sarebbe stato poi fatto uscire dalle casse dell’Istituto attraverso quattro operazioni (ciascuna dal valore di un milione di reis) e così ripassato alla compagnia di Marcelo Odebrecht.
Ed è proprio dalle confessioni del noto impresario brasiliano che gli inquirenti paranaensi sono partiti per istruire il 14° procedimento penale che Lula dovrà subire nel giro di quattro anni. Odebrecht, a verbale, avrebbe confermato che la propria azienda effettivamente partecipò a questa maxi operazione di riciclaggio di denaro intermediata da Paulo Okamotto, fondatore e attuale Presidente dell’Istituto Lula. Di questo episodio avrebbe fatto parola anche Antonio Palocci, ex Ministro delle Finanze del primo governo Lula e principale accusatore dell’ex Presidente nei vari processi in cui è coinvolto. Per i magistrati le tracce di quest’operazione sarebbero contenute persino nella ‘Planilha Italiano’, uno schema che secondo l’ex giudice federale Sergio Moro sarebbe una sorta di conto corrente creato dalla Odebrecht per il pagamento di tangenti ad esponenti del Partito dos Trabalhadores - PT. Inoltre, queste quattro transazioni sarebbero addirittura menzionate in alcuni messaggi “in codice” ritrovati nel laptop di Marcelo Odebrecht che segnalavano del denaro da “sottrarre dal conto corrente delle tangenti e da ripassare all’Istituto Lula”.
Accuse puntualmente respinte dalla difesa dell’ex Presidente che, per mezzo di una nota, ha bollato il nuovo procedimento aperto come “una perquisizione contro Lula perché è stata innescata l’ennesima irragionevole azione giudiziaria nei suoi confronti”. Per lo storico leader del PT si tratta del quarto processo che dovrà subire dalla Justiça Federal di Curitiba, dopo le condanne rimediate da questa Corte per il caso del triplex di Guarujà e per il terreno di Atibaia, due proprietà che secondo i giudici erano finite nelle grinfie di Lula sottoforma di tangenti pagate dal cartello delle imprese Petrobras. Due pesanti sentenze (la prima di 9 anni e la seconda di 12) che gli avevano spalancato le porte delle celle di sicurezza della Policia Federal di Curitiba, dove è stato detenuto per 580 giorni salvo poi essere scarcerato grazie ad una sentenza della Corte Suprema (che impediva la detenzione per i non condannati in via definitiva).
Oggi, per Lula, si ripresenta la possibilità di un altro braccio di ferro con il pool anticorruzione, una sfida che in passato ha già determinato il destino della Nazione poiché, a causa della condanna inflittagli, l’ex Presidente non ha potuto partecipare alle elezioni 2018, vinte poi dal leader dell’ultradestra Jair Bolsonaro. Il processo, però, rischia di saltare ancora prima del suo avvio poiché, a causa della decisione del procuratore generale di Brasilia Augusto Aras, il pool di Curitiba chiuderà la serranda il 31 gennaio 2021. Di conseguenza, a causa dei tempi da tartaruga della giustizia brasiliana, il dibattito in aula potrebbe cominciare ben più tardi di quella data, consegnando ad altri magistrati l’onore di rappresentare la pubblica accusa contro il leader del PT. Una notizia che di sicuro avrà fatto sobbalzare l’ex Presidente Lula, il quale - sotto sotto - spera ancora di prendersi una rivincita contro gli uomini che gli hanno sporcato il curriculum con l’accusa di aver utilizzato la Petrobras a mò di bancomat per finanziare le proprie campagne elettorali.
Un’infamia insopportabile per il politico che sostiene di avere strappato dalla povertà 36 milioni di cittadini brasiliani.

Foto © Imagoeconomica

Video

  • All
  • Antonio Ingroia
  • Cosa Nostra
  • Our Voice
  • Palestina
  • Pietro Riggio
  • Salvatore Borsellino
  • Video

Le recensioni di AntimafiaDuemila

IL TEMPO DELLE FARFALLE

IL TEMPO DELLE FARFALLE

by Julia Alvarez

...

LA MAFIA HA VINTO

LA MAFIA HA VINTO

by Saverio Lodato

...


MI PRENDO IL MONDO OVUNQUE SIA

MI PRENDO IL MONDO OVUNQUE SIA

by Letizia Battaglia, Sabrina Pisu

...

MAGISTROPOLI

MAGISTROPOLI

by Antonio Massari

...


IL LIBRO NERO DEL VATICANO

IL LIBRO NERO DEL VATICANO

by Gianluigi Nuzzi

...

OSSIGENO ILLEGALE

OSSIGENO ILLEGALE

by Nicola Gratteri, Antonio Nicaso

...


LA STRAGE CONTINUA

LA STRAGE CONTINUA

by Raffaella Fanelli

...


ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy