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Il 22 ottobre iniziata la prima udienza a porte chiuse

"In un Paese come l'Honduras, dove coloro che difendono il diritto alla terra e i diritti ambientali sono sotto costante minaccia di morte e l'impunità è quasi totale, assicurare che i processi vengano seguiti da giornalisti e osservatori è un elemento fondamentale per la società nel suo insieme e, nel caso specifico, per conoscere la verità sull'assassinio di Berta Cáceres. Il processo contro David Castillo dev'essere trasparente". A dirlo è Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe. Il 22 ottobre, in gran segreto, si è svolta l'udienza preliminare del processo nei confronti di David Castillo, ex direttore della compagnia Desarrollos Energéticos (Desa), unico sospettato di aver ordinato l'omicidio dell'attivista e ambientalista Berta Cáceres, assassinata il 2 marzo 2016. L’udienza, tenutasi a porte chiuse per via delle misure anti-Covid-19, non è stata neanche trasmessa in streaming, a causa dell'asserita assenza di un tecnico. La Desa era responsabile del progetto della diga idroelettrica Agua Zarca, al quale si opponeva Berta Cáceres, coordinatrice del Consiglio civico delle organizzazioni popolari e native dell’Honduras (Copinh). Caceres è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco da uomini armati che sono entrati nella sua casa a Intibucá, in Honduras. Con il Copinh, aveva lanciato una campagna contro il progetto Agua Zarca, a causa dell'impatto che avrebbe sul territorio del popolo indigeno Lenca. Per questo l'ambientalista honduregna è stata prima minacciata e poi uccisa.
Nel dicembre 2019, un tribunale dell'Honduras ha emesso una condanna e una pena detentiva nei confronti di 7 imputati. Tuttavia, un rapporto di un gruppo indipendente di esperti, assunto dalla famiglia, indica che un maggior numero di persone potrebbe essere stato a conoscenza o aver partecipato alla pianificazione del delitto. "La mancata identificazione e persecuzione di tutti i responsabili dell'uccisione di Berta, compresi i mandanti, metterebbe a rischio altri difensori dei diritti umani", ha affermato Amnesty International.

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