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Our Voice denuncia Horacio Cartes e Bongiovanni esorta a non isolare i giusti
Conclusioni del 1º Foro Internazionale Pablo Medina: Narcopolitica

I criminali sono già sfacciatamente installati nelle sedi del potere. Quel potere agognato fin dall'antichità in tutto il mondo, e il Paraguay non è stato (né è oggi), l'eccezione. Possiamo solo denunciarlo e quindi creare la consapevolezza pubblica che i mali della mafia, non sono una metafora né i romanticismi della pubblicità cinematografica, come ad esempio l’emblematico film "Il Padrino", degli anni settanta. I corleonesi di quella produzione campione di incassi, di Francis Coppola, si sono moltiplicati dappertutto, hanno oscurato la bella isola siciliana e lo stivale italiano, non limitandosi esclusivamente all’ambito locale, anche nel mondo. Oggi il fenomeno mafioso è un fenomeno globalizzato per inerzia. L'inerzia dell'indifferenza che ha fatto da scintilla indispensabile affinché il fuoco della malignità mafiosa (premio Oscar per morti e distruzioni di ogni genere e portata, senza rispettare i confini), devastasse ettari ed ettari di terre democratiche, polverizzandole, per appropriarsene, o ridurle in roccaforti di parassiti in agguato. All'assalto di uomini e donne; all'assalto di istituzioni; all'assalto di giovani; all'assalto di anime. All'assalto dei cittadini giusti del pianeta. I giusti che ci sono tra gli operatori di giustizia, tra i pubblici ministeri, tra i politici, tra le forze dell'ordine, tra i sacerdoti, tra i dirigenti politici, tra i giornalisti, tra i giovani dell'Italia e del mondo, e tra la gente.
La rozzezza mafiosa, con la sua sporcizia addosso, mascherata da dialettiche e colletti inamidati, con le mani sporche di sangue sotto l’impulso del potere del denaro, e del potere stesso che è oramai più che radicato tra noi, latinoamericani e italiani, che hanno dovuto sopportare lo shock di una presenza assordante come la nostra, che per loro è fastidiosa e ostile, perché sanno perfettamente che l'Antimafia è una forza contundente. Forse il suo nemico numero uno dopo magistrati, pubblici ministeri e forze dell'ordine onesti. L'Antimafia estesa oltre l'Atlantico, come protagonista di una verità vera e pura. La verità di promuovere la giustizia e dire basta al crimine di stato e ai governi corrotti che si lasciano vincere dall’attrazione del potere finanziario che li avvolge con promesse, alta qualità di vita, comodità e vanità, trasformandoli in prigionieri del crimine, e complici di assassini, torture, sparizioni e di ogni sorta di attentati contro la vita e l'essere umano, che rispetta poco o per niente.
La mafia paraguaiana acquattata nelle viscere dei governi di turno, da molti decenni fino ad oggi, non ha avuto scelta che essere testimone del nostro Primo Foro Internazionale Pablo Medina, in cui la narcopolitica di questo paese, dell'America latina e del mondo, è stata analizzata in profondità, messa a nudo come uno dei mali più ripugnanti della civiltà moderna. Una civiltà che si vanta di essere esemplare ed avanzata, benché, a giudicare dai fatti e dai frutti, di evoluta abbia ben poco.
I mafiosi in Paraguay, seduti nelle loro case e nelle loro poltrone del potere non hanno potuto far niente per evitare che online, via streaming venissero alla luce i panni sporchi. Il risultato è stata una battaglia vinta contro la mafia locale, perché da questo Forum, nato dalla sete di giustizia e dai valori e l'etica di uomini e donne disgustati da tanta sfrontatezza dello stato, i giovani di Our Voice e del mondo hanno detto loro in faccia che non rimarranno con le braccia incrociate, né tanto meno lo farà il giornalismo libero del Paraguay e del mondo, e di Antimafia Dos Mil. Sono state molti le voci della regione che con il dito accusatore, in ogni momento dei loro interventi – hanno denunciato il sudiciume della criminalità organizzata che si insedia nelle società umane, per violarle, deteriorarle e indebolirle senza tregua. Ma noi che amiamo la verità e l'onestà nell'adempimento delle funzioni pubbliche e nello svolgimento della vita parlamentare, e che difendiamo i giornalisti paraguaiani e del mondo, assassinati per aver denunciato i corrotti nei loro rispettivi paesi, non restiamo in silenzio.
E parliamo. Abbiamo parlato senza ipocrisia e senza paura, come giornalisti di un'Antimafia libera, gomito a gomito con i giovani di un Movimento altrettanto libero, come è Our Voice. Abbiamo denunciato. Indipendenti. Senza bavagli. Potremmo addirittura dire gridando come se ci trovassimo in un deserto arido, pieno di spine e di serpenti. Abbiamo scelto di non tacere. Di dire tutto. In un Forum che, sicuramente, segnerà un prima e un dopo. Un Forum che, oltre a rendere omaggio al nostro martire Pablo Medina, e ad altri martiri della mafia nel mondo, ci ha permesso di evocare rispettosamente e meritatamente la figura e il suo intenso lavoro come giornalista dell'Antimafia argentina, dell'avvocato Raúl Blázquez, venuto a mancare all'inizio di quest'anno per una grave malattia. Un Forum che scuote inevitabilmente le fondamenta dei governi corrotti.

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Interventi nel Forum Pablo Medina: senza ipocrisie
Giorgio Bongiovanni, giornalista e direttore di ANTIMAFIADuemila, dall'Italia, nelle sue osservazioni è stato diretto e preciso: "Pablo è un maestro, perché è vivo; vivono le sue idee, per i credenti la sua anima vive. Vivono i suoi insegnamenti. Pablo è un maestro del giornalismo, un reporter. Molto capace, un professionista. Che ha un elevato senso della giustizia e dei valori della fratellanza, del nazionalismo patriotico paraguaiano. Questo sentimento porta le persone verso un’evoluzione della società, verso il lavoro. Questo è un paese che non ha giustizia, è un paese che è stato sempre governato da corrotti, mafiosi, narcos. Pablo è stato abbandonato dallo stesso giornale per cui scriveva. Il proprietario del giornale non si è preoccupato di proteggerlo. I padroni dei grandi giornali sono, nella migliore delle ipotesi, moderati, e finiscono per stringere accordi e trattative con i potenti. La direzione e i proprietari di questa testata, non hanno tutelato Pablo.
Pablo, è stato tradito dal governo di questo paese.

I colpevoli, gli assassini e i loro famigliari, coinvolti nel delitto che oggi sono sotto processo, sono soltanto dei burattini. Sono assassini in serie, narcos, uomini di facciata di uomini potenti molto più grandi di loro. Pablo seguiva una pista, un'inchiesta che portava alla politica". "Neneco Acosta era legato a politici che, pur non comparendo in prima linea, avevano legami con grandi narcotrafficanti del Brasile e, purtroppo, anche con le mafie italiane. Chiediamo giustizia per Pablo. Continuiamo a testimoniare il suo martirio, e quello della sua famiglia con il sacrificio dei suoi fratelli. Erano persone che Dio ha mandato sulla terra per insegnarci un cammino di onestà, di professionalità. Un cammino di ricerca della giustizia e della verità. Pablo Medina, rimane nei nostri cuori, e continua ad essere un emblema per le generazioni future. Abbraccio la famiglia di Pablo, i suoi figli, i suoi amici che sono lì. L'ex pubblico ministero Figueredo, Omar Cristaldo (attivista sociale), a tutto il gruppo che lavora lì, insieme ai giovani di Our Voice. Abbraccio anche tutti coloro che danno testimonianza del lavoro, della missione e del martirio di Pablo Medina. Hasta la Victoria Pablo! Siempre, siempre, siempre”.

Matías Guffanti, coordinatore del Movimento Our Voice, si è fatto eco della voce dei giovani del mondo e del Movimento, focalizzando il suo intervento sulla figura di Horacio Cartes e di altri personaggi della regione: "La narcopolitica è un tema di interesse mondiale. Pablo Medina ha rivelato una struttura criminale vincolata alla politica e a grandi famiglie. Man mano che avanziamo su quella linea di indagine troviamo la imprescindibile partecipazione dei settori delle forze dell'ordine, dei servizi di intelligence, del sistema finanziario e bancario, non solo a livello locale. Le organizzazioni mafiose italiane sono un punto di riferimento per queste reti criminali. Possiamo affermare che nei nostri territori non viviamo in democrazia. Né in Argentina con il governo di Fernández, né in Brasile con il governo di Bolsonaro. Nemmeno con il governo di Luis Lacalle Pou in Uruguay.
Si tratta di governi con politiche adattate al narcotraffico, alle misure di cui ha bisogno il narcotraffico. Sono governi subordinati a questi gruppi economici e a questo settore illegale che si sta estendendo con sempre più forza, a causa delle politiche e di un sistema giudiziario completamente dipendente dal potere politico e indifferente a tutti questi crimini, a tutti questi martiri e a quanto accade nei quartieri. Indifferente nei confronti dei giovani, dei poveri e di tutte le persone che stanno subendo le conseguenze di queste false democrazie. Quando parliamo di Pablo Medina dobbiamo necessariamente parlare di Horacio Cartes. L'ex presidente è totalmente complice di questo assassinio. È responsabile dell'assassinio di Pablo Medina. È una persona che noi come popolo dobbiamo affrontare. È un personaggio sinistro e sanguinario.
Ma non è solo, la trama non finisce con lui. Horacio Cartes è un personaggio legato a poteri internazionali, il suo legame con l'ex presidente argentino Mauricio Macri. Il suo legame con la rete di riciclaggio di denaro sporco gestita da Darío Messer, sotto indagine nella mega causa Lavajato in corso in Brasile. Cartes è indagato anche negli Stati Uniti e in Svizzera. Nelle rivelazioni rese pubbliche da Julián Assange, Cartes figura vincolato ad un importante trafficante di efedrina del Cartello di Sinaloa, Jesús Martínez. La politica e il silenzio del sistema giudiziale stanno uccidendo i cittadini di tutto il mondo. Il narcotraffico sta governando i nostri territori, e il narcotraffico è governato da gruppi economici che in questo momento governano il mondo intero. Dobbiamo lottare contro quella struttura e dobbiamo farlo attraverso una lotta politica e culturale.
Dobbiamo lottare attraverso i giovani e tutti gli strumenti che riusciamo ad avere come società. Se non riusciamo ad avere un sistema giudiziario che si assuma la responsabilità di prendere posizione di fronte alle morti di tutti questi martiri, dobbiamo farlo noi. Noi come giovani e noi come cittadini dobbiamo assumerci questa responsabilità. Dobbiamo prenderci lo Stato, dobbiamo prenderci la politica, dobbiamo prenderci la giustizia. Dobbiamo pretendere dai funzionari pubblici, come la deputata Cristina Villalba (del Partito Colorado paraguaiano), così come dall’ex governatore di Canindeyú, Alfonso Noria, o dall'ex presidente Horacio Cartes, o l'attuale presidente Ado Benítez e da tutti i funzionari del Paraguay (e di tutti gli altri paesi) che stanno sporcando le sedie dello Stato che sappiano che esse sono sacre. Le stanno macchiando con il sangue che hanno sulle mani. Il sangue dei nostri martiri, dei nostri amici, dei nostri fratelli.
Dobbiamo cacciare con forza e con coraggio questi usurpatori che sostengono un sistema corrotto che ci sottomette e che ci sta uccidendo. I giornalisti che partecipano a questo Forum, come Jorge Figueredo o Georges Almendras, sono persone che rischiano la vita ogni giorno. Rischiano la vita perché combattono da soli una colossale battaglia contro un nemico potente. Un nemico che vinceremo insieme. Uniti come popolo contro questo sistema criminale, senza bandiere politiche perché sono tutte sporche. Dobbiamo farlo a partire dai valori umani che dobbiamo difendere come unica bandiera di libertà, per tutti i nostri paesi. Questo è il lavoro che stiamo realizzando come Our Voice in Italia, dove stiamo appoggiando i giudici e i magistrati, indipendenti che fanno veramente la lotta, i settori dello Stato che veramente funzionano come Stato. Dobbiamo prenderci lo Stato che è nostro.

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La fondatrice di Our Voice, Sonia Bongiovanni non solo ha sottolineato il lavoro di Pablo Medina, ma ha affrontato il tema della mafia siciliana, la cui nefasta presenza nella sua terra, l’ha portata ad avere la forza sufficiente per creare, all'epoca appena adolescente, oggi ha 19 anni, insieme ad altri adolescenti, un Movimento oggi molto attivo attraverso l'arte e le mobilitazioni in varie parti del mondo: "In Italia si trova il cuore della Mafia. In particolare la 'Ndrangheta, in Reggio Calabria che è l'organizzazione con maggiore ingerenza nel narcotraffico latinoamericano. La Sicilia è una regione storicamente colpita da attentati e da stragi, e dobbiamo capire che lo stesso sangue dei nostri padri, dei padri della nostra patria, è lo stesso sangue di quelle madri e padri che hanno combattuto in America latina e che continuano a lottare ancora oggi.
Noi, in Italia, appoggiamo i giudici e i magistrati che continuano a lottare, i giornalisti veri come lo era Pablo Medina. Sento che Pablo è un padre per tutti noi, è un martire che è vicino alla nostra lotta, e a quella di tutti i giusti che lottano contro la mafia e il potere mondiale. Noi gridiamo che la Mafia si nasconde dentro il potere economico mondiale.
La 'Ndrangheta fattura 70 miliardi di euro ogni anno. Questa Mafia si nasconde dietro la finanza, l'economia e la politica, non solo quella italiana, ma anche internazionale. Noi di Our Voice vogliamo informarci e sapere, smettere di essere ignoranti e denunciare i responsabili. Mostrare loro la forza della gioventù. Questo appello lo facciamo attraverso l'arte e la passione. Pablo Medina non è stato ucciso solo da "Neneco" Acosta, e dagli autori materiali dell'omicidio. Lo hanno ucciso anche la politica e il sistema giudiziario mafioso e corrotto che non sta indagando e condannando i veri autori del crimine di Pablo e di decine di altri omicidi in Paraguay. La mafia che uccide per le strade di Palermo, è la stessa che sta uccidendo le nostre sorelle e fratelli lì. Non ci arrenderemo. La stampa che non parla di queste situazioni è una stampa mafiosa, che dovrebbe far vedere al pubblico chi c'è dietro gli omicidi.
Viviamo in una dittatura camuffata, questa non è una democrazia. L'attuale presidente (Mario Abdo Benítez) è il figlio del segretario di Stroessner. Quindi la linea è la stessa. Siamo un unico pianeta, siamo un unico popolo che si alza in piedi e continua ad alzarsi. Antonia Almada, assassinata insieme a Pablo Medina, al momento dell'assassinio, aveva la mia stessa età. Aveva soltanto 19 anni. Accanto a Antonia e ai giovani che in Cile, in Paraguay, in Argentina, gridano per le strade. Voglio fare la stessa cosa insieme a tutti i nostri giovani. Vogliamo mettere fine all'impunità e all'omertà, omertà che ho visto in Paraguay e nei paesi latinoamericani, e che ho visto a Palermo. Non possiamo continuare ad accettare che questi poteri nascosti continuino ad esistere”.
Un altro dei partecipanti del Forum è stato il giudice argentino Dr. Juan Alberto Rambaldo che ha analizzato la criminalità del suo paese, chiedendo specifiche indagini: “Mi sono rimasti tanti interrogativi che non sono stati presi con criterio, da parte del governo della Repubblica Argentina. L'indagine realizzata dal giudice Jorge Rodríguez, sulle attività di Enrique Santos, che è figlio della deputata Lilita Carrió, legato al contrabbando di droga in Messico. Il tribunale della provincia del Chaco, senza alcuna logica, gli ha permesso di uscire dal paese. È necessario indagare sull'incontro che l'ex presidente Mauricio Macri ebbe in Paraguay con il suo collega Horacio Cartes. Voglio sottolineare le dichiarazioni dell'investigatore di origine calabrese, Rocco Carbone, sui legami della "Famiglia" Macri, con la 'Ndrangheta. Infine, voglio aggiungere la comparsa di un elicottero con le insegne della polizia della provincia di Buenos Aires, durante un raid antidroga in Paraguay. Qualcuno, inevitabilmente, doveva essere coinvolto, corrotto, perchè ciò accadesse”.
L'ex pubblico ministero paraguaiano Jorge Figueredo, anche redattore di Antimafia, ha parlato della realtà del suo paese, con una visione molto incisiva, in particolare rispetto alla struttura criminale esistente attorno al crimine di Pablo Medina: "La morte di Pablo Medina, un uomo giusto che lavorava per liberare il Paraguay dalla dittatura mafiosa, non deve restare vana. Come hanno affermato Sonia Bongiovanni e Matías Guffanti, la cosa grave in Paraguay in questo momento è che stiamo vedendo che la narcopolitica e la mafia si sono fortificate negli ultimi anni. Il principale responsabile morale dell'assassinio di Pablo Medina è Horacio Cartes e i suoi sudditi che fanno parte del suo entourage politico ed economico. Negli ultimi anni e fino ad oggi sono state compiute azioni che attentano contro le varie istituzioni dello Stato, e contro la democrazia, sottomettendo il potere giudiziario, la procura, la camera dei deputati, gli organismi con poteri extra, come la giuria.
Questa sottomissione ha il fine di difendere i propri interessi criminali. Le azioni antidemocratiche, come l'espulsione o la sospensione di una parlamentare critica (si riferisce a Celeste Amarilla, ndr) solo per aver denunciato che i partiti politici, la maggior parte dei deputati, ricevono finanziamento da attività illecite. Questo è un attentato contro la democrazia, contro lo stato di diritto. Queste azioni arbitrarie e autoritarie da parte di Horacio Cartes e di una certa élite, cercano di eliminare ogni resistenza istituzionale e cittadina nel Paraguay. Il loro obiettivo è costruire una nuova dittatura, una dittatura mafiosa, sostenuta da un patto tra la Mafia e i settori corrotti dello Stato, con la complicità, purtroppo, di una parte, del popolo paraguaiano. I cittadini onesti del Paraguay e dell’America latina non possono permettere che una piccola minoranza, composta da criminali di alto livello, assalti in modo autoritario la Repubblica, trasformando il Paraguay in uno Stato Mafia. Hanno ucciso Pablo perché noi come società lo abbiamo lasciato solo.
Pablo è stato ucciso perché come società non lo abbiamo protetto. Faccio un appello a tutti quelli che amano la giustizia, tutti quelli che amano una società senza droghe, mi rivolgo a tutta la cittadinanza. Un appello a non lasciare mai più solo nessun combattente, nessun giusto come Pablo Medina. Il popolo paraguaiano e latinoamericano non può permettere che una nuova dittatura molto più crudele, sanguinaria e corrotta di quella di Stroessner si stabilisca in Paraguay. Ciascuno dei cittadini onesti che amamo la verità, deve trasformarsi in un muro vivente di protezione, in difesa di quei uomini e donne giusti che stanno rischiando la loro vita in questo momento, non solo in Paraguay, ma anche in Argentina, Uruguay, Italia, e nel resto del mondo. Denunciamo i corrotti, i corruttori, denunciamo il matrimonio della Mafia del narcotraffico con i settori corrotti dello Stato paraguaiano. Dobbiamo unire tutti gli uomini e donne giusti, e stringerci attorno a loro. Solo così potremo fortificare la loro lotta per la verità e la giustizia. Eviteremo che il crimine organizzato e la Mafia continuino ad uccidere i nostri migliori uomini e donne. Urge una rivoluzione civile e culturale, in Paraguay, in America latina e nel mondo. Solo così potremo sradicare definitivamente da questo paese la narcopolitica e, quindi, la mafia. Dobbiamo essere la resistenza, resistere, resistere fino alla fine."
Emilia Cardoso, del Movimento Our Voice e moderatrice del Forum, ha chiuso l’evento con un discorso significativo sulla partecipazione dei cittadini: "Dobbiamo partecipare, scendere in strada con rabbia, per frenare questi flagelli. I narcotrafficanti e i politici, così come i professionisti che operano all’interno delle reti criminali, sono persone che nascono nel seno della società. C'è una cultura della criminalità, una cultura che permette che tutto questo succeda. Come cittadini abbiamo molto lavoro da fare. I giovani delle città, dei quartieri marginali, che sono i luoghi più colpiti, così come le zone rurali dove i contadini sono costretti a lavorare nei campi dei narcotrafficanti, tutti i giovani devono prestarsi a lottare contro questo sistema. Dobbiamo essere cittadini ben informati."

Foto di Copertina: www.antimafiaduemila.com / Incontro tra Giorgio Bongiovanni e Pablo Medina nel 2000, ad Asuncion, Paraguay, occasione in cui Pablo chiese giustizia dopo l’omicidio di suo fratello Salvador Medina.

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