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di Jorge Figueredo
Si accumulano le denunce di corruzione nel settore sanitario

Il Paraguay è stato uno dei primi paesi d'America a stabilire delle misure restrittive per la circolazione di veicoli e di persone, l'isolamento sociale e la sospensione di quasi tutte le attività economiche sia del settore pubblico che di quello privato.
La quarantena è iniziata lo scorso 10 marzo e ha paralizzato l'intera l'economia, le attività sportive, sociali e culturali. Sin dall'inizio la maggior parte delle persone ha rispettato il decreto presidenziale che stabiliva l’obbligo di stare a casa e la sospensione della maggior parte delle attività commerciali, dell'industria e delle attività dei lavoratori autonomi, con alcune eccezioni relative a supermercati, farmacie, distributori di benzina, servizi di taxi, uber e servizi essenziali relativi soprattutto alla salute, al trasporto di prodotti alimentari e merci, attività bancaria, cooperative, il lavoro dei giornalisti e l'esercizio delle funzioni di autorità legislative, esecutive e giudiziarie, compresa la polizia e il Ministero Pubblico.
Nonostante il fatto che la maggior parte degli abitanti del paese si dedichi ad attività lavorative informali e indipendenti, in cui il reddito dipende da ciò che viene venduto o dal servizio fornito nella giornata, (generando per tale motivo angoscia, dissenso e fame in parte della popolazione), con un immenso sacrificio e consapevoli che la salute e la vita sono più importanti di ogni cosa, sono state rispettate tutte le disposizioni del Potere esecutivo e le raccomandazioni delle autorità giudiziarie e fiscali.
Il coronavirus ha provocato un blocco generale che ha confinato i paraguaiani nelle loro case, ma non la corruzione e i privilegi dei padroni del paese che continuano ad agire in piena libertà, nonostante alcune misure di trasparenza e di lotta alla corruzione, dettate dal Governo di Mario Abdo Benítez.
Il coronavirus ha smascherato i grandi criminali dai colletti bianchi, poiché la grande maggioranza dei politici e governanti che fanno parte dei poteri esecutivo e legislativo, nel corso dei decenni hanno investito ben poco nella sanità e nell’istruzione del Paraguay. La maggior parte delle risorse dello stato è andata indebitamente a finire nelle tasche dei corrotti di turno. I principali ospedali e centri sanitari, compreso l'IPS (Istituto di Previsione Sociale) non solo non dispongono delle forniture basilari per affrontare questa pandemia, ma negli anni hanno funzionato in condizioni pessime, senza medicine, senza avere prodotti essenziali come perossido di idrogeno, garze, ecc., e dove ai pazienti vengono date solo le prescrizioni mediche per comprare tutto quello che necessitano nelle farmacie private che comunemente sono dislocate attorno ai centri sanitari.
In queste farmacie il costo delle medicine è alto, non esiste un serio controllo dei prezzi e tanto meno della qualità dei prodotti commercializzati, a discapito della salute e dell'economia di malati e di pazienti. I prezzi gonfiati ed alti dei medicinali fanno sì che i poveri e la classe media non possano acquistare i medicinali necessari per la cura che devono seguire, e se riescono a farlo non vi è alcuna garanzia che il prodotto che stanno utilizzando sia di qualità idonea a combattere le malattie.
Considerando che la salute è il principale bene pubblico, è incredibile come lo Stato abbia indirizzato le proprie risorse per pagare stipendi, principalmente per sovvenzionare le grandi compagnie di trasporto, della soia, agli industriali, ai proprietari dei grandi mezzi di comunicazione, per truccare gli appalti a favore delle grandi catene farmaceutiche, a società fantasma che fatturano milioni di dollari, ci siamo permessi addirittura il lusso che l'IPS, il cui servizio per anni è stato pessimo, abbia concesso un credito per milioni di dollari ad un'impresa multinazionale di telefonia cellulare che ben poco ha contribuito allo sviluppo del Paraguay.
La mancanza di risorse pubbliche destinate al Ministero della Salute ha portato da decenni alla privatizzazione della salute pubblica. Niente è gratuito nei pochi ospedali e centri di salute esistenti nella Repubblica.
Questa tremenda iniquità ha avuto come conseguenza che la maggioranza dei poveri ed esclusi dal sistema che sono circa 3 milioni di paraguaiani, non si rivolgono quasi mai ai servizi sanitari dello Stato, mentre i ricchi contano su assicurazioni private e pubbliche che garantiscono loro l'accesso immediato ad un'importante copertura sanitaria.
Il Governo ha adottato misure estreme ma corrette con un certo anticipo, dando priorità alla salute piuttosto che all'economia, forse è questo il motivo perchè fino al momento ci sono pochi contagiati e morti, rispetto a paesi come Ecuador, Brasile, Italia, Spagna e Stati Uniti. Una decisione presa anche considerando che infrastrutture sanitarie e risorse umane disponibili sono scarse. Disponiamo di pochi letti di terapia intensiva, respiratori, mascherine e perfino materiali di bioprotezione, essenziali per eseguire le analisi in numero sufficiente nei laboratori per avere una diagnosi accurata del volume di infettati in Paraguay e soprattutto per proteggere gli operatori sanitari, medici, infermieri, assistenti sociali, e tutti quelli che fanno lottano in prima linea contro il virus, e ne sono più esposti.
Nonostante l'ingiustizia storica appena descritta, abbiamo ingenuamente creduto che in questa circostanza eccezionale, nessuno avrebbe approfittato della situazione per cercare di trarre profitto o rubare le poche risorse su cui conta il paese per affrontare la pandemia. Tuttavia ci sbagliavamo.
In questa settimana vari media della capitale hanno riportato le denunce su sospette fatturazioni gonfiate nell'acquisto di forniture sanitarie da diversi enti dello Stato come Dinac, Petrobras e Una.
Ai microfoni di Radio Ñandutí la deputata Kattya González ha riferito di avere inoltrato denuncia alla Procura Generale dello Stato sollecitando l'apertura di un'indagine penale sulla presunta sovrafatturazione nell'acquisto di mascherine nella Dinac (Direzione Nazionale dell’Aeronautica Civile). Ha detto che non si può permettere che le autorità lucrino nella situazione di pandemia: "Sarebbe una vergogna, una calamità, una disgrazia, per il Paraguay, mi dispiace". “Abbiamo appena presentato denuncia, firmata da un gruppo di deputati alla Procura Generale dello Stato in cui sollecitiamo un'indagine penale riguardo i fatti che sono stati pubblicati e che riferiscono di probabili condotte penalmente rilevanti, il che richiede effettivamente l'apertura di indagine", ha spiegato.
"Che al momento si lascino passare o si giustifichino acquisti sovrafatturati ci sembra realmente spietato. Da tutti i punti di vista i prezzi fatturati per l’acquisto di quei materiali non sono conformi con i prezzi di mercato (…) I prezzi non sono in linea con le giustificazioni fornite dalla Dinac e quindi si deve aprire un'indagine penale ed è quello che stiamo facendo", ha riferito la parlamentare.
La deputata Kattya González a Radio Ñandutí ha dichiarato che hanno esteso la denuncia anche al capo della Dinac, Edgar Melgarejo "perché c'è un filo conduttore tra l'impresa dalla quale sono state acquistate le mascherine e il Consorzio Aerotech alla quale la Dinac ha aggiudiato un appalto per un importo totale di 1.895 milioni per assistenza e manutenzione di apparecchiature aeronautiche, comunicazione, navigazione e vigilanza".
Diversi deputati che hanno esteso la denuncia al titolare della Dinac, tra cui Carlos Rejala e Rocío Vallejo, questa settimana hanno segnalato che Melgarejo li avrebbe sfidati apertamente minacciando di querelarli. (…)
Melgarejo inizialmente ha fatto riferimento ad un contesto politico e ha aperto una pratica amministrativa per tutti i funzionari e le società vincolate all'acquisto delle mascherine, dimettendosi dall'incarico di presidente della Dinac, a seguito della denuncia, ha negato categoricamente il suo coinvolgimento nelle irregolarità.
Dopo la denuncia, gli ufficiali giudiziari hanno effettuato contemporaneamente perquisizioni in vari uffici della Dinac, procedendo al sequestro di documenti, computer e raccogliendo informazioni per chiarire la responsabilità penale dell'ex presidente. Stando alle prime dichiarazioni di uno degli agenti intervenuti, Omar Legal: "Vi sono forti indizi che le società alle quali Dinac ha aggiudicato gli appalti per la fornitura dei prodotti sanitari sarebbero società fantasma", cioè, fisicamente inesistenti, che figurano solo sulla carta e che sono costituite al solo fine di trarre profitto o per l'appropriazione indebita delle risorse dello Stato attraverso accordi con i suoi funzionari corrotti.
Questi indizi di corruzione denunciati ci insegnano che nonostante vari parlamentari siano stati rimossi dai loro incarichi negli ultimi anni, per reati punibili come abuso di potere e gravi irresponsabilità nell'esercizio della loro carica, non sono sufficienti a porre fine alla voracità dei criminali del settore pubblico e privato.
Non è sufficiente l’insofferenza cittadina nel sopportare i vecchi vizi della politica, se non miriamo a smascherare i veri ideologi e i responsabili della grande disuguaglianza sociale esistente nel paese le cui cause sono la corruzione e l'iniqua tassazione vigente - i potenti e i ricchi pagano pochissime tasse - a scapito delle classi media e povera che sostengono le spese di tutto l'apparato statale.
L'enorme quantità di terre avute illegalmente, assegnata all'epoca di Stroessner e che nessun Governo dopo l’89 ha cercato di recuperare, la distruzione delle nostre risorse forestali, l'inquinamento delle acque, del suolo, gli alimenti con gli agrotossici gestiti e commercializzati da grandi imprenditori agroalimentari che attentano contro la vera ricchezza dei paraguaiani che è la natura, e non i grandi crediti concessi dalla Banca Mondiale e da altri organismi internazionali, dopo il coronavirus, e neanche le riserve internazionali che possono aiutare a pagare per qualche mese lo stipendio dei funzionari pubblici, ma che non garantiscono affatto lo sviluppo sostenibile che assicuri la qualità della vita ai paraguaiani di oggi e alle generazioni future.
Come ha affermato in questi giorni in una discussione in collegamento con NPY (Notizie Paraguay), il famoso filosofo ed educatore colombiano Bernardo Toro riferendosi al modello dell'assistenza sanitaria durante la pandemia del coronavirus. "La salute è il principale bene pubblico, ma sembra che non lo capiamo. Abbiamo trovato i soldi per le automobili, ma non per fabbricare i respiratori”.
Se non elaboriamo delle strategie chiare e decise di lotta alla corruzione, ai corrotti e alle varie associazioni criminali nate per prendere d’assalto le casse dello stato, servendosi di politiche pubbliche, questo tipo di atti criminali che evidenziano chiaramente la connivenza tra il settore pubblico e privato, non solo continuerà, ma rimarranno impunite le vere menti direttive che uccideranno molto di più del coronavirus.
In questo tempo nel paese si parla e si discute della necessità di una riforma dello Stato, ma questo è senza dubbio insufficiente. È urgente un risveglio di coscienza che miri a non recare danno alla terra e a tutti gli esseri viventi del Paraguay e del pianeta. Perché senza denaro possiamo vivere, ma senza gli elementi che sostengono la nostra vita: acqua, terra, aria pura, foreste, animali, e minerali, non sopravvivremo e l'estinzione sarà il nostro prossimo imminente futuro.

Foto © Presidencia de la Republica de Paraguay

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