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di Giampiero Gramaglia
Martedì la prima udienza. L’ufficio contabile: “Il presidente ha infranto la legge”

Con la lettura dei capi d’imputazione e il giuramento dei senatori di agire da “giudici imparziali”, s’è ufficialmente aperto nel Senato di Washington il processo per l’impeachment di Donald Trump, rinviato a giudizio dalla Camera per abuso d’ufficio e ostruzione alla giustizia nel Kievgate, il “quid pro quo” tra aiuti militari all’Ucraina e l’apertura di un’inchiesta contro i Biden, il padre, Joe, candidato alla nomination democratica a Usa 2020, e il figlio Hunter, socio di una società energetica ucraina.
Si avvia quindi all’epilogo una vicenda sviluppatasi dopo l’estate, quando si seppe della telefonata del 25 luglio di Trump con il presidente ucraino Volodymyr Zelenski, cui fu proposto il baratto: tu mi fai un favore e apri l’inchiesta sui Biden, io ti do gli aiuti. Se il rinvio a giudizio del presidente spetta alla Camera, il processo e il verdetto toccano al Senato, dove i repubblicani sono maggioranza. Un’assoluzione di Trump, allo stato delle cose probabile, potrebber trasformare l’impeachment in un boomerang per i democratici, anche se Nancy Pelosi, speaker della Camera, dice che resterà per sempre una macchia sulla presidenza del magnate.
I capi d’accusa sono stati letti da Adam Schiff, presidente della Commissione Intelligence, deputato e maratoneta. Lui è il capo del pool di deputati - in gergo, managers - che rappresenteranno l’accusa nel processo: gli altri sono il presidente della Commissione Giustizia Jerry Nadler e Jason Crow, Val Demings, Sylvia Garcia, Hakeem Jeffries, Zoe Lofgren, cinque uomini e due donne. I “manager” avevano già provato mercoledì sera a consegnare al Senato gli articoli di impeachment, con una sorta di ieratica processione tra le due ali del Congresso.
Ma Mitch McConnell, il leader della maggioranza repubblicana al Senato, non aveva voluto riceverli: aveva infatti programmato l’inizio dell’iter per oggi alle 12.00 e aveva convocato per le 14.00 il presidente della Corte Suprema John Roberts, per il giuramento. Roberts presiederà il dibattimento, che comincerà martedì. “Ci risiamo, un’altra truffa dei nullafacenti democratici”: così Trump ha accolto su Twitter la messa in moto del processo. Ma l’osservatorio indipendente del Government Accountability Office dà forza alle accuse, sostenendo che l’Amministrazione Trump ha violato la legge congelando gli aiuti all’Ucraina, già stanziati dal Congresso. Il Gao punta il dito sulla Casa Bianca e sulla decisione dell’estate: “La legge - scrive - non permette che il presidente sostituisca le priorità politiche decise dal Congresso con le sue proprie priorità”. La Pelosi sostiene che il rapporto del Gao rafforza la necessità di consultare nuovi documenti e ascoltare nuovi testimoni. È un punto di conflitto tra democratici e repubblicani, che sono maggioranza al Senato (53 su 100) e non vogliono ammettere nuovi testi, soprattutto non vogliono sentire l’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton, disponibile a parlare, se convocato. L’obiettivo di Trump, e di McConnell, che, in barba al giuramento, ha già detto di non sentirsi vincolato all’imparzialità, è di chiudere in fretta il processo con un’assoluzione. Una grana per Trump e il suo avvocato Rudy Giuliani arriva dal faccendiere ucraino Lev Parnas, secondo cui il presidente “sapeva esattamente cosa stava succedendo”. Parnas, la cui credibilità non è adamantina, arrestato mesi fa insieme a un complice, era un cliente, o un agente, di Giuliani. Kiev, intanto, chiede elementi a Washington per corroborare l’inchiesta sui Biden, che è stata avviata (e così gli aiuti sono arrivati). Ma la polizia ucraina ha anche aperto un’indagine per capire se l’ex ambasciatrice Usa a Kiev, Marie Yovanovitch, rimossa da Trump, era sotto sorveglianza da parte di persone legate a Giuliani.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano del 17 Gennaio 2020

Foto © Imagoeconomica

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