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di Claudio Rojas
Negli ultimi mesi si è accertato che in Cile abbiamo oltre 500 mila giovani che non studiano né lavorano, per motivi diversi, e questa realtà è diventata terreno fertile per la delinquenza e il traffico di droga.
Così ci sono migliaia di giovani che vagano senza nessuna aspettativa né speranza, perché il sistema li ha abbandonati al loro destino. Non hanno niente da fare.
Incontrarsi in Plaza Italia durante le recenti manifestazioni - ha detto un adolescente che vive nei centri di accoglienza di Sename, intervistato da "The Clinic" - è un modo per sentirsi parte di qualcosa.
Altrimenti non hanno niente da fare.
Questi giovani si sono uniti alle proteste perché hanno accumulato rabbia e disperazione, e scaricano così l'ira dell'impotenza; la rabbia degli abusi; i sentimenti degli esclusi.
Hanno detto che ... non hanno nulla da perdere, non hanno mai avuto nulla e hanno conosciuto solo l'orrore nella loro infanzia, non hanno mai avuto una casa; e ora sentono che stanno contribuendo a qualcosa, di far parte di qualcosa ed hanno la cosa che più assomiglia ad una casa, nella protesta di strada, che è l'incredibile spirito di fraternità che esiste nelle mobilitazioni e le persone che si prendono cura di loro, nel senso che danno loro da mangiare – ci sono alcune donne volontarie che preparano loro il cibo e alcune volontarie della sanità che forniscono loro assistenza medica quando ne hanno bisogno.
Molti di loro fanno parte della "prima linea", che sono i giovani più audaci e coraggiosi che impediscono alle forze repressive di raggiungere la grande maggioranza mobilitata, in modo che possano esprimersi e protestare senza essere brutalmente repressi.
A loro si aggiungono gli studenti senza prospettive; lavoratori occasionali e, in modo più passivo ma non meno impegnato, i milioni di pensionati che percepiscono un reddito che non basta loro neanche per pagare le medicine del mese.
La rabbia popolare si è scatenata, perché iniziano ad emergere le cifre degli oltre 25.000 pazienti che muoiono ogni anno in attesa di essere curati negli ospedali pubblici, nonché l'impossibilità di accedere a certe cure.
Qualche anno fa, è scoppiato lo scandalo delle condizioni precarie in cui i bambini senzatetto sopravvivevano e morivano sotto la presunta cura del Servizio Nazionale dei Minori (Sename), una realtà deliberatamente occultata dai governi della “Concertación e della Nuova Maggioranza”, ma che è stata finalmente scoperta e denunciata dai mass media. Non esiste un dato ufficiale, ma nessuno osa mettere in discussione il fatto che furono più di mille i bambini che tra il 2015 e il 2019 morirono sotto l'assistenza dello Stato.
Sicuramente a causa della negligenza dei loro "protettori" e dei maltrattamenti ricevuti, dove i casi di tortura sono stati ampiamente accertati.
Altra accusa attribuita al Sename è quella di aver coperto il traffico di organi. Istituzioni private con legami nella politica hanno scoperto che farsi carico dei diversi centri di assistenza all'infanzia con un budget stanziato dallo Stato era anche un ottimo affare.
Nel paese in più rapida crescita della Regione, tanto da provocare l'ammirazione dei nostri vicini e persino delle nazioni più sviluppate, non si sapeva - o non si voleva accettare - che la nostra crescita economica fosse un gigante con i piedi d'argilla dell'iniquità.
Ciò dimostra che, più che la povertà, è la disuguaglianza che minaccia la pace delle nazioni.
Senza ignorare neanche il saccheggio fiscale e bancario contro gli studenti.
Di quelle centinaia di migliaia di giovani che rimarranno indebitati per diversi decenni, se non gli viene condonato ciò che devono.
È impossibile ignorare la violenza esercitata dal sistema ancora in vigore nei confronti dei senzatetto o dei debitori ipotecari, strangolati dai prestiti bancari usurai.
Violenza che significa che lo stipendio ricevuto da milioni di lavoratori non è sufficiente a coprire le spese più essenziali, come abbiamo visto nelle scioccanti testimonianze di anziani, vedove, pensionati, così come di tanti giovani costretti a commettere reati per mangiare e portare qualcosa a casa.
Come se non fosse già tremendamente brutale il costante attacco alla sovranità nazionale, attraverso l’iniquo sfruttamento delle nostre risorse naturali, il saccheggio quotidiano di milioni di tonnellate di rame, litio e altri prodotti strappati dalle viscere del nostro territorio.
O gli stessi incendi dolosi, come abbiamo già segnalato, delle nostre riserve forestali al fine di fornire terreni alle imprese di costruzione e a coloro che cercano di riforestare il nostro paesaggio con specie di maggiore e più rapido rendimento, senza curarsi del fatto che esauriscano le sorgenti e le acque sotterranee a scapito dell'agricoltura e dell'acqua potabile in così tanti villaggi e città del paese.
Certamente colpisce e fa male vedere una chiesa in fiamme o la distruzione di monumenti storici, ma tutto ciò può essere ricostruito o riparato.
Non c’è dubbio che la promessa di un plebiscito o di un'assemblea costituente (con discutibile quorum per approvare qualsiasi cambiamento sostanziale all'attuale Magna Carta) è ciò che cerca la maggioranza, per placare le richieste sociali e diventare un placebo per coloro che bramano un cambio.
Che colossale macchinazione è quella messa in essere dall'Esecutivo e dai parlamentari per giungere, nel giro di poche ore, ad un accordo e promettere un programma sociale che è stato deriso e rimandato da così tanto tempo!
Avevano persino preparato quell'enorme telo bianco che copriva la piazza Baquedano (oggi Piazza della Dignidad) per farci credere che la battaglia fosse finita e che l'ordine si fosse ristabilito. Ignorando il fatto che la protesta non è stata sollevata solo contro il Governo ma contro l'intera classe politica indolente.
Pertanto, lasciare la strada e "tornare alla normalità", come suggerito, sarebbe davvero fatale per un paese che merita maggiore equità e una pace basata sulla giustizia e non sulla quiete dei cimiteri.
Forse i cambiamenti e le epocali trasformazioni nella storia dei popoli non hanno comportato la rabbia popolare e gli inevitabili episodi di insurrezione?
È inaudita l'ipocrisia di coloro che oggi fanno appello ad un armistizio chiedendo che coloro che sono stati umiliati dal sistema abbandonino le loro proteste, le pietre e i bastoni, mentre la polizia spara ai manifestanti con armi letali e strappa gli occhi ai giovani.
Ecco perché molti non si fidano del fatto che la destra e la classe politica che incarnano idee autoritarie e neoliberali possano consentire davvero ad un'assemblea popolare di mettere fine ai loro privilegi e cambiare drasticamente la nostra storia.
Esiste qualche precedente in Cile e nel mondo in cui gli accordi di pace sono stati firmati solo tra gli stessi alleati?
Non c'è altra soluzione che continuare a protestare. A maggior ragione, considerato che l'Esecutivo e il Parlamento non hanno approvato nessun cambiamento sostanziale per l'economia, la distribuzione del reddito e il recupero del nostro patrimonio sovrano.
Nessun palliativo per le situazioni più critiche in materia fiscale, sanitaria, educativa e previdenziale. Quando, per quanto riguarda la crisi economica prevista, il governo offre un adeguamento salariale ai lavoratori del settore pubblico che non raggiunge nemmeno la perdita del potere d'acquisto dell'ultimo anno.
Aspettare i cambiamenti proposti dalla classe politica, o confidare nella possibilità di un testo costituzionale democratico realmente approvato dal popolo, sarebbe troppo ingenuo, incauto e irresponsabile.
Perché li conosciamo bene e sappiamo quante volte hanno tradito la Patria!

Foto di copertina: www.versionfinal.ve.com

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