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di Karim El Sadi
E’ la prima volta nella storia di Israele che un premier in carica viene processato

Cercava di accelerare i tempi. Voleva essere confermato il prima possibile alla guida del Paese per la quarta volta in modo da quantomeno “allontanare” il rischio di venire processato per le gravi accuse mosse nei suoi confronti dagli investigatori. Sperava, infatti, che una volta eletto i giudici “golpisti”, come li ha definiti, se ne sarebbero guardati dall’incriminarlo. Ma Bibi Netanyahu non è riuscito a formare un governo nei tempi stabiliti e ora che non può più scappare la spada di Damocle pende come mai prima d'ora sulla sua testa.
Ieri il procuratore generale israeliano Avichai Mendelblit ha annunciato formalmente in diretta nazionale la decisione di incriminare il primo ministro israeliano per corruzione, frode e violazioni in tre distinti casi, battezzati Casi 4000, 2000 e 1000. E’ la prima volta nella storia di Israele che un premier viene incriminato mentre si trova ancora in carica alla guida del Paese. “È un tentativo di colpo di Stato della polizia e dei giudici contro la politica - ha reagito furioso Netanyahu - è un’operazione sorretta di interessi stranieri contro un premier di destra”, e via così.

Il caso 4000
Considerato il capo d’accusa più grave, il caso "4000" ruota attorno a un presunto accordo di corruzione risalente al 2015 tra Netanyahu e l'uomo d'affari Shaul Elovich, che controllava la società colosso di telecomunicazioni israeliana Bezeq Telecom e il sito di Walla News. Secondo l'accusa, Netanyahu ed Elovich hanno stretto un accordo quid-pro-pro in cui Netanyahu, in qualità di ministro delle comunicazioni, avrebbe deciso misure direttamente legate alle attività e agli interessi di Elovich che hanno fruttato al magnate circa 500 milioni di dollari. In cambio, secondo l'accusa, Netanyahu e sua moglie Sara hanno fatto costanti richieste di modificare la copertura sul sito Web di Walla News al fine di servire gli interessi di Netanyahu e colpire i loro avversari.

mendelblit avichai

Il procuratore Avichai Mendelblit

Il caso 1000
Nell’inchiesta cosiddetta "1000" il premier risulta indagato per frode e abuso di ufficio per i doni ricevuti da importanti businessmen. Circa 268 mila dollari in sigari, champagne, gioielli per la moglie Sara, che presentava spudoratamente la lista dei vini e dei gioielli richiesti, innanzitutto al miliardario israeliano-americano Arnon Milchan. Coinvolto nello scandalo anche il miliardario australiano, James Pack.
Milchan è un super-tycoon di Hollywood, produttore di film come "C’era una volta in America", "La guerra dei Roses", "Pretty Woman", "L.A. Confidential". Tutto questo in cambio di agevolazioni fiscali e favori politici.

Il caso 2000
Nel caso "2000" Netanyahu invece è accusato assieme all’uomo d’affari Arnon Mozes, proprietario del giornale Yedioth Ahronoth il quotidiano conservatore più letto in Israele. Il premier si sarebbe accordato con quest’ultimo per indebolire un giornale rivale in cambio di un trattamento più favorevole da parte di Yedioth Ahronoth verso il governo.

E ora?
Le pressioni intorno a Netanyahu si intensificano di ora in ora, i rivali chiedono le dimissioni che tuttavia il premier non è obbligato a rassegnare.
I processi contro il leader del partito Likud, infatti, dureranno probabilmente diversi anni, e la legge israeliana prevede che un primo ministro possa essere rimosso dal suo incarico solamente dopo una condanna definitiva. Netanyahu ha 70 anni ed è primo ministro israeliano da più di dieci anni: negli ultimi tempi ha governato il paese con l'appoggio di una coalizione di destra nazionalista e ultraortodossa. La stessa sulla quale Netanyahu ha potuto contare in campagna elettorale, ma senza successo, che dall’annuncio del procuratore Mendelblit ha fatto scudo attorno a lui.

Foto © Imagoeconomica

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