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di AMDuemila
Ora dovrà risarcire gli Usa di 12.6 miliardi di dollari

Ergastolo. E' questa la condanna per il re del narcotraffico Joaquin El Chapo Guzman per dieci capi di imputazione dalla corte dello Stato di New York. Inoltre, la pena comprende anche una ulteriore condanna a 30 anni ed è stata anche accolta la richiesta di risarcire gli Usa con 12,6 miliardi di dollari. Lo scorso febbraio, El Chapo era stato ritenuto colpevole per il traffico di tonnellate di cocaina, e marijuana e di vari omicidi come boss del cartello di Sinaloa, una delle più grandi e violente organizzazioni messicane dedite al traffico di droga.
Durante il processo, iniziato dopo l'arresto avvenuto nel 2016, sono stati sentiti numerosi testimoni che hanno raccontato alla corte le efferatezze, i crimini e i vizi del boss dei narcos. La sua ex guardia del corpo - 39 anni - ha raccontato che tra il 2006 e il 2007 Guzman ha sparato a un membro di un cartello rivale e lo ha seppellito quando l’uomo stava ancora “ansimando”. In un’altra occasione, nello stesso periodo, ha invece torturato due membri del cartello Zeta per circa tre ore, poi li ha uccisi a colpi di pistola e li ha gettati in un fosso dove aveva fatto accendere un falò. Ai suoi uomini, Guzman disse: “Non voglio che rimangano ossa”.
Prima che arrivasse la sentenza, El Chapo aveva preso la parola per dire che a suo avviso gli è stato negato un giusto processo e per lamentarsi delle condizioni carcerarie legate al suo duro isolamento. Le lamentele erano giunte già nelle scorse settimane, durante una delle ultime udienze, ma non erano state accolte dalla giuria che aveva rigettato le richieste. Il caso, ha aggiunto, è stato “macchiato” dai pregiudizi dei giurati, che secondo il suo avvocato hanno letto impropriamente la copertura dei media venendone condizionati. Parlando attraverso un traduttore, il re dei narcos ha definito la sua detenzione “una tortura psicologica, emotiva e mentale 24 ore al giorno”.

Foto © Reuters

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