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huala jones facundo 0di Jean Georges Almendras
Il “Lonko” Facundo Jones Huala in sciopero della fame dal 30 maggio, nella prigione dove è detenuto
Smettere di mangiare come protesta. Come misura di resistenza. Come forma di lotta. Uno strumento legittimo di un rivoluzionario. Un rivoluzionario che per diffondere la sua causa e far sì che la sua protesta venga presa in considerazione potrebbe fare appello alla violenza armata per trionfare. Ma dopottutto, lo sciopero della fame, che colpisce fisicamente chi lo fa, è in realtà uno strumento di lotta che mette tutti alle strette. Una scelta che pur essendo pacifica non è meno estrema e meno efficace.
Questo è sempre successo. Con Gandhi e con tanti altri, in circostanze, epoche e luoghi differenti. Quella lotta silenziosa e rischiosa per la vita si è trasformata in un emblema universale ed in uno strumento storicamente potente e carico di un’intensità etica nobilitante per chi la porta avanti.
Oggi ci troviamo di fronte a un combattente trasparente e nobile con la sua comunità mapuche: il “Lonko” Facundo Jones Huala in sciopero della fame dal 30 maggio nell’unità penitenziaria della città di Esquel, nella provincia di Chubut, in territorio argentino.
Come autorità mapuche ne ha fin troppe di ragioni per aver optato per questa forma di resistenza e questa forma di lotta. Lotta che la nostra Redazione ha condiviso da sempre, e non solo per rispetto, ma per convinzione. Perché ci sentiamo coinvolti da questa causa. Una causa per la vita e la libertà. Una causa a favore dei diritti dell’uomo di fronte all’oppressore, al potere e al sistema.
Ma il “Lonko” ha risvegliato odio e antipatia. Incomprensioni frutto dell’ignoranza e dell’intolleranza o per meglio dire dell’arroganza, che viene dal potere e che si culla nel capitale finanziario di chi gestisce a proprio piacimento i soldi saccheggiati al popolo. Nella culla di un capitalismo perverso, vestito da una democrazia carica di ipocrisia e cinismo, se non anche di impunità.
La storia della lotta dell’uomo Facundo Jones Huala, Lonko (capo) di una comunità Mapuche dell’Argentina, è la storia della lotta dei mapuche dei giorni nostri. Del mapuche argentino, perseguitato, assediato e demonizzato dalle file del governo e dalle file dei mezzi di comunicazione servili al potere economico. È la storia della lotta che rappresenta e simboleggia tutte le storie di lotta dei mapuche che sopportano eroicamente l’incomprensione dell’uomo bianco. Di quell’uomo bianco che non ha mai simpatizzato ne compreso, non necessariamente l’uomo Facundo, ma la sua causa e quello che lui rappresenta. Perché il “Lonko” rappresenta una lotta ancestrale. L'uomo bianco che non riesce a comprendere questa lotta è quello che non vede oltre le sue ricchezze, le sue aziende, che non contempla il futuro dei bambini che nascono dentro le comunità dei popoli originari, e che si mostra insensibile alle loro sofferenze e al loro presente e futuro. Questo uomo bianco non si cura della sofferenza dei popoli originari che etichetta come popoli terroristi solo perché reclamano le loro terre. Le terre che in altri tempi furono a loro sottratte. Le terre dove oggi sorgono aziende minerarie e di altro tipo, vantaggiose per le multinazionali o per gli imprenditori locali che entrano in affari con loro e con uomini del governo.
Sembra difficile a credersi ma questo uomo bianco resta insensibile alle aggressioni delle forze di sicurezza su bambini, giovani, donne e uomini mapuche. Resta insensibile alla morte, come quella di Santiago Maldonado e Rafael Nahuel.
Per tutto questo il “Lonko” Facundo Jones Huala come altri leaders mapuche della sorella terra cilena sono impegnati verso i loro antenati, la loro cultura, la loro gente e i loro valori. Il valore della terra. Il valore dello spirito. Perché una volta per tutte l’uomo bianco che si reputa cristiano e dice di essere credente dovrebbe prendere coscienza che la lotta mapuche è anche una lotta sociale e una lotta politica, una lotta che ha radici spirituali.
Per tutti questi motivi dal 30 maggio il “Lonko” non ingerisce né alimenti né liquidi nel penitenziario della città di Esquel. Mettendo a rischio la sua vita giorno dopo giorno. Si sta spegnendo.
Insieme al redattore di Antimafia Dos Mil José Guzman ed i giovani Romina e Renzo del Movimento Culturale Internazionale Our Voice siamo stati presenti alcuni mesi fa durante la repressione che le forze di sicurezza hanno scatenato contro i mapuche alle porte del tribunale federale di Bariloche, nel momento in cui veniva dettata la sentenza per l’estradizione del “Lonko” (capo mapuche) in Cile, e siamo stati lì, gomito a gomito insieme ai mapuche. Insieme al redattore José Guzmán, qualche mese fa, siamo stati alle porte del penitenziario della città di Esquel per chiedere i permessi per intervistare il “Lonko” Facundo Jones Huala e abbiamo condiviso con i mapuche le drammatiche e coraggiose vicissitudini della loro lotta; Siamo stati nella Pu Lof Cushamen dove è avvenuta la sparizione forzata e la successiva morte di Santiago Maldonado e lì i mapuche di quella comunità ci hanno fatto partecipi delle loro pene e della particolarità della loro lotta ancestrale.
Antimafia Dos Mil, che si può vantare di far parte di una stampa libera, si vanta anche di appoggiare la lotta mapuche, con la stessa intensità del suo impegno nella lotta contro il crimine organizzato ed il potere, e contro le impunità diffuse nel mondo.
In questo contesto, insistiamo affinché il lettore comprenda lo scopo dello sciopero della fame che Facundo, “con il morale ben alto”, sta portando avanti. Lo stesso giorno in cui lui adottava questa misura di lotta il Movimento Mapuche Autonomo di Puel Mapu ha inviato alla nostra redazione il seguente comunicato:
“Da oggi mercoledì 30 maggio alle 8 del mattino, il Lonko Facundo Jones Huala ha iniziato lo sciopero della fame a seguito della risposta negativa del giudice Villanueva alla sua richiesta di autorizzazione per realizzare il Wiñoy Tripantu (una cerimonia della tradizione mapuche), …. e anche a causa dell’ordine di arresto firmato dallo stesso giudice contro il ‘peñi’ Lautaro Gonzáles e il ‘peñi’ Fausto Jones Huala dopo che la Cassazione aveva revocato la loro scarcerazione”.
Poco prima di dare inizio allo sciopero della fame il Lonko Facundo Jones ci aveva fatto arrivare un suo messaggio.

huala jones facundo 1

“Caro popolo, amata terra. Vi parlo con una profonda rabbia e tristezza, ma ancora non ci hanno sconfitto. Devo dirvi che non ce la faccio più, che ho valutato diverse possibilità, tra queste chiedere l’estradizione e affrontare il ‘winca’ (uomo bianco) usurpatore cileno, fare un atto provocatorio nel servizio penitenziario, colpire il giudice, e altro ancora. Alla fine non ho fatto niente di tutto questo. Sono nelle loro mani. Ho accettato tutto quello che ho potuto. Mi dichiaro in sciopero della fame. Sento un profondo dolore nel vedere tanto ‘awincamiento’ (occultare la propria origine), mancanza di maturità politica e paura. Non ho mai creduto nella legge ‘winca’, mi sono sottomesso soltanto agli spiriti del nostro popolo, e per questo sono stato un ‘weichafe’, un combattente che ha rispettato gli ordini pur non condividendoli e senza replicare alle autorità competenti in ogni terra. Ho combattuto. Ho vissuto dei periodi tra le sbarre non potendo compiere i miei doveri come Lonko. Sento molta pena e delusione perché molti ‘peñis’ e ‘lamien’ (fratelli e sorelle) e altre autorità a cui voglio bene, al di là della politica, si sono messi contro, anche verso la linea politica, con scuse e conseguentemente hanno diviso invece di moltiplicare il movimento”.
C'è un popolo mobilitato e in azione ma non ha ancora delle guide all'altezza degli avvenimenti, e questo popolo ha ancora molti vizi dell’occidente e delle sue pratiche politiche. Vizi e deviazioni, come la burocrazia, il misticismo, le chiacchiere, l'individualismo, la vita sempre più ‘winca’ e la mancanza di formazione politica. Mi faccio carico dei miei errori come quello di avere creduto ingenuamente che presentando i miei documenti ai gendarmi, come era mio dovere, potevo arrivare tranquillo al mio rifugio. Aver creduto nell'umanità iniziale di Otranto o in qualche barlume di giustizia di Villanueva. Non crediate che questi infami e corrotti cambieranno, semmai lo faranno in peggio. Non vi consegnate. Non rendete loro il lavoro facile. Fortificatevi insieme nel nostro lof. Siate mapuche integri ed insegnateglielo ai vostri figli. Non siate stupidi wachiturros (gruppo musicale argentino) né ridicoli ‘reguetoneros’ (amanti del reggaeton), con i capellini. (…) Non siamo ‘gauchi’, non siamo ‘rastreritos’, non siamo proletari se non per imposizione.
"Siamo la nazione mapuche. Non c’è scusa né per l'età né per il sesso, meno ancora quando siamo una società in cattività nella nostra propria terra usurpata. Quando cresciamo poveri, maltrattati, discriminati. Per quel motivo ogni lavoratore fratello che ruba ai ricchi di origine mapuche deve essere ogni giorno più consapevole ed essere responsabili della propria vita e storia, come rivoluzionario, ‘weichafe’, o militante. Non ci sono scuse valide. Siamo sull'orlo dell'estinzione come popolo. Alcool, droghe, tatuaggi, piercing, tagli di capelli stravaganti, atteggiamenti cronici da adolescenti ‘winca’ ed un'assuefazione sempre più forte a qualunque cosa che non sia mapuche. E la cosa più triste, sparatorie, pugnalate, incendi, furti, attacchi tra la nostra stessa gente, e sottomissione estrema al padrone, ai ricchi ed ai governanti. Basta. Non siamo tanto ipocriti, tanto wincas, tanto falsi… La terra bisogna recuperarla, bisogna lavorarla e difenderla. Bisogna imparare ancora di più dagli anziani più coerenti. Sono tanti e urgenti i punti su cui dibattere per la nostra ricostruzione".
"Il movimento è ampio, c'è posto per tutti. Ma questo non deve trasformarsi in qualcosa di isterico e banale, bensì continuare nell’azione conseguente ad un pensiero integro. Né il maschilismo, né il femminismo, né la marijuana, né la liberazione animale, né il buddismo, tra altre cose, sono per niente compatibili con il nostro cammino. Meno ancora il messianismo ed i deliri mistici".
"Questo sciopero non è solo per l'ingiustizia winca bensì un richiamo all’attenzione verso i mapuche e le nostre altre autorità. Al popolo combattivo e agli addormentati spaventati. Quello stesso popolo combattivo che riuscì ad aprire le sbarre delle precedenti prigioni esercitando tutte le forme di lotta. Quello che riuscì a recuperare più estensioni di terre, l’autodifesa, controllo territoriale e ad autoaffermare la propria identità. La paura imposta è un atteggiamento winca per creare vigliaccheria che loro cercano di espandere e controllare. È causa del terrorismo di Stato, cercano di creare paura nella nostra popolazione, la popolazione mapuche. La paura e la vergogna sono simili e si vincono affrontandole, consapevoli di quello che siamo e per cui dobbiamo lottare".
“Sono stato sempre pronto a morire per il nostro popolo. Anche adesso. Oggi non ho altra trincea che il mio corpo e la mia parola. Voi che camminate mezzi liberi nella nostra mezza terra non vi lasciate vincere e liberatevi completamente insieme a tutta la nostra terra. Non importa se ci sono sacrifici da fare. Io lo avrei fatto per ognuno di voi e per tutti. Se la conclusione finale sarà molto negativa, canalizzate bene i successi avuti. Ricordate, studiate le pietre miliari, le vittorie della nostra nazione. Ricordate che ogni volta che abbiamo creduto nei wincas ci hanno mentito. Quest’anno neanche mi permettono di realizzare il ‘Wiñoy Trepanto’, vogliono imprigionare i ‘peñis’ perché cercarono innocentemente di salvare Rafa. Invito tutti a riflettere. Smettete di aspettarvi dei messia. Ci salviamo tutti insieme, non ci sono miracoli. (…). Ai disertori li invito a ponderare e ritornare sulle loro posizioni. Non si trasformino in traditori. Non sono io, è il vostro popolo ad avere bisogno di voi dando il meglio di voi fino all’ultimo respiro. Nonostante la nostra connessione che c’era e c’è con la natura, i winca hanno massacrato machis e famiglie intere".
"Le critiche che faccio scaturiscono dalla spiritualità mapuche per questo motivo capisco che gli spiriti chiedono alla loro gente di smettere di scontrarsi, sono loro a dover agire attraverso noi che siamo mapuche. Quelli che fanno terrorismo sono i winca. Non ci sono messia né salvatori dell’altro mondo. Non ci sono mai stati. Siamo un popolo in lotta. Gioventù cosciente e coerente prendete il vostro posto, ascoltate la chiamata degli antichi e dei nostri spiriti ed organizzatevi per tornare ad essere mapuche. Abbandonate le stupidaggini winca. Non siate così rozzi. Se conosciamo una canzone stupida winca perché non studiamo cose serie. (…) Se giocate a calcio, perché non giocate a ‘palin’. Se sanno parlare alla moda perché non parlate mapudumun (lingua mapuche). Se costruite case ai winca perché non le alzate nella vostra terra. Ognuno pensa come vuole. Come vuole il sistema. Essi modellano l’ideologia liberale, individualista, capitalista e materiale".
"Noi mapuche siamo solo mapuche e dobbiamo pensare ed agire di conseguenza e per obiettivi collettivi propri, lotta di popolo. Il punto è correggerci e smussare gli angoli, riparare agli errori. Quello che è fatto, è fatto. Dobbiamo andare avanti dalle cose positive, scartando e distruggendo le cose negative per il processo di liberazione nazionale mapuche. Popolo caro. Oggi è nelle tue mani, voi decidete. Libertà al peñi machi Celestino Córdoba e a tutti i carcerati politici mapuche. Che si ritirino tutte le forze repressive di polizia e paramilitari della wuel mapu, fuori i latifondisti transnazionali dal territorio ancestrale mapuche. Contro l'illegalità e l’illegittima giustizia winca. No alla prigione di Fausto e Lautaro. Giustizia per Rafa e Santi. Restituzione o recupero del territorio usurpato. Protocolli carcerari in accordo alla nostra condizione politica e culturale. Applicazione dell'articolo 75 inciso 17 e 22 della Costituzione Nazionale Argentina e gli accordi internazionali come il 169 dell'OIT. Dialogo e soluzione politica seria intorno alla proposta politica strategica del Movimento Mapuche Autonomo del Puel Mapu e della Coordinatrice Arauco Marieco. No all'estradizione. Fuori Benetton e Lewis. Senza winca e senza Stato. Il vostro fedele servitore: Francisco Facundo Jones Huala "Lonko"".
Domani sarà un altro giorno di sciopero per Facundo Jones Huala, il “Lonko”.
Sarà un’altra giornata di lotta.
Una lotta che ci mette tutti alle strette.

Foto di copertina: www.rt.com
Foto 2: www.diarioesquelsur.com

AGGIORNAMENTO  del 24 giugno
Il “Lonko” Facundo Jones Huala, dopo 23 giorni di sciopero della fame, ha finalmente interrotto lo sciopero dopo essere stato informato che le autorità del Penitenziario di Esquel lo autorizzavano a celebrare il cerimoniale ancestrale dell’arrivo del nuovo anno.

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