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1Una prospettiva critica su lotte di potere ed interessi
di Jean Georges Almendras
È possibile che oggi ci sia qualcuno che possa ignorare il conflitto nella Striscia di Gaza? Proprio ignorarlo non mi sembra, ma disconoscere le caratteristiche e gli aspetti del conflitto sì. Il conflitto è lì. Sotto gli occhi di tutti. I mass media ci parlano in continuazione di morti e violenze in quella regione del pianeta. E molti sono quelli che puntano il dito contro il popolo palestinese come il demonio di turno, causa di tutti i mali di Israele. Sarà così realmente? Mentre ci avventuriamo a trovare la risposta definitiva, il conflitto si estende in altre regioni, gli uni e gli altri si schierano a favore di una delle popolazioni in lotta. Perché in fin dei conti è veramente un conflitto. Anzi, praticamente una delle tante guerre dei giorni nostri. Una guerra che prende vite umane divenendo sempre più controversa. Una guerra iniziata come? Promossa da quali interessi?
Per molti queste sono domande scomode. Domande che non dovremmo porci. Per altri invece sono domande obbligatorie e necessarie in questo nostro tempo. Ma al di questo la guerra c’è. Una guerra o un genocidio? Terroristi da un lato e non terroristi dall’altro? Che tipo di terrorismo? Domande e ancora domande, mentre i cadaveri si sommano ad altri cadaveri.

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Eduardo Galeano, nostro connazionale scrittore e giornalista, anni fa, ebbe il coraggio di darci alcune risposte, come tanti altri cittadini del pianeta che lo fanno quotidianamente.
Anche Vittorio Arrigoni, il giornalista ed attivista italiano che un giorno decise di lasciare le comodità della sua terra per andare nella Striscia di Gaza (dove venne vilmente ucciso) ci ha dato alcune risposte con la sua eroica personalità ed i suoi scritti letti in tutto il mondo.
E nell’Uruguay di oggi un gruppo di attori si propone di darci alcune risposte o forse un’altra prospettiva del conflitto e del suo contesto, al di là delle risposte, portando in scena l’opera teatrale “Causa Frustrada”, nella città di Montevideo il 17 e 24 Settembre.
“Attraverso l’assurdo, l’umorismo, il gioco, il caso, questa opera teatrale propone una prospettiva critica sulla lotta di potere ed interessi che ci riguardano come umanità, nel contesto del conflitto della Striscia di Gaza”, spiegano i membri del gruppo di attori. Un’opera scritta e diretta da Christian Almendras, che non è nuovo a portare in scena temi legati a fatti storici dell’umanità di oggi. Un paio di anni fa ha diretto un’opera teatrale da lui scritta: “Brillo en cautiverio” (Luce in cattività), la vita del giornalista e maestro uruguaiano Julio Castro, “desaparecido” e poi ucciso dalla dittatura militare uruguaiana nei terribili anni settanta. Un’opera meritatamente premiata dal Comune di Montevideo nel settore della drammaturgia.
Quest’anno Christian Almendras ha focalizzato la sua attenzione su uno dei più emblematici conflitti del Medio Oriente: la Striscia di Gaza, costruendo una storia che pur essendo immaginaria, ha dei personaggi che si esprimono in termini non propriamente di fantasia. Con umorismo e tramite l’assurdo il testo riesce a portare lo spettatore dietro le quinte del Medio Oriente, inducendolo alla riflessione.
Il testo di Almendras è estremamente sottile. Di una tale profondità che a momenti può sembrare che sfiori la banalità, ma se lo spettatore si predispone a guardare il bosco anziché l’albero, percepirà nitidamente che l’opera porta con chiarezza alla coscienza umana la realtà della situazione, e comprenderà quindi che il conflitto in questione, o altri conflitti sparsi nel mondo, non sono altro che una rozza ed estremamente cruda espressione del potere e degli interessi alla base della sottomissione dei popoli e delle culture, nel nome di “una pace” tanto auspicata quanto distante nei tempi attuali.
L’opera in sè è un susseguirsi di sequenze determinanti per far scoprire a noi spettatori tutte le ironie di un conflitto portato in scena in modo impeccabile e riuscito. Ottima l’interpretazione degli attori. E lo spettatore veramente prende coscienza della proposta, si immedesima nel tema e si trova ad affrontare una realtà a lui lontana, ma molto vicina allo stesso tempo. E se pur tra le risate lo spettatore coglie il messaggio dell’opera, comprenderà che anche attraverso l’umorismo e l’assurdo, il gioco, il caso, si può avere una prospettiva critica “sulla lotta di potere e di interessi che ci coinvolgono come umanità, nell’ambito del conflitto della Striscia Gaza”. È così semplice.
Eduardo Galeano scriveva sul conflitto: “Per giustificarsi, il terrorismo di stato fabbrica terroristi: semina odio e raccoglie pretesti. Tutto indica che questa macelleria di Gaza, che secondo gli autori vuole sconfiggere i terroristi, riuscirà a moltiplicarli. Israele è il paese che non adempie mai alle raccomandazioni e nemmeno alle risoluzioni delle Nazioni unite, che non si adegua mai alle sentenze dei tribunali internazionali, che si fa beffe delle leggi internazionali, ed è anche il solo paese che ha legalizzato la tortura dei prigionieri.
Chi gli ha regalato il diritto di negare tutti i diritti? Da dove viene l’impunità con cui Israele sta eseguendo la mattanza di Gaza? Il governo spagnolo non avrebbe potuto bombardare impunemente il Paese Basco per sconfiggere l’Eta, né il governo britannico avrebbe potuto radere al suolo l’Irlanda per liquidare l’Ira. Forse la tragedia dell’Olocausto comprende una polizza di impunità eterna? O quella luce verde proviene dalla potenza più potente, che ha in Israele il più incondizionato dei suoi vassalli?L’esercito israeliano, il più moderno e sofisticato del mondo, sa chi uccide. Non uccide per errore. Uccide per orrore. Le vittime civili si chiamano danni collaterali, secondo il dizionario di altre guerre imperiali. A Gaza, su ogni dieci danni collaterali tre sono bambini. E sono migliaia i mutilati, vittime della tecnologia dello squartamento umano che l’industria militare sta saggiando con successo in questa operazione di pulizia etnica. E come sempre, è sempre lo stesso: a Gaza, cento a uno. Per ogni cento palestinesi morti, un israeliano”.
Non a caso questo testo ha girato il mondo risvegliando coscienze per comprendere il conflitto. Nel vero senso della parola. Non credo che Eduardo Galeano sia stato uno sprovveduto nel redigere questo scritto. Così come non credo – ovviamente senza voler fare dei paragoni - che il gruppo teatrale di “Causa Frustrada” abbia portato sulla scena il testo scritto da Christian Almendras così a caso. Ogni battuta conduce lo spettatore ad un’introspezione storica del mondo di oggi, dentro e fuori il conflitto di Gaza.

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Infatti, se leggiamo testualmente un testo dell’opera ha un senso, ma letto al contrario risulta molto forte e rivelatore: “Controllare il mondo, affinché gli interessi possano continuare a creare il caos attraverso un’alleanza segreta. Che la causa venga scoraggiata, con ogni mezzo, usando la forza e l’impunità di un uomo con l’intenzione di distruggere due fazione nemiche”.
E ancora: “Forza amici impuniti e potenti, saremo noi a cacciare gli uomini liberi, che finiranno in cella. Lotteremo affinché siano maltrattati e torturati. Non tollereremo mai di essere i perdenti in questo scontro. Anche se potrebbe sembrare che siamo in pochi a poter diventare uomini più duri e violenti. Dobbiamo punire i Pacifisti del Mondo!”, anche questo bisogna leggerlo al contrario.
La linea scelta da “Causa Frustrada” non lascia tempi morti sulla scena. Molto professionalmente l’autore e gli interpreti riescono a far sì che ognuno dei personaggi non si stacchi dal rigore drammatico dei dialoghi e delle scene che hanno il sapore ed il colore del teatro dell’assurdo. L’autore ha voluto includere nella storia un’altra delle tragedie dei nostri giorni: le troppe morti di africani immigrati nelle acque del Mediterraneo. Anche questo un successo. Forse perché tutti questi avvenimenti sono legati tra loro?
Il cast è formato da attori professionisti: Lucia Carlevari, Pablo Colacce, Gustavo Pivotto, Lucía Vázquez e Christian Almendras, alunni della Escuela Municipal de Arte Dramático (EMAD) del Uruguay. I costumi sono opera di Agustina Sonino. L’impianto d’illuminazione è realizzato da Alejo Buysse. Scenografia a cura di Agustina Sonino e Alejo Buysse. Trucco ed acconciatura Catherine Aristimuiño. Il disegno gráfico è di Agustina Sonino. La fotografía è di Reinaldo Altamirano.
E gli spettatori sono (e saranno) loro che, come abitanti che convivono su questo pianeta, avranno la possibilità di contemplare attraverso l’arte teatrale, la vasta gamma e la complessità dei fattori sottili che orbitano attorno ad un conflitto. Pur non essendo “Causa Frustrada” un testo politico, è inevitabilmente e coraggiosamente di parte, un occhio critico e coerente su lotta di potere ed interessi regnanti, non solo per quanto riguarda il conflitto di Gaza, ma nei tanti conflitti del mondo di oggi. Un mondo che continua ad essere dominato dall’incoerenza criminale di chi ha il coltello dalla parte del manico e dove gli interessi e le lotte per il potere sono moneta corrente, implacabili, sempre a costo di vite umane. Vite umane di una civiltà ipocrita che si compiace di essere moderna, umanitaria e coerente.

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