lugo-fernando-webLa cospirazione della mafia, un potere nell'ombra
di Jorge Figueredo - 9 luglio 2012
In data 15 giugno 2012 la società paraguayana ha espresso la sua commozione per l'evento luttuoso avvenuto nella residenza Morombi, distretto di Curuguaty, di proprietà dell'impresario e politico Blas N. Riquelme, in cui hanno perso la vita -  durante l'operazione d'esproprio di 2000 ettari di terreno appartenenti alla proprietà stessa.- 17 persone, di cui 6 poliziotti e 11 agricoltori. Mentre molte altre sono rimaste ferite.

Non è facile conoscere le cause reali di questo massacro, per la complessità del problema legato ad aspetti storici, economici, politici e senza dubbio sociali. I vari settori politici e sociali, dai più conservatori ai reazionari, hanno formulato varie ipotesi per cercare di motivare questa strage di paraguensi come se fosse stata opera dei contadini radicalizzati, militarmente addestrati, un mese prima del fatto, da professionisti non appartenenti all'organizzazione; per affermare che sono stati coinvolti membri del gruppo armato EPP (Esercito Paraguayano del Popolo) visto che i campesinos non potevano essere in possesso di armi di grosso calibro; che a sparare realmente contro la polizia non fossero agricoltori ma gente altamente addestrata, che ha agito tipo commando, con armi automatiche in grado di perforare i giubbotti antiproiettile della polizia; che la polizia sia stata attaccata da “Carperos” stanchi di non ricevere risposte adeguate dal governo; che sia stata opera degli oppositori di Lugo.
Altra ipotesi è che l'impresario Blas N. Riquelme (Padre) e Jorge Riquelme (figlio) abbiano contrattato con paramilitari armati per il possesso di armi di grosso calibro. Gli stessi sarebbero sicari al soldo della mafia, infiltrati tra gli agricoltori, con l'intento di colpire la polizia e creare una criminalizzazione verso la dirigenza contadina e destabilizzare politicamente il Governo.
Per comprendere realmente l'accaduto è necessario ricorrere alla storia. Nel recente passato, più precisamente nel marzo del '99, durante il Governo dell'ingegnere Raul Cubas Grau in Paraguay sono stati assassinati 7 giovani nella piazza antistante il vecchio municipio di Asunción, sede del Congresso Nazionale e teatro di numerose manifestazioni studentesche, operaie, agricole e civili seguite all'assassinio del Vicepresidente Luis Maria Argaña. Si suppone che tale assassinio sia in realtà una farsa – perché Argaña sarebbe deceduto per morte naturale – e che il piano ordito in quei giorni fosse opera di una cospirazione armata ordita da forze (politici legati al dittatore Alfredo Stroessner) composte da senatori e deputati appartenenti al Partido Colorado in alleanza con gli oppositori facenti parte del Partito Liberale Autentico, Encuentro Nacional insieme a dirigenti di organizzazioni criminali e agricoltori corrotti che hanno manifestato contro il Governo di Cubas Grau, il quale aveva tra i suoi piani lo sviluppo di un governo nazionalista, di difesa della sovranità nazionale e uno sviluppo autonomo dell'economia. Per questo lo cacciarono e venne istituito un “governo di unità nazionale”, che eliminò quello costituzionale, il tutto legittimato da una Corte Suprema corrotta, servile, coinvolta anch'essa nella cospirazione.
La morte del Dott. Argaña e di molti giovani fu attribuita sin dal principio al Generale Lino Cesar Oviedo, a quel tempo leader emergente del Partito Colorado, il cui programma politico prevedeva la fine della dipendenza dal Paese imperialista del Nord e l'avvio di relazioni commerciali e strategiche con la Germania e altri paesi europei. Senza dubbio questo progetto nazionalista si scontrava con gli interessi non solo degli USA - che per mezzo delle sue grandi multinazionali, ha trattato il Paraguay come il cortile di casa sua, corrompendo i governanti di turno sin dall'epoca del generale Stroessner, con donazioni a fondo perduto di milioni di dollari - ma anche con quelli dei grandi latifondisti, agroesportatori, coltivatori di soia e i cosiddetti baroni di Itaipu che costituivano quella che dagli anni 70 viene definita la “borghesia fraudolenta da cui prevenivano personaggi come Juan Carlo Wasmosy, Debernardi e gente legata ai mezzi di comunicazione come il direttore del giornale Abc Color Aldo Zucolillo.
È per questo motivo che possiamo sospettare che gli eventi accaduti nel Marzo 1999 furono pianificati dall'esterno, più precisamente dalle alte sfere del potere degli USA, come la CIA, il Pentagono, di cui alcuni membri fanno parte del Club Bilderberg, elitè mondiale che si riunisce annualmente per prendere decisioni relativamente alle politiche economiche, sociali, demografiche e culturali del mondo.
I cospiratori fecero in modo che il governo di Cubas Grau e Lino Cesar Oviedo venissero accusati di essere gli autori dell'assassinio non solo di  Argaña ma di tutti i giovani manifestanti, facendo credere alla popolazione che gli oviedisti fossero fascisti, e attentatori dello Stato di diritto che si stava instaurando dopo il colpo di Stato dell'89 – evento che vide paradossalmente Oviedo tra i protagonisti principali nell'espulsione di Stroessner. Gli eredi dello Stronismo solamente 10 anni più tardi, processarono e condannarono Oviedo e molti altri a vari anni di carcere.
Questo piano ordito dai responsabili del colpo di stato nel 99, e che portò alla mobilitazione di milioni di persone a difesa della democrazia voluta da Oviedo, è definito “operativo di falsa bandiera”, che consiste nel creare le condizioni per una mattanza, e scontri tra forze antagoniste, grazie anche alla diffusione massiva di false e calunniose informazioni, per mezzo dei mass media, a giustificazione del colpo di stato e dell'espulsione di un governante legittimo.

Aveva ragione Carl Marx quando affermava che “gli avvenimenti si ripetono nell'arco della storia, in primo luogo come farsa e poi come dramma”. Il marzo paraguayano si è ripetuto. Gli avvenimenti di Morumbi sono stati pianificati dagli stessi personaggi che cacciarono il presidente Raul Cubas. Per poter conoscere realmente i protagonisti di questo massacro dobbiamo domandarci:
    1)    Chi è stato il principale pregiudicato responsabile dell'accaduto e della manipolazione mediatica a cui ricorsero i cospiratori;
    2)    Chi beneficiò di queste morti: i gruppi oppositori a Lugo come l'oligarchia mafiosa latifondista, l'Unione di Corporazioni della Produzione (UGP), che ha nelle sue mani le migliori terre del paese, sfruttandole coltivando soia transgenica in forma estensiva, utilizzando concimi tossici, e destinando tutta la produzione alle grandi multinazionali del paese come CARAGILL, MONSANTO e ADN, aziende che controllano tutta la produzione di grano del Paraguay (UIP Unione Industriale Paraguayana), che ha tra i suoi membri ex esponenti dei  governi precedenti che utilizzavano il potere esecutivo come gestore dei suoi affari, dedicandosi al contrabbando e all'evasione delle imposte;
    3)    I cartelli della droga, che con il Governo Lugo hanno diminuito la produzione e il traffico e che finanziavano le campagne elettorali soprattutto dei partiti Colorado e Libertà;
    4)    Le imprese contrattiste avvezze, prima di Lugo, a negoziare con lo stato; dove il governo metteva tutto, vale a dire denaro, macchinari, manodopera, loro si impegnavano, sulla carta, a costruire strade, acciottolati, ma a prezzi inflazionati, chiedendo la privatizzazione della riscossione dei passaggi, favorendo il settore finanziario nazionale e internazionale, che vuoterebbero le casse delle banche nazionali, truffando migliaia di risparmiatori, sino a privatizzare le imprese statali;
    5)    I politici appartenenti al Partito del Congresso Nazionale legato alla criminalità organizzata che hanno organizzato un colpo di stato contro il Presidente Fernando Lugo, che come Raul Cubas, puntava ad un rinnovamento e ad una maggiore giustizia sociale.

Gli eventi accaduti in Paraguay sono sintomo di un profondo e radicato problema sociale ed economico, con gran parte della ricchezza e delle terre nelle mani di una piccola minoranza di persone che posseggono un enorme potere economico, politico e mediatico. Questo paese non ha visto un rinnovamento delle strutture produttive, i contadini senza terra di oggi somigliano a quelli dell'epoca feudale, uomini prigionieri, nel loro stesso paese, della povertà, dell'emarginazione, della discriminazione e dell'esclusione sociale. Molti compatrioti hanno perso la vita solamente per aver reclamato allo stato migliori condizioni di vita e per una vera giustizia per cui tutti abbiano il necessario e nessuno il superfluo.
È anche un problema politico, perché è a carico del Potere Esecutivo, Legislativo e Giudiziario compiere sforzi per raggiungere ciò che è stabilito nella Carta Magna in relazione non solo all'accesso delle terre, ma soprattutto nel favorire uno sviluppo sostenibile ed integrale della popolazione contadina e dei settori più poveri.

E causa profonda tristezza constatare che proprio quando il potere esecutivo ha tentato di colmare questa terribile disuguaglianza esistente in questa “isola circondata di terra”, così com'è stata definita dallo scrittore compatriota Augusto Roa Bastos, gli altri poteri hanno assunto un atteggiamento ipocrita e mercenario nel giudicare politicamente un governante che, con tutte le sue ombre e debolezze umane, ha sempre aiutato i poveri. Ma c'è da considerare che è il potere mafioso quello che effettivamente detiene il controllo economico e politico del paese, delle banche multinazionali, delle grandi industrie farmaceutiche, petrolifere, d'armi, ed alimentari, e non si tratta semplicemente di adulatori, bande armate, narcotrafficanti, guerriglieri, com'è nella  mentalità comune, influenzata da film e dalle notizie diffuse sui mezzi di comunicazione, ma è una vera e propria egemonia in ambito nazionale ed internazionale. Il potere mafioso è parte integrante di un sistema di potere trasversale ai partiti politici, associazioni impresarie, sindacali, organizzazioni agricole etc..e si avvale di organizzazioni criminali per eliminare persone che rappresentano un ostacolo ai loro piani machiavellici.
Questo potere egemone ha agito anche nella strage avvenuta in Paraguay, causando il giudizio politico a Lugo, e tramite i mezzi di comunicazione sono state diffuse notizie che sostenevano che gruppi e partiti di sinistra fossero i responsabili e gli esecutori degli assassinii; avvenimento molto simile a quello che accadde il 1° maggio 1947 in Italia, quando la mafia progettò un massacro  conosciuto come la strage di Portella Della Ginestra.
Per molti storici, la strage di Portella della Ginestra fu, insieme, una tragedia popolare e la matrice di tutti gli avvenimenti di criminalità politica che si sarebbero oscuramente svolti ed intrecciati in Italia in oltre un quarantennio di storia repubblicana. Per lo storico Giuseppe Carlo Marino, “c'è stata in Italia un'occulta Repubblica che in vari modi e tempi ha reagito nell'ombra con gli strumenti della corruzione, della mafia, della massoneria e dei servizi segreti alla repubblica manifesta e ufficiale nata dalla Resistenza". Circa 3000 persone, contadini poveri della provincia di Palermo, con le loro famiglie, riunitisi a Portella della Ginestra, una conca verde sovrastata da montagne a poca distanza da Piana dei Greci, celebravano la festa del lavoro. Con una scampagnata arricchita da senso politico, festeggiavano i primi successi delle loro lotte e la vittoria elettorale della sinistra nelle elezioni regionali del 20 Aprile.
Alle 10.30, mentre era in corso un comizio, dalle montagne circostanti cominciarono a sparare sulla folla delle mitragliatrici: uomini, donne e bambini restarono sul terreno, 11 morti e oltre 27 feriti.
Tra i mandanti e autori della strage c'erano “i capi mafia, i gabellotti, gli esponenti del partito monarchico e quelli del blocco liberal-qualunquista”.
Come spiegato da Marino, con l'avanzamento delle investigazioni... risultò evidente che la strage aveva soltanto inaugurato un'offensiva terroristica che rispondeva ad un preciso disegno politico-criminale finalizzato ad estromettere i comunisti dalla vita politica del Paese... La sera del 22 Giugno, infatti, fu attaccata a raffiche di mitra e bombe a mano la sede della sezione comunista di Martinico....un volantino firmato Salvatore Giuliano invitava i giovani siciliani alla riscossa contro i comunisti. In seguito le indagini avevano accertato che l'autore materiale della strage di Portella era lo stesso Salvatore Giuliano, con 20 uomini della sua banda. Lo scrittore italiano dice anche che a  Giuliano fu attribuita una responsabilità personale nella strage, escludendo l'intervento di forze sociali e partiti politici.
Questa tendenza a nascondere la verità è una pratica molto frequente attuata dai poteri: un'”omertà di stato” direbbe Michele Pantaleone, un comportamento necessario per la costruzione di uno Stato segreto all'ombra di quello ufficiale.
In sintesi il vero responsabile degli assassini a Curuguaty, e del giudizio politico del Presidente Lugo, è la mafia vincolata ai partiti politici, per mezzo del suo potere economico, che è il potere reale che opera nell'ombra con l'appoggio di entità internazionali che potrebbero essere la CIA, il Pentagono, i servizi segreti, o gruppi d'elitè che detengono il potere mondiale che impediscono lo sviluppo di governi socialisti, patriottici e nazionalisti in un paese strategico come il Paraguay. Il paese ora ha indizi sufficienti per poter pretendere maggiore libertà d'espressione, il diritto di manifestare e di lottare contro la corruzione, il crimine organizzato e la mafia.
Tutte le organizzazioni sociali che amano la verità, non possono  permettere che una volta ancora il popolo sia ingannato e strumentalizzato dalla mafia, è ora di denunciare a livello internazionale ciò che è accaduto in Paraguay, questo attentato contro la sovranità popolare. Sovranità che non è del Parlamento o dell'esecutivo, ma del popolo, perché come disse il maestro Gesù "Solo la verità ci renderà liberi, ma liberi davvero".

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