bambino-soldato-haiti-webdi Roberto Nesta - 15 giugno 2012
Cité Soleil è la bidonville più pericolosa d'Occidente. Trenta bande si contendono il territorio. E arruolano soldati di appena 10 anni.
Quale altro destino avrebbe potuto avere Raymond? Raymond, 23 anni, è il fratello di Emmanuel Wilmen, l'ultimo boss riconosciuto della gang di Waff, il ghetto più settentrionale di Cité Soleil, morto sotto le macerie del terremoto del 2010.

La sorella è stata ammazzata durante un regolamento di conti tra bande. E così Raymond, pistola in mano, una sgualcita camicia che doveva essere rossa, fa l'unico mestiere che conosce: il bandito per continuità dinastica, il "giustiziere" per onorare la fine della sorella. Una storia ordinaria a Cité Soleil, uno dei sette municipi che formano l'area metropolitana di Port-au-Prince, la capitale di Haiti. Nel quartiere, che sorge a meno di un chilometro dall'aeroporto dove sbarcano diplomatici e cooperanti internazionali e vicino all'ex mercato degli schiavi dei tempi coloniali, vivono 300 mila persone senza servizi igienici, acqua, elettricità, educazione: una distesa immensa di casupole in lamiera coperte da tendoni delle varie ong che sbocca sul golfo di Port-au-Prince. Non ci sono nemmeno le fogne e i canali che scorrono a cielo aperto contribuiscono a diffondere il colera. La disoccupazione è a livelli da record del mondo. Non c'è nessuna infrastruttura, nemmeno una strada.
Le autorità a Cité Soleil sono le gang, dette anche "Chimere", che hanno trasformato questo lembo di terra nella bidonville più pericolosa d'Occidente, oltre che una delle più affollate, un incrocio tra Baghdad e Mogadiscio. In lotta perenne per il controllo del territorio, le organizzazioni criminali sono una trentina. A patto che sia riconosciuta la loro supremazia, concedono in cambio la possibilità di aprire un piccolo commercio lungo la strada o l'affitto di un tetto in lamina sotto il quale giovani come anziani, donne come bambini, trovano rifugio per la notte. Willi Jambrein, 17 anni, si ritiene "fortunato" perché gli è stato "concesso" di lavorare, da 5 anni, come sarto nel laboratorio del padre. E la possibilità di non diventare un delinquente l'ha raggiunta dopo una faticosa mediazione che ha coinvolto l'intera famiglia. Nell'area che sta sotto il loro dominio , le "Chimere" possono contare su omertà e complicità diffuse. Bambini, o a volte donne incinte o anziane, lavorano come sentinelle e sono pronte ad avvertire i boss del passaggio di un convoglio umanitario da derubare, di una pattuglia della polizia o di una possibile ricca preda da rapire. I capi gang hanno un immaginario che allude al cinema e alla musica ribelle. Si sono infatti dati nomi di battaglia ripresi dai film americani o da rapper famosi come Blade o 2Pac. Ed è del resto il rap la colonna sonora perenne che esce dai transistor in ogni strada delle bidonville. Musica come quella del Positif rap, il gruppo che va per la maggiore e i cui testi inneggiano alla libertà e alla vendetta contro la politica e la povertà. Alcuni boss hanno studiato, sono ingegneri o meccanici professionisti ma preferiscono le entrate di gran lunga maggiori provenienti dalle attività illegali. Per poter entrare a Cité Soleil come Stato o ong, si deve prima parlare con loro. Hanno una diffidenza innata per i bianchi e i ricchi. Si sono perfino costruiti un camposanto non ufficiale, Le Champ, dove vengono seppelliti banditi, boss e manovalanza. I politici devono negoziare con loro per poter fare campagna elettorale, dare qualcosa alle gang se vogliono mantenere salde le loro poltrone data la massiccia potenza di fuoco e il numero di voti che controllano. La politica ha del resto sempre giocato un ruolo fondamentale a Cité Soleil. Da sempre bastione del partito Organizzazione Politica Lavalas, il partito del presidente Jean Bertrand Aristide esiliato nel 2004, oggi i capi gang appoggiano praticamente chiunque pronunci "il discorso" cioè si faccia paladino di un'ideologia che noi definiremmo populista, e che prevede ufficialmente la distribuzione di soldi e cibo. Mentre sotto banco gli accordi riguardano anche il rifornimento di armi.
Le gang sono organizzate in modo piramidale, un esercito fatto di generali (i boss), ufficiali e soldati. Sparatorie e omicidi sono una pratica quotidiana, nel distretto Ti-Haiti, ad esempio, da settembre è in corso una guerra endemica tra "Chimere" rivali che fa morti ogni giorno. Accanto al racket e ai furti l'attività più remunerativa è quella dei sequestri lampo che non di rado si conclude con l'uccisione dell'ostaggio. I bambini non hanno altro orizzonte se non entrare nelle bande. Anche loro sono soldati e possono essere uccisi, come Jackson, 10 anni, la cui foto compare in molte case del suo borgo, Warf Jeremie. Ad Haiti la vita media è di 52 anni, il Paese occupa il 153 posto su 177 nella classifica sull'indice dello sviluppo umano delle Nazioni Unite, oltre l'80 per cento della popolazione vive in situazione di estrema povertà e il 54 per cento ha a disposizione meno di un dollaro al giorno.
Dopo il 2004, anno dell'esilio del presidente Aristide e dell'arrivo della missione di pace dell'Onu Minustah, Cité Soleil ha conosciuto i momenti più cupi e macabri della sua storia: fino al 2006 la guerra tra gang è stata aperta a tutto campo e la posta in gioco era il tentativo (fallito) di riportare Aristide al potere. Dal 2006 l'elezione del presidente Preval insieme alle operazioni congiunte della polizia nazionale con i caschi blu dell'Onu ha permesso di riportare un po' di calma nel quartiere. Ma si è trattato di un intervallo di breve durata perché, quando vengono arrestati dei boss, altri sono pronti a sostituirli usando gli stessi metodi.
Diversi tra i capi arrestati hanno accettato di deporre le armi, collaborare con le autorità e essere inseriti in programmi di riabilitazione. Ad alcuni è stato insegnato un lavoro, e hanno ricevuto anche piccole somme di denaro (fino a 800 dollari americani) per poter ripartire da zero come elettricisti, autisti di moto-taxi, barbieri o proprietari di piccoli negozi di generi alimentari. Altri hanno scelto di lavorare a favore della comunità grazie a un programma dal nome "cash for work". C'è un gruppo di ex criminali che si sono convertiti e sono diventati pastori nella loro comunità o hanno accettato di viaggiare e partecipare a forum internazionali assieme ai loro ex soldati per dimostrare come ci si può redimere. Pochi infine i casi come quello di Merilus, 33 anni, a cui è stato concesso, come raramente succede, di dare "l'addio alle armi". Adesso fa il mediatore nei casi di dissidi tra gang.
Se ci si era illusi che questi esempi potessero alla lunga mutare il destino di Cité Soleil, il terremoto del 12 gennaio 2010, oltre a provocare lutti e distruzioni, ha favorito l'evasione dalle carceri di circa 4 mila detenuti, tra i quali diversi boss che sono tornati a spadroneggiare sul territorio. Oggi i caschi blu della Minustah e la polizia haitiana sono riusciti ad aprire commissariati e controllano quotidianamente il perimetro del quartiere. Solo il perimetro. All'interno le gang mantengono invariato il loro potere. È come se, ai varchi d'ingresso della bidonville, fosse scritto idealmente un cartello: "Lasciate ogni speranza o voi che entrate".

Tratto da: l'Espresso

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