desaparecidos-webdi Lara Borsoi - 5 giugno 2012
Sulle mura vaticane già messe a dura prova dagli ultimi avvenimenti si abbatte un altro duro colpo. Un documento, venuto alla luce grazie alle ricerche del giornalista e scrittore Horacio Verbitsky, dimostra che il Vaticano era a conoscenza di ciò che accadeva in Argentina durante la sanguinosa dittatura di Jorge Videla tra il '76 e l'81.

Si tratta dell'informativa n.10.949 “circa l'audizione della Commissione esecutiva della C.E.A. con il Presidente della Repubblica del 10 aprile 1978” conservata nel fascicolo 24-II presso l'archivio della Conferenza episcopale (la cui validità è stata confermata dalla Chiesa cattolica argentina ndr.), nel quale si racconta di una cena avvenuta tra Videla, il cardinale Raul Francisco Primatesta e i vicepresidenti della Conferenza episcopale argentina: il cardinale Juan Aramburu e l'arcivescovo VicenteZapze.
Scopo di tale incontro erano i desaparecidos e la loro gestione.
Videla riconosceva apertamente che i desaparesidos erano “opera” della sua dittatura ma ai prelati, che già erano a conoscenza di tutto, non interessava questo. Infatti non presenziavano alla cena per ammonire bensì per chiedere a Videla di spiegare alla popolazione ciò che stava accadendo perchè la società civile sempre più premeva per sapere la verità in merito alla persone scomparse.
Ma il dittatore rispose che non esisteva una spiegazione “logica” in quanto portare alla luce la sua metodologia significava poi fornire chiarimenti sul perchè di tante morti e il luogo di tumulazione delle vittime. Una richiesta troppo pericolosa da appoggiare soprattutto per gli addetti ai lavori.
Un dialogo franco, interamente riportato nell'incartamento, che dimostra chiaramente come la chiesa del tempo fosse a conoscenza delle nefandezze del dittatore ma nonostante tutto si piegava e diveniva complice di una macchina della morte attuata da un uomo folle.
La storia oggi riporta a galla, anche grazie alle dichiarazioni dello stesso Videla, una verità agghiacciate che conta, secondo il calcolo delle organizzazioni umanitarie, 30 mila vittime.
Luogo di tale scempio l'Argentina del 76 che attraversa una forte crisi economica a causa anche della cattiva amministrazione del governo di Isabel Martínez de Perón terza moglie del presidente Juan Domingo Perón. La popolazione stremata inizia ad unirsi in gruppi di chiara ispirazione comunista e questo è terreno fertile per permettere ai militari di organizzare il golpe. Infatti il 24 marzo dello stesso anno Videla sale al potere.
La politica che adotterà sarà quella di un vero e proprio dittatore per frenare le manifestazioni della società civile. Lo ricorda lui stesso, in un'intervista rilasciata pochi mesi fa: “Noi della giunta militare avevano concordato che questo era il prezzo da pagare per vincere la guerra contro la sovversione e che tale decisione doveva rimanere nascosta perché la società non doveva accorgersene. Dovevamo eliminare un grande gruppo di persone che non potevano né essere portate in tribunale né uccise apertamente”. Lo avevano chiamato Processo di riorganizzazione nazionale detto anche Guerra Sporca.
Una repressione totale che coinvolgeva organizzazioni studentesche, sindacali, politiche o qualsiasi altro che interferisse con la politica marziale imposta. La metodologia attuata per fermare i dissidenti comprendeva: il sequestro, il carcere, la tortura, la violenza e infine la morte. Tutto questo nel più completo riserbo, tanto che le persone fermate non venivano neppure iscritte nel registro dei detenuti proprio per non lasciarne traccia. Pratiche massacranti, torture che ricordano il tempo della santa inquisizione. Pratiche come scariche elettriche ad alto voltaggio, nelle parti delicate del corpo (genitali, capezzoli, orecchie, gengive), ustioni provocate da sigarette o addirittura da piccoli lanciafiamme lunghe circa 30 centimetri), rottura di ossa in particolare piedi e mani, ferimento ai piedi con spille o oggetti appuntiti, pestaggi a sangue, immersione del viso in escrementi fino al soffocamento, sospensione a testa in giù per un tempo indefinito, torture, violenze e pestaggi eseguite alla vista dei parenti.
E come se non bastasse venivano attuante anche violenze psicologiche come la detenzione per lunghi periodi costantemente bendati.
Per tutto questo e non solo da oggi, l'ex dittatore militare Jorge Rafael Videla 86 anni, sta scontando l'ergastolo. Ma non solamente lui sta pagando per questi crimini efferati. Sino ad ora ci sono state 253 sentenze di condanna e 20 di assoluzione.

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