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romani-webdi Enrico Piovesana - 23 dicembre 2011
Perché in tempi di crisi e dolorosi tagli alla spesa pubblica, il governo Monti è pronto a spendere ben 137 milioni di euro per l’ampliamento dell’aeroporto di Herat, in Afghanistan. E perché nessuno ne ha parlato?


Da un breve comunicato della Presidenza della repubblica afgana, ripreso dall’agenzia di stampa Reuters, si apprende che sabato scorso, 17 dicembre, Paolo Romani, ex ministro dello Sviluppo Economico del governo Berlusconi e oggi rappresentante del nuovo ministro Corrado Passera in Afghanistan e Iraq, era a Kabul a presentare il progetto e lo stanziamento.

Mostrando a un compiaciuto Karzai la planimetria dei lavori di ampliamento dello scalo afgano, disegnata da “un team di esperti italiani”, Romani ha “offerto 137 milioni di euro come prestito a lungo termine” per la costruzione di un nuovo terminal, nuove piste d’atterraggio e strade di collegamento che faranno di Herat il secondo scalo aeroportuale internazionale dell’Afghanistan.

I dettagli dell’accordo non sono stati resi noti. Quando è prevista la restituzione di questo finanziamento? Quali aziende italiane sono coinvolte nel progetto? Ma soprattutto quali interessi economici italiani di lungo termine giustifichino un simile investimento?

“Questo progetto è volto a portare sviluppo in una regione in cui l’Italia ha avuto e ha ancora una forte presenza militare – spiega Stefano Porro, capoufficio stampa del ministero dello Sviluppo – e chiaramente è anche volto a facilitare le attività delle imprese italiane che saranno operanti su quel territorio”.

Lo scorso aprile l’allora ministro Romani aveva guidato a Kabul una delegazione commerciale italiana composta da rappresentanti di Eni, Enel, Enea, Gruppo Trevi (perforazioni petrolifere), Gruppo Maffei (estrazioni minerarie), Iatt (pipeline sotterranee), Fantini (segatrici per marmo), Assomarmo, Margraf e Gaspari Menotti (estrazione del marmo) e AI Engineering (costruzioni).

Con Romani a Kabul c’era allora, e c’era anche sabato scorso, la sua addetta stampa Francesca Esposito. “Sabato abbiamo presentato a Karzai il masterplan del progetto di ampliamento dell’aeroporto – spiega la Esposito – eseguito dalla Simest con la collaborazione di Enac, Enav, Interporto e Assaeroporti. Il businessplan del progetto prevede un soft-loan agevolato e di lungo termine stanziato dalla Cooperazione, quindi dal ministero degli Esteri”.

“Questo impegno ovviamente agevolerà l’internazionalizzazione delle nostre imprese, a partire dalle piccole e medie che già oggi operano a Herat nei settori della lavorazione del marmo, dell’agroalimentare e del cashmere. Se poi altre aziende italiane si aggiudicheranno i diritti di sfruttamento delle risorse energetiche e minerarie locali, anch’esse potranno usufruire di una struttura aeroportuale moderna”.

Insomma, questi 137 milioni di denaro pubblico ne potrebbero fruttare molti di più alle aziende italiane. Un investimento commerciale da poco conto rispetto ai 4 miliardi spesi in dieci anni di campagna militare italiana in Afghanistan. Un tempo questo si chiamava colonialismo.

Tratto da: eilmensile.it

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