Oltre 30 tonnellate di droga sulla nave Arconian. Dietro il carico potrebbero esserci organizzazioni come la ‘Ndrangheta
Il traffico internazionale di droga sta assumendo caratteristiche sempre più sofisticate, sempre più globali. Sempre più spesso si va ben oltre i piccoli quantitativi di droga intercettati, magari nascosti in container di dimensioni ridotte o in carichi modesti di varia natura. Altre volte, invece, il carico di droga è tutt’altro che modesto. Come nel caso della nave Arconian, intercettata e posta sotto sequestro pochi giorni fa dalla Guardia Civil spagnola.
La nave, che ora si trova nel porto di Las Palmas, nelle Isole Canarie, è stata fermata in alto mare, al largo delle coste di Dakhla, nel Sahara Occidentale, durante un’operazione guidata dall’Unità Operativa Centrale della Guardia Civil. Stando alle prime informazioni trapelate dal quotidiano El País, il cargo trasportava un’enorme quantità di cocaina, probabilmente nell’ordine delle decine di tonnellate. Una cifra che, se confermata, potrebbe trasformare il sequestro in uno dei più importanti mai realizzati nel vecchio continente.
L’Arconian, una nave lunga circa 91 metri e battente bandiera delle Comore, era partita dalla Sierra Leone il 22 aprile ed era diretta verso Bengasi, in Libia. Un elemento che, di per sé, offre già un indicatore piuttosto chiaro: le rotte del narcotraffico non passano più esclusivamente dai grandi porti del Nord Europa, come Anversa o Rotterdam, ma si stanno progressivamente spostando verso altre aree, come i corridoi africani e mediterranei meno controllati.
Il caso della Libia, in particolare, appare significativo. Qui, infatti, le reti criminali stanno trovando terreno fertile per i propri affari, favorite da una realtà politica pesantemente frammentata, che si traduce in controlli limitatissimi su alcune aree costiere e nella presenza di milizie armate che hanno trasformato il Paese in una sorta di “zona cuscinetto”. Un’area ideale per il transito, lo stoccaggio e la protezione delle merci illegali. Questo anche perché, con la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, la Libia non è mai riuscita a ricostruire un’autorità statale realmente unificata. Il territorio è rimasto diviso tra governi rivali, gruppi armati, brigate locali e milizie che controllano porzioni di costa, porti, valichi e infrastrutture strategiche.
E il fatto che la nave Arconian fosse diretta proprio verso il porto di Bengasi non è certo una casualità.
Nei porti europei, come quelli di Anversa o Rotterdam, esistono infatti numerosi strumenti altamente tecnologici per contrastare questo fenomeno e individuare gli stupefacenti prima che lascino l’area portuale per finire nelle piazze di spaccio. In Libia, invece, le aree portuali sono spesso soggette al controllo di gruppi armati che possono favorire direttamente o indirettamente il passaggio delle sostanze stupefacenti. In alcuni casi diventano addirittura veri e propri intermediari del traffico di droga in favore dei cartelli e del crimine organizzato. E non parliamo soltanto di droga, ma anche di contrabbando, migranti, petrolio e armi.
Tornando alla nave Arconian, gli agenti della Guardia Civil spagnola intervenuti durante il blitz si sono trovati davanti sei uomini armati incaricati di sorvegliare il carico di droga. A bordo, inoltre, oltre alla cocaina, sono stati sequestrati anche fucili e pistole semiautomatiche.
La droga era nascosta dietro una parete metallica sigillata e saldata, progettata per far credere che quella parte della nave terminasse lì. Dietro quella parete, gli agenti hanno trovato un lungo corridoio pieno di balle di cocaina impilate. Le stime parlano di circa 1.500 pacchi. Se il peso medio delle balle fosse confermato, il carico potrebbe superare addirittura le 30 tonnellate.
Insomma, un carico enorme. E per capirlo basti pensare che uno degli ultimi sequestri di droga di grandi dimensioni effettuati in Spagna risale a ottobre 2024, nel porto di Algeciras. In quel caso furono sequestrate 13 tonnellate di cocaina. La droga era nascosta in un container proveniente dall’Ecuador, ufficialmente carico di banane destinate ad Alicante. Con 13 tonnellate sequestrate, l’operazione segnò il più grande sequestro di cocaina mai effettuato in Spagna fino a quel momento.
Gli investigatori individuarono collegamenti tra numerose organizzazioni criminali europee che avrebbero collaborato per finanziare e gestire la spedizione. La cocaina era stata occultata con il metodo del cosiddetto “carico contaminato”, una tecnica ormai diffusissima - già documentata da ANTIMAFIADuemila - che consiste nel creare compartimenti nascosti all’interno dei container, circondandoli con merci perfettamente legali, in questo caso scatole di banane. Proprio quel sequestro rientrava a tutti gli effetti tra quelli che dimostravano la convergenza dei carichi di droga verso rotte alternative, lontane dai controlli serrati dei grandi porti europei.
Inoltre, durante le attività investigative che portarono al sequestro delle 13 tonnellate nel porto di Algeciras, gli investigatori individuarono una pista che li avrebbe condotti ad almeno 30 organizzazioni criminali europee coinvolte nel finanziamento e nella gestione del carico proveniente dall’Ecuador.
Non un dettaglio di poco conto. Nemmeno uno di quelli che possono escludere l’Italia, dal momento che spedizioni di droga come queste, commissionate da così tante organizzazioni criminali coinvolte nel finanziamento e nella gestione del carico, richiamano esattamente il modello operativo utilizzato da anni anche dalla ‘Ndrangheta.
Da tempo, infatti, la mafia calabrese viene considerata dalle autorità europee e internazionali uno dei principali broker mondiali della cocaina, grazie ai rapporti storici con i cartelli sudamericani, a una rete efficiente di distribuzione europea, a una enorme capacità finanziaria e a una notevole infiltrazione nei porti e nella logistica internazionale.
Tra l’altro, la Spagna rappresenta storicamente uno dei territori europei dove la ‘Ndrangheta, ma anche la Camorra napoletana, hanno costruito relazioni operative molto solide, sia per il narcotraffico sia per il riciclaggio di denaro. In particolare nelle aree della Catalogna, di Valencia, dell’Andalusia e della Costa del Sol.
Ma forse l’aspetto ancora più importante è un altro: carichi di queste dimensioni, come quello dell’Arconian, raramente appartengono a un solo gruppo criminale. È la conferma di come negli anni si sia consolidata una sorta di consorzio criminale internazionale, in continua comunicazione. Un sistema in cui più organizzazioni collaborano per finanziare il carico di droga, acquistare quote della spedizione e condividere rischi e profitti.
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