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Messaggi e movimenti anomali: qualcuno anticipa le mosse della Casa Bianca? 

“Nella storia americana non si è mai visto un intreccio così spregiudicato tra gli annunci della Casa Bianca e i movimenti anomali in Borsa”. A spiegarlo è l’ultima inchiesta di “Dataroom”, a firma dei giornalisti Milena Gabanelli e Giuseppe Sarcina, che hanno messo sotto la lente d’ingrandimento i rapporti tra Casa Bianca e Wall Street, in quello che per il momento sembra essere un “Trump market” fatto di annunci improvvisi e, soprattutto, di chi quegli annunci sembra conoscerli prima degli altri e con tempistiche che non sono passate inosservate. Il sospetto è infatti quello che qualcuno starebbe guadagnando miliardi anticipando le mosse della Casa Bianca.

Già durante il primo mandato, Donald Trump aveva scelto di non separarsi dai suoi interessi economici, lasciando le sue aziende nelle mani dei figli invece di affidarle a un blind trust indipendente. Anche secondo il “The New Yorker” - periodico statunitense noto per le sue inchieste di approfondimento - con il ritorno alla Casa Bianca i guadagni del tycoon sarebbero esplosi fino a circa 4 miliardi di dollari. E parallelamente, sui mercati finanziari, hanno iniziato a comparire movimenti sempre più “strani”.


Il caso più clamoroso

Tra i vari casi, quello che più di altri si è rivelato clamoroso è quello del 9 aprile 2025. Qualche giorno prima, Trump ha annunciato nuovi dazi a livello globale. Circostanza che, ovviamente, ha scatenato il panico anche in Borsa, con l’indice S&P 500 che ha perso oltre il 10% in soli due giorni.
Poi succede qualcosa. Alle 9:37 del mattino, Trump pubblica un messaggio sul suo “Truth Social”: “È un grande momento per comprare!!! DJT”. 
Le tre lettere DJT sono il simbolo di Borsa di Trump Media & Technology Group, una società statunitense di media e tecnologia fondata nel 2021 e guidata da Devin Nunes. Tra le altre cose, è nota anche per aver lanciato la piattaforma di social media “Truth Social”, con l’obiettivo - almeno quello dichiarato - di promuovere la libertà di espressione e contrastare la censura delle grandi aziende tecnologiche.
Tornando alle parole pubblicate dal tycoon su “Truth Social”, queste non sembrano un consiglio finanziario, ma un vero e proprio segnale.
Alle ore 13:08, in piena giornata di contrattazioni, partono ordini massicci su opzioni “call”, scommesse su un imminente rialzo del mercato.
Alle ore 13:18, Trump annuncia il rinvio dei dazi di 90 giorni.
Il risultato è che Wall Street esplode al rialzo. Il Nasdaq sale oltre il 12%, l’S&P 500 quasi il 10% e il titolo della sua società vola. Chi ha comprato pochi minuti prima ha fatto fortuna. Letteralmente.
In estrema sintesi, Trump annuncia dazi e manda nel panico la Borsa. Poi pubblica un messaggio che sembra invitare a comprare mentre i mercati stanno crollando. Poche ore dopo partono scommesse enormi sul rialzo. Subito dopo ancora, Trump rinvia i dazi - niente aumento immediato dei costi per le aziende - e i mercati schizzano in alto. Risultato: chi ha comprato poco prima dell’annuncio ha guadagnato cifre enormi, facendo nascere il sospetto che qualcuno sapesse già cosa sarebbe successo.
Secondo Reuters, alcune operazioni hanno moltiplicato il capitale investito fino a dieci volte. Un milione trasformato in dieci. Insomma, nove milioni di profitto netto. Tutto in poche ore.


Stesso schema anche per il petrolio

Nel 2025 e nel 2026, lo stesso schema si ripete sul mercato del petrolio, con annunci continui su geopolitica, tensioni con l’Iran e messaggi pubblicati all’alba dal presidente americano.

Il 23 marzo 2026, Trump scrive di “progressi” nei colloqui con Teheran. Il prezzo del greggio crolla del 14%. Ma prima di quel messaggio, tra le 6:40 e le 6:50 del mattino, il mercato è già stato inondato da migliaia di ordini sui futures del petrolio, per centinaia di milioni di dollari.

In pratica, qualcuno aveva già venduto.
Lo stesso succede il 7 aprile: vendite enormi pochi minuti prima di un annuncio sullo Stretto di Hormuz. Annuncio che poi si rivelerà falso, ma intanto il mercato reagisce e chi ha agito prima incassa.

Secondo le ricostruzioni della BBC e di Reuters, gli episodi sospetti sarebbero almeno sei.

Dal momento che è pressoché chiaro che ci si potrebbe trovare davanti a uno schema, e che anche negli Stati Uniti i precedenti non mancano, è entrata in scena anche la politica.

Alcuni senatori democratici hanno infatti deciso di presentare un esposto alla SEC - equivalente della CONSOB in Italia - l’autorità che dovrebbe vigilare sui mercati. Lo stesso organo che, sotto la guida di Paul Atkins, favorevole alla deregulation, sembra aver perso parecchio in termini di “incisività”.

Resta ora da capire se si tratti di semplici coincidenze o di qualcosa di più strutturato. 

Foto © Imagoeconomica 

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