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Diciannove imbarcazioni a vela della Global Sumud Flotilla si sono separate dal resto del convoglio e tredici di queste hanno raggiunto la MSC Kaya cargo ship, un’enorme nave cargo lunga quasi 400 metri diretta verso il porto israeliano di Port of Ashdod. Dopo una votazione interna tra gli attivisti, le barche hanno deciso di avvicinarsi alla nave, posizionandosi davanti alla prua nelle acque tra Tunisia e Sicilia. La precedenza nautica delle imbarcazioni a vela ha costretto il cargo a rallentare e modificare la rotta.
La nave fa parte della flotta della compagnia dell’armatore Gianluigi Aponte, ed è tra quelle accusate dagli attivisti di trasportare verso Israele acciaio, materiali dual use e carburanti ritenuti funzionali anche alle operazioni militari in corso tra Iran, Libano, Cisgiordania e Gaza. Le attività della compagnia si collocano in una zona grigia normativa sul transito di materiali destinati all’industria militare israeliana e sono già state oggetto di ispezioni nei porti italiani, oltre che di campagne di boicottaggio promosse dal movimento Bds.
Nel frattempo, la Flotilla è ripartita da Barcellona con 39 imbarcazioni, destinate a ricongiungersi con altre unità già in attesa in Sicilia e con ulteriori partenze previste da Grecia e Turchia. L’obiettivo è arrivare a circa 80 barche, quasi il doppio rispetto all’anno precedente, nel tentativo di raggiungere Gaza. Dalla città catalana sono salpate anche navi di supporto di Greenpeace e della ong Open Arms, che però non hanno preso parte all’azione contro la MSC Kaya.
Nel primo pomeriggio di ieri, intorno alle 14, una delle barche della Flotilla ha contattato via radio il cargo. Il messaggio, diffuso anche sui social, è stato diretto: “State navigando verso la Palestina occupata, portando strumenti di morte e distruzione. Gaza è sotto assedio. Il suo popolo subisce una punizione collettiva – ha detto una attivista –. La vostra spedizione è nelle mani di un regime oppressivo e di apartheid che commette genocidio. Tornate indietro subito, scegliete l’umanità contro la complicità. Scegliete la giustizia contro l’occupazione. Il mondo vi guarda. La Flotilla si schiera tra voi e i crimini di guerra”. Secondo il racconto degli attivisti, la risposta dalla nave sarebbe stata soltanto “shut up”, “state zitti”.
Definire l’episodio un “dirottamento” appare eccessivo, come sostenuto in una nota della Global Sumud, ma l’azione resta altamente simbolica e probabilmente senza precedenti. Resta da capire se produrrà effetti concreti. Il viaggio della Flotilla, già rinviato più volte per problemi tecnici, ha subito ulteriori rallentamenti prima di raggiungere la Sicilia. Durante la navigazione, al largo della Tunisia, le barche hanno anche formato una “V” visibile sui tracciatori online, simbolo del numero “7” in arabo, in segno di solidarietà verso sette attivisti tunisini arrestati a inizio marzo con accuse di malversazione. Uno di loro è stato rilasciato, ma il clima nel Paese resta teso: il presidente Kais Saied ha adottato una linea dura contro il movimento filopalestinese, molto radicato a livello interno.
Non è un caso che né la Flotilla né il convoglio terrestre previsto dalla Mauritania passeranno dalla Tunisia. Quest’ultimo dovrebbe unirsi in Libia ad attivisti europei per tentare di raggiungere Gaza via Egitto, dopo il fallimento dell’iniziativa dello scorso giugno che aveva dato origine proprio alla mobilitazione via mare. Oggi, però, la causa palestinese sembra essere uscita dal centro dell’attenzione mediatica globale, e proprio questo silenzio rappresenta uno degli ostacoli più grandi per la nuova missione.

Foto © Imagoeconomica

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