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Se i palestinesi non muoiono per mancanza di cibo o medicinali, moriranno per la pena di morte: Israele Stato di apartheid 

Nonostante la tragedia sia ancora pienamente in corso, nonostante continui il genocidio ai danni del popolo palestinese, “di Gaza non si parla più”.  Lo ha ricordato la giornalista Maria Grazia Mazzola, spiegando come l’accordo del 9 ottobre 2025, promosso dal presidente americano Donald Trump e che avrebbe dovuto segnare una svolta con il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, l’ingresso massiccio di aiuti umanitari, la riapertura dei valichi, l’evacuazione dei feriti e l’inizio della ricostruzione sotto supervisione internazionale, si sia dimostrato inconcludente. 

Ciò che invece ha visto una progressiva e costante evoluzione, insieme al silenzio mediatico, è “la linea gialla israeliana che avanza e occupa il 55% del territorio”. Infatti, della ricostruzione e degli aiuti promessi dal “Board of Peace” sono rimaste solo le parole. Mentre Israele ha bloccato i valichi, ha impedito l’ingresso degli aiuti e di tutto quello di cui si necessita per avviare la ricostruzione. E come se ciò non bastasse, ha escluso ben 37 ONG da Gaza. 

Un dramma che sembra quasi surreale, e dal quale è nata una vera e propria crisi umanitaria e sanitaria. Lo ha spiegato bene Sami Abou Omar, coordinatore della “ONG Soleterre”, che dal Nasser Hospital, nella città di Khan Younis, nel sud di Gaza, ha raccontato una piccola parte del dramma che sta vivendo la Striscia. Lo ha fatto senza girarci attorno: “130 bambini. Ci sono i bambini feriti, i bambini malati”. Non a caso la malnutrizione è diventata quasi una presenza costante, un nemico invisibile. E non è solo fame, è carenza di tutto: vitamine, medicine, possibilità.


mazzola mariagrazia tv7


Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, “sono morti quasi 1.321 bambini”, ha sottolineato Abou Omar, ricordando che la fine di quei bambini è sopraggiunta mentre aspettavano di trasferirsi all’estero per ricevere cure mediche adeguate.

È un dramma palpabile, come lo dimostra anche la testimonianza di Asaad Al-Nawaiha, che dal reparto di neonatologia dell’ospedale ha descritto una realtà che sembra essere ormai sospesa tra medicina e improvvisazione, dove sussiste una “grave carenza di risorse mediche”, con i “neonati che soffrono di carenza di latte”. Poi c’è l’altro dettaglio, quello che si aggiunge alla lunga sequenza di elementi che smontano l’intera narrazione ufficiale: i camion. Dovevano essere 600 al giorno, secondo gli accordi. Invece “ne stanno entrando pochissimi, massimo 80-85”.

Gli effetti sono tragici e si vedono. Una madre, Umm Jihad Abu Aker, ha usato il corpo di suo figlio per mostrarlo al mondo intero attraverso le telecamere di Tv7. “Ha bisogno di cure e di una bombola di ossigeno. In tenda - ha precisato la giovane madre - non possiamo vivere sicuri, per questo passo la maggior parte del tempo con lui in ospedale. Soffre di una grave malnutrizione. Se la situazione peggiora - ha concluso - il suo torace potrebbe subire un’atrofia”.

I numeri fanno da cornice alla drammatica testimonianza di Umm Jihad Abu Aker: oltre 73 mila morti, 22 mila minori; “cifre approssimative”, che potrebbero peggiorare con il passare del tempo anche a causa della crisi energetica. Solo 3 ospedali sono rimasti (da 25 iniziali) e rischiano di chiudere a causa dell'esaurimento del gasolio per i generatori.
La ricostruzione fatta dalla giornalista Maria Grazia Mazzola si sposta poi a Tel Aviv, dove il caporedattore di “+972 Magazine”, Meron Rapoport, descrive un blocco che impedisce persino di iniziare a ricostruire: “non permettono ai palestinesi a Gaza di cominciare a ricostruire”. 


bambini colori gaza tv7

Mentre Israele si preoccupa di sabotare la ricostruzione bloccando i valichi, ciò che invece sta portando avanti è la sua opera, tipica di uno “Stato di apartheid”. “C'è una legge per assassini ebrei - ha precisato il giornalista israeliano Rapoport - e un'altra legge per assassini palestinesi” accusati di terrorismo. E aggiunge: “L'esercito o la polizia israeliana già adesso esegue la pena di morte su quelli sospetti di terrorismo, anche quelli palestinesi che lanciano pietre nelle strade della Cisgiordania vengono uccisi” - prosegue - “Nelle carceri israeliane, dal 7 ottobre, sono morti quasi 100 palestinesi. Non è molto chiaro come, ma il fatto è che sono morti in carcere”.

Morti che si aggiungono al resto del bilancio delle vittime: 716 palestinesi uccisi in attacchi israeliani nonostante il cessate il fuoco. Oltre 73mila palestinesi uccisi dall'inizio della guerra, di cui 22mila sono minori. Oltre 172mila feriti, e migliaia di corpi rimasti sotto le macerie. Senza dimenticare i pericoli che corrono quelli che provano a documentare il genocidio in corso: i giornalisti. Come il corrispondente di Al Jazeera, Mohammed Washey, ucciso lo scorso 8 aprile, diventando il 262° giornalista vittima nella Striscia.

C’è poi la testimonianza di padre Gabriel Romanelli, che ha deciso di rimanere a Gaza non per eroismo, ma per un motivo molto più semplice e, paradossalmente, più pesante: “Io da parroco devo essere dove sono i figli”. È una vera e propria missione quella di padre Romanelli, costretto a sfidare i proiettili nel tentativo - purtroppo non riuscito - di mettere delle palme, simbolo di pace, sulla croce. Ci sono i cecchini che sparano e non lo permettono. “Abbiamo cercato per almeno tre volte di salire sul tetto della Chiesa per mettere le palme, ma non ci siamo riusciti”, ha detto padre Romanelli, precisando: “Abbiamo comunque fatto una bella celebrazione”.

Non è nemmeno un caso, dunque, se la comunità cristiana della parrocchia della Sacra Famiglia si sia dimezzata (da 1017 a 569 membri), con molti di loro uccisi da cecchini. Poi ci sono loro, i bambini. “Vedere la loro sofferenza è terribile”, ha ricordato padre Romanelli. “Questa settimana abbiamo fatto un'attività con i bambini. Dovevano fare dei disegni sulla pace e potevano usare i colori che gli avevamo dato”. Quelli più utilizzati in assoluto sono stati il rosso e il nero. Il nero ha evidentemente riflesso la loro sofferenza e il vuoto che provano dentro. Il rosso per la presenza del sangue che è ormai all’ordine del giorno.  

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