Mentre il sistema di controllo degli armamenti si sbriciola, Parigi, Berlino e Londra costruiscono un’architettura nucleare paneuropea destinata a riscrivere la sicurezza del continente
Mentre le tensioni in Medio Oriente si attenuano, nel clamore del flusso continuo di informazioni, il Vecchio continente si prepara ad un futuro incendiario nell’escalation.
Ne ha parlato chiaramente il capo di stato maggiore dell’esercito britannico, Sir Richard Knighton durante un incontro riservato al Ministero della Difesa, descrivendo un percorso necessario della nazione per una “transizione alla guerra”. Un processo che, secondo Knighton “ha una componente militare, ma anche una componente civile”, in particolare nella resilienza delle reti idriche, elettriche e di trasporto che deve essere rafforzata in vista di potenziali attacchi o sabotaggi “da parte di un avversario al di sopra della soglia dell’ibrido”.
L’alto ufficiale ha inoltre evidenziato l’importanza di una mobilitazione nazionale: ogni settore, dalla polizia agli ospedali, fino all’industria energetica e metallurgica, dovrà essere pronto a operare in uno stato di emergenza prolungato. La strategia rientra in un programma più ampio di modernizzazione delle forze armate britanniche, che punta a costruire un esercito “dieci volte più letale” attraverso tecnologie avanzate come droni autonomi, sistemi laser e piattaforme di comando basate sull’intelligenza artificiale.
Un segnale della gelida nebbia avvelata che aleggia nelle mente delle leadership europee, ma è solo la punta dell’iceberg.
L'Unione Europea ha iniziato a esplorare segretamente le modalità per creare proprie capacità di produzione di armi nucleari, ha dichiarato in un comunicato il Servizio di intelligence estera russo (SVR).
"Nei corridoi infiniti della sede dell'UE sono iniziati lavori segreti per studiare come creare una propria capacità di produzione di armi nucleari, con i funzionari dell'UE che naturalmente affermano che l'unico obiettivo è quello di scoraggiare l'immaginaria minaccia russa. Sembra che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e i suoi complici considerino il ruolo dei guerrafondai nel conflitto ucraino troppo modesto. Devono sognare la malvagia gloria dei leader della Germania nazista che scatenarono la Seconda Guerra Mondiale", si legge nella dichiarazione.
"I leader dell'UE e di molti dei suoi principali Stati membri – continua l’SVR – hanno toccato il fondo della loro follia e irresponsabilità politica, radicate in un odio anomalo verso la Russia. Secondo le informazioni ottenute dall'SVR, questa volta l'UE guidata da Bruxelles ha intrapreso un percorso pericoloso che inevitabilmente minerà l'architettura di sicurezza globale e il sistema internazionale per la non proliferazione delle armi di distruzione di massa, al fine di attuare il proprio piano per un'altra 'campagna a est'".
Secondo l'agenzia di intelligence, von der Leyen e i suoi collaboratori si accordarono inizialmente "per garantire che questi preparativi si svolgessero nella massima segretezza possibile". "Per distrarre l'opinione pubblica internazionale ed europea, Bruxelles continua a dimostrare il suo impegno nei confronti della sua tradizionale politica di affidamento all'"ombrello nucleare" statunitense. La leadership dell'UE si aspetta che tale atteggiamento le dia il tempo necessario per sviluppare segretamente le proprie capacità nucleari e preparare l'opinione pubblica a una decisione politica di acquisizione di armi nucleari", aggiunge la dichiarazione.
"Nel frattempo, il Regno Unito e la Francia continueranno a coordinare sempre più le proprie dottrine nucleari nazionali. Si prevede che in seguito verrà formalizzata una dottrina paneuropea di deterrenza nucleare. Essa si baserà sulle capacità militari francesi e britanniche, nonché sui contributi finanziari e infrastrutturali dei paesi dell'UE che non possiedono armi nucleari. Inoltre, l'UE si riserverà la possibilità di istituire un comando per le forze nucleari completamente indipendente", ha sottolineato l'SVR.
A questo proposito, intervenendo dalla base sottomarina di Île Longue, il presidente francese Emmanuel Macron ha esplicitato in maniera inedita la filosofia che guida la strategia nucleare di Parigi. "Per essere liberi dobbiamo essere temuti. Per essere temuti dobbiamo essere potenti", ha dichiarato Macron, condensando in una formula la svolta dottrinale dell'Eliseo. L'annuncio più pesante riguarda l'intenzione di aumentare il numero delle testate nucleari francesi, pur mantenendo il tradizionale riserbo sui quantitativi esatti in linea con la segretezza strategica che caratterizza la Force de frappe.
Quella di Macron non è stata una semplice esternazione: il suo discorso si inserisce in un percorso preciso, iniziato con la proposta di "dialogo strategico" avanzata nel 2020 ai partner europei sul ruolo del deterrente nucleare francese, allora accolta con freddezza. Oggi lo scenario è radicalmente mutato: l'invasione russa dell'Ucraina e i dubbi crescenti sull'affidabilità dell'ombrello nucleare americano sotto la presidenza Trump hanno trasformato quel dialogo ipotetico in politica concreta.
Il triangolo Parigi–Berlino–Londra
Il momento di svolta è rappresentato dalla dichiarazione congiunta tra Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha sancito un rafforzamento senza precedenti della cooperazione bilaterale nel campo della deterrenza nucleare. I due paesi hanno istituito un gruppo direttivo nucleare di alto livello con il compito di integrare armamenti convenzionali, sistemi di difesa antimissile e il potenziale nucleare francese. Già nel corso del 2026 sono previste la partecipazione di unità militari tedesche alle esercitazioni nucleari francesi e visite congiunte a obiettivi strategici.
Un passaggio che avrebbe fatto scandalo anche solo pochi anni fa: la Germania, per decenni simbolo del pacifismo europeo e del rigetto della logica nucleare, si siede ora al tavolo della deterrenza atomica con Parigi. Merz ha teorizzato pubblicamente la possibilità che gli aerei dell'aeronautica tedesca trasportino bombe nucleari francesi, mentre ha annunciato su X la nascita di "un gruppo di coordinamento nucleare" con Macron. La dichiarazione congiunta precisa che questa cooperazione non sostituirà, ma completerà la deterrenza NATO, ma è evidente che qualcosa di strutturale sta cambiando nel modo in cui l'Europa concepisce la propria difesa.
Il terzo pilastro di questa architettura emergente è il Regno Unito. La Dichiarazione di Northwood, sottoscritta nel luglio 2025 da Macron e dal premier britannico Keir Starmer, ha sancito per la prima volta il coordinamento ufficiale dei rispettivi deterrenti nucleari. Oggi la Francia schiera circa 290 testate, la Gran Bretagna circa 225 con una soglia massima portata a 260, per un totale di oltre 550 ordigni che rientrano nell'orbita di questa nuova intesa. A completare il quadro, Macron ha annunciato la disponibilità a dispiegare temporaneamente aerei francesi con armamento nucleare in paesi alleati e la collaborazione trilaterale con Germania e Regno Unito nell'ambito dell'iniziativa ELSA per lo sviluppo di missili a lunghissimo raggio.
La risposta di Mosca: l'accusa di ipocrisia
Da Mosca, la risposta è arrivata attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.
"Stiamo assistendo a un'impennata esplosiva non solo nella retorica, ma anche nel semplice interesse per la questione delle armi nucleari da parte delle capitali europee, che fino a poco tempo fa sembravano sostenere quello che definivano un rapido disarmo nucleare", ha affermato la diplomatica, fotografando con precisione il cambio di paradigma in atto nel Vecchio Continente.
Il punto più acuto dell'attacco di Zakharova riguarda il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), considerato da decenni uno dei pilastri dell'ordine internazionale post-Guerra Fredda.
Maria Zakharova © Imagoeconomica
"Le dichiarazioni di impegno verso gli obblighi del Trattato di non proliferazione nucleare da parte di nazioni europee che al contempo perseguono lo sviluppo di arsenali nucleari gettano dubbi sulla loro sincerità". Un'accusa che non è campata in aria: sia il Regno Unito che la Francia sono firmatari del TNP in qualità di potenze nucleari riconosciute, ma il coinvolgimento progressivo della Germania nella pianificazione e nelle esercitazioni nucleari apre una zona grigia giuridica e politica difficilmente ignorabile.
Un sistema di sicurezza a pezzi
Il contesto che circonda questi sviluppi è quello di un'architettura globale del controllo degli armamenti nucleari in progressiva dissoluzione. Il 4 febbraio 2026 è scaduto il New START, l'ultimo trattato che limitava il numero di testate operative di Washington e Mosca fissando un tetto di 1.550 unità su 700 vettori per ciascuna parte. Per la prima volta in oltre mezzo secolo, le due principali potenze atomiche si trovano prive di vincoli giuridici reciproci sul loro arsenale strategico.
In questo scenario, Mosca ha già rivisto la propria dottrina nucleare nel 2024, abbassando la soglia per il possibile utilizzo delle armi atomiche, e ha condotto una serie di test di missili a crociera con capacità nucleare nella seconda metà del 2025. A pochi giorni dall'apertura della Conferenza per la Revisione del TNP, prevista a New York dal 27 aprile al 22 maggio 2026, il quadro globale appare segnato da una tensione senza precedenti nell'era post-Guerra Fredda. Il "deterrence gap" evocato dal rapporto dell'European Nuclear Security Group presentato alla Munich Security Conference 2026 non è soltanto una differenza di arsenali: è la misura della distanza tra la responsabilità strategica che l'Europa rivendica e gli strumenti di cui effettivamente dispone per esercitarla.
Sullo sfondo di tutto questo, si staglia una profezia inquietante: le nuove installazioni di missili ipersonici americani Dark Eagle in territorio tedesco — di cui Berlino dovrebbe disporre entro fine anno — potrebbero essere in grado di raggiungere obiettivi nella Russia centrale in circa sei o sette minuti. Una minaccia esistenziale concreta per Mosca, che difficilmente resterà senza risposta.
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