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La notizia della scomparsa di Shoshana Strock ha scosso l’opinione pubblica israeliana il 15 marzo 2026. La donna, figlia della ministra per gli insediamenti Orit Strock, è stata rinvenuta senza vita poche settimane dopo aver reso pubbliche gravi denunce contro esponenti di alto livello del mondo religioso e politico, accusandoli di averla sottoposta per anni a violenze sessuali iniziate nella primissima infanzia.
Secondo quanto emerso, gli abusi sarebbero cominciati quando lei aveva soltanto due anni e mezzo. In una testimonianza resa nota attraverso i social media, Shoshana Strock ha parlato esplicitamente di “rituali sadici” finalizzati a cancellare la sua identità e ha messo in guardia sui rischi legati alle sue rivelazioni, scrivendo: “Gli abusatori sono… parlamentari, rabbini, persone con potere… Se vi dicono che mi sono suicidata — non credeteci”.

Le accuse hanno coinvolto direttamente il padre, Avraham Strock, e il rabbino Zvi Thau, figura di rilievo nel movimento religioso nazionalista israeliano e leader spirituale del partito Noam, rappresentato in Knesset dal deputato Avi Maoz. La donna ha descritto un meccanismo di sfruttamento e di “terapia di conversione” coercitiva all’interno di ambienti religiosi influenti, con pratiche volte a reprimere la sua identità sessuale.
In un post su Facebook del 12 gennaio, Shoshana Strock ha raccontato nel dettaglio le esperienze vissute durante l’infanzia: suo padre e il rabbino Zvi Thau l’avrebbero costretta più volte a partecipare a rituali abusivi con l’obiettivo di convincerla di non essere lesbica. “Rituali in cui uomini gay e bambini venivano invitati a mettere le mani sul mio petto e in questo modo… a farmi capire che ero attratta dagli uomini, e a far capire a loro di essere attratti dalle donne”.
La testimone ha aggiunto che tali rituali includevano umiliazioni, minacce e forti pressioni psicologiche, con lo scopo di “riprogrammare” l’orientamento sessuale. Ha inoltre sostenuto che durante l’adolescenza la famiglia l’avrebbe sfruttata sessualmente a pagamento e che le violenze si erano protratte per anni, provocandole traumi psicologici profondi, flashback e ansia intensa.

Shoshana Strock aveva più volte manifestato il timore di ritorsioni in caso di denunce pubbliche. In dichiarazioni diffuse nel 2025 aveva riferito di aver presentato una formale denuncia in Italia, accusando entrambi i genitori e uno dei fratelli di averla stuprata. Secondo il suo racconto, anche altri familiari, in particolare i fratelli più piccoli, avevano subito violenze fisiche nell’infanzia. Nelle settimane precedenti alla morte aveva ribadito di temere per la propria incolumità, affermando che il padre e alcuni suoi amici l’avevano nuovamente stuprata di recente.
La vicenda ha riportato sotto i riflettori il contesto familiare e politico di Shoshana Strock. La madre Orit Strock occupa una posizione di primo piano nell’ala politica favorevole agli insediamenti e ha sostenuto con decisione le politiche del governo israeliano durante il conflitto a Gaza. Già nel 2007 la famiglia era finita al centro dell’attenzione quando uno dei fratelli di Shoshana, Zviki Strock, era stato condannato per il rapimento e l’aggressione di un adolescente palestinese: la vittima era stata picchiata, spogliata e legata in un campo, riuscendo poi a fuggire con gravi ferite.
La morte di Shoshana Strock ha riaperto il dibattito sulle dinamiche di potere all’interno di certi ambienti religiosi e politici israeliani, alimentando interrogativi sulle circostanze del decesso e sulle accuse che la donna aveva lanciato poco prima di scomparire.

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